E fu Grasso…

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Il dado è tratto.

Il MDP ha scelto Grasso come proprio leader e, l’altro giorno, lo ha ufficialmente presentato ad una platea molto folta di dirigenti ed elettori.

È evidente che, a questo punto, non esiste più la prospettiva di un accordo, prima delle elezioni, con il PD, per cui le due principali forze della Sinistra sono destinate a percorrere sentieri differenti in occasione del prossimo voto di primavera, con grave nocumento – in termini elettorali – per entrambe, visto che, presentandosi distinte, sarà ineluttabile la sconfitta in moltissimi collegi maggioritari.

Qualcuno potrà dire che il danno non c’è, visto che, comunque, dopo il voto le due compagini potrebbero siglare un accordo ed essere corresponsabili di una comune avventura governativa.

Condizione di tutto ciò è, ovviamente, la rimozione di Renzi, il quale costituisce – pur sempre – il vero motivo di differenziazione fra il PD ed il MDP.

Immaginare che il Segretario del PD possa essere messo da parte, dopo le elezioni della prossima primavera, è un’ipotesi percorribile, nel caso in cui il Partito Democratico non dovesse essere in grado di conseguire un risultato confortante.

Ma, il rischio più importante riguarda, invece, il dato del Centro-Destra, visto che un’eventuale tracimazione del Partito Democratico non può che regalare la vittoria a Berlusconi ed, in particolare, a Salvini, che rappresenta oggi l’uomo forte di quella coalizione.

Perché, allora, D’Alema e Bersani non hanno definito un accordo pre-elettorale ed, invece, si sono tenuti con le mani libere?

È ovvio che il loro atteggiamento non potrà che determinare l’affossamento di Renzi, ma quale sarà il costo che l’intero Centro-Sinistra pagherà?

Siamo certi che, dopo le elezioni, anche in caso di rimozione della leadership di Renzi, le due forze saranno comunque in grado di stipulare un accordo?

Ed, inoltre, quali saranno le conseguenze sull’elettorato di Sinistra?

Andrà al voto o preferirà rimanere a casa, visto che la divisione dei due partiti non consente alcuna seria competizione?

Ed i Grillini movimentisti, che hanno sempre strizzato l’occhio alla Sinistra più estrema, cosa faranno in termini elettorali, visto che la divisione fra MDP e PD li mette nelle condizioni di poter far agevole campagna di acquisizione del consenso in quell’area?

Sono, queste, domande che non possono non interrogare la coscienza di chi, nel corso degli ultimi venti anni, è cresciuto con uno spirito ulivista, che ha sempre mirato a mettere insieme tutte le forze democratiche e progressiste del Paese.

È evidente che la scelta di D’Alema e Bersani rompe con venti anni di storia precedente e rischia di regalare il Paese alla peggiore Destra degli ultimi decenni.

Era, davvero, opportuno creare una simile frattura, solo allo scopo di eliminare dal gioco Renzi?

Non era, forse, meglio per tutti ricercare, per davvero, un accordo e presentarsi uniti al vaglio degli elettori?

D’altronde, in questo frangente, si gioca una partita molto importante: quella della salvaguardia delle istituzioni democratiche ed, in tal senso, non può essere gradita una soluzione che divide e non unisce chi ha in comune la storia, i principi ed un percorso politico lungo un ventennio.

Chi, da una parte e dall’altra, è stato infausto responsabile di una siffatta frattura porterà con sé una notevole responsabilità, visto che, come da tradizione consolidata della Sinistra, le lacerazioni hanno un inizio certo, ma la loro conclusione non può che essere un miraggio.

 

 

 

Rosario Pesce

Dirigente scolastico, dapprima nella secondaria di primo grado e, successivamente, nella secondaria di II grado.
Gli piace scrivere di scuola, servizi, cultura, attualità, politica.
I suoi articoli sono stati già pubblicati da riviste specialistiche, cartacee ed on-line, e da testate, quali: Tecnica della scuola, Tuttoscuola, Edscuola, Ftnews, Contattolab.