Appalti, prosegue il confronto tra Governo e Anac in attesa di una riforma necessaria

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di Alessandro D’Orazio

A seguito dell’intervento del presidente dell’Anac Raffaele Cantone nel programma “Omnibus” in onda su La Sette, si riaccende il dibattito sulle effettive difficoltà che la riforma del codice degli appalti ha incontrato fin dagli albori. Le ultime settimane, infatti, hanno evidenziato quanto le priorità di snellimento del nuovo esecutivo giallo-verde confliggano con i compiti assunti nel corso di questi anni dall’Autorità Nazionale Anticorruzione, il cui ruolo appare ora in discussione.

In particolare, rispondendo ad una domanda sul piano del Governo sugli appalti, il presidente Cantone ha dichiarato: “La Legge Obiettivo credo sia stata una delle peggiori mai fatte: ha creato tanti problemi sul piano dei controlli, era una sorta di libro dei sogni su cui si inserivano le opere pubbliche, ma ne sono state fatte l’8%, dunque non è stata utile. Non so se la chiave di lettura della riforma possibile sia in questo senso, però la direttrice non è chiara”. E ancora: “Non so se l’idea è andare verso un meccanismo di privatizzazione. C’è una preoccupazione del governo – ho parlato a lungo con il premier Conte – sul fatto che il sistema degli appalti sia bloccato e c’è l’idea del ministro Tria di mettere in moto gli appalti. Sul modo non credo che i nodi siano sciolti e spero la strada non sia quella indicata dalla stampa”.

Recentemente lo stesso premier Giuseppe Conte, nel corso della replica alla Camera dei Deputati sulla fiducia al Governo, era entrato sul tema del codice dei contratti, riconoscendo che: “In Italia gli appalti non partono, abbiamo un codice degli appalti pubblici che da due anni in pratica non viene applicato”.

Si tratta, quindi, di dichiarazioni che pur nelle loro diverse sfaccettature devono far riflettere per comprendere fino in fondo le responsabilità della mancata e completa attuazione del codice degli appalti nei termini stabiliti. Da questo sunto si comprende anche quanto grande sia l’incertezza sul tema e soprattutto, se sia arrivata finalmente l’ora di attuare una riforma seria che possa definitivamente regolamentare una disciplina oltremodo complessa come quella in questione.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.