Diario partenopeo di un miracolo mai avvenuto

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“Questa è la storia di lui e di una lei. Ma, vale la pena chiarirlo subito: non è una storia d’amore”. Infatti, è molto di più. 
I cinefili fra voi che avranno colto al volo la citazione staranno dando per scontato che questo articolo riguarderà relazioni di coppia, piccoli problemi di cuore e struggimenti sentimentali. Ebbene, vi sbagliate. 
Questo articolo parla, al contrario, di religione. Anzi, dell’unico credo razionalmente accettabile dopo l’avvento dell’era della ragione: la fede calcistica.
Che non me ne vogliano i simpatizzanti cattolici, dopotutto anche in questa religione qui esiste un D1OS. Uno vero, in carne, ossa e scarpe coi tacchetti. Parla anche di qualcos’altro, questo articolo, di un piccolo esempio di come sia ancora possibile trasformare i sogni in realtà. 
Danilo Cappella di sogni ne aveva tanti: veder vincere il Napoli contro il Real, scendere in campo ad abbracciare Reina dopo la clamorosa doppia parata contro la Roma all’Olimpico durante lo scorso campionato, stringere la mano a Martens dopo il prestigioso pallonetto contro la Lazio, tributo a Maradona ed al suo indimenticabile goal contro il Verona.
Ma ne aveva un altro di sogno, chiuso infondo ad un cassetto, lo stesso in cui ripone la sciarpa del Napoli dopo ogni trasferta: scrivere un libro. E non un libro qualunque, un libro sulla fede che lo accompagna da tutta una vita, quella verso una squadra di calcio. 
‘Diario partenopeo di un miracolo mai avvenuto’ è il risultato di tutte le sue esperienze fatte fino ad ora, dagli spalti della curva A a quelli comodi della poltrona di casa, dagli articoli fatti in veste di giornalista sportivo a quelli fatti in veste di tifoso, appuntati frettolosamente su qualche taccuino raccattato a caso per non perdere l’idea, l’ispirazione. 
Edito da LFA Publisher, il libro è rimasto primo nella classifica Sport di IBS per settimane, subito dopo la pubblicazione. Ed è tutto dire, dato che è stato pubblicato meno di un mese fa. 
Una storia appassionata ed appassionante, ricca di riflessioni ed esperienze personali che contribuiscono a trasformare l’atmosfera caotica dello stadio in una dimensione intima, quotidiana, autentica. Scriverei “un libro con le palle” se non fosse che, parlando di calcio, potreste fare facilmente confusione. Gli scrittori in erba tendono spesso e volentieri alla megalomania gratuita. Danilo Cappella non lo ha fatto. È riuscito a rilegare la propria vita da tifoso, figlio, fratello, amico in 82 pagine che scorrono fluide davanti agli occhi del lettore che neanche i palloni sull’erba appena tagliata. 
Un libro che fa dello sport e dell’amore per la propria squadra il collante sociale, come il piatto di patatine fritte messe al centro del tavolo, qualcosa che unisce, che lega. 
Il 22 Novembre alle 18 Danilo Cappella presenterà il suo Diario partenopeo di un miracolo mai avvenuto alla libreria Giunti a Caserta e la giornalista che lo sta descrivendo con toni così entusiasti sarà lì a moderare la presentazione. Segnatevi questa data sul calendario.
22 Novembre. 
Libreria Giunti a Caserta.
Fate il vostro atto di fede.

Sara Cerreto

Faccio parte di quella categoria di persone che picchia le cose quando non funzionano. E poi chiede loro scusa. Di conseguenza, le mie storie sentimentali non terminano con piatti rotti ma col diradarsi delle telefonate.
Raccolgo i miei viaggi sul frigorifero. Ho paura del buio e degli angoli, come quella scena di Mulholland Drive.
Alla vita non ci penso mai. Perché, se pensi alla vita, poi dici le cose banali sulla vita, tipo “eh, ma la vita è così”.
Ma la vita non è mai così.
La vita ci si avvicina, a così.
Ah, non ho mai schiacciato un insetto.
Beh, forse qualcuno sì ma molto raramente, solo di notte, e mai un ragno. Lo so, è una forma di razzismo.
Una volta ho fatto il contrario e sono stata redarguita dagli eventi. Prima di andare a dormire ho visto un millepiedi nella mia stanza. L’ho lasciato lì, dicendomi: ‘tanto dove può andare?’.
Il mattino dopo mi sono infilata le scarpe e ho sentito un rumore croccante. Ho avuto l’alluce colorato di viola per tre giorni.
Sono tanti i posti in cui mi piacerebbe andare.
In Islanda, in Giappone, in Antartide. Nel posto più rumoroso del mondo e nel posto meno rumoroso.
Nei posti delle storie: le foresta, il bosco, il deserto, l’isola tropicale, la tundra, la giungla.
Nei posti che non hanno nome.
Spero che un giorno riusciranno ad inventare il teletrasporto con la riproduzione casuale.