E’ Italiana la prima mano bionica al mondo

1211

di Alessandro D’Orazio

Una protesi con un’efficienza pari al 90% rispetto ad una mano naturale.

E’ stata ultimata la prima mano bionica in grado di piegare le dita e afferrare oggetti proprio come una mano naturale. Si tratta di una protesi robotica che non richiede bisturi, economica, ma soprattutto nata in Italia.

A mettere a punto la mano è stato il Rehab Technologies Lab, un laboratorio congiunto nato nel dicembre 2013 dalla collaborazione tra l’Inail e l’Istituto italiano di tecnologia (Iit) nell’ambito di un protocollo finalizzato allo sviluppo di protesi di nuova generazione che prevedeva un investimento di 7,5 milioni articolato in un piano triennale (2013-2015) da 12 milioni.

Nel corso di un incontro avvenuto a Roma ed organizzato da Inail e Iit, è stato svelato il risultato, frutto di oltre 10 anni di lavoro. “E’ una dimostrazione di come la tecnologia possa aprire grandi opportunità a livello sociale”, ha rivelato il presidente dell’Iit, Gabriele Galateri di Genola. “Posso piegare le dita con la forza voluta e cominciare a dimenticare di dover usare sempre la mano sinistra”, ha detto invece Marzo Zambelli, che nel 2015 aveva sperimentato la mano con tre dita, considerata la prova di fattibilità di una protesi ad alta tecnologia e a costi più accessibili. Nel corso dell’incontro inoltre, con la sua “nuova mano”, Zambelli ha stretto quella del ministro Poletti.

Nello specifico, la mano si chiama Hannes in onore di Hannes Schmidl, il primo direttore tecnico del centro protesi dell’Inail e autore nel 1965 della prima mano controllata dagli impulsi nervosi trasmessi dai muscoli (mioelettrica). La mano è controllata nello stesso modo attraverso elettrodi, indossarla non richiede un intervento chirurgico e ha dei guanti color pelle in versione maschile e femminile.

Utilizzando la stessa tecnologia, in tempi relativamente brevi, sarà possibile sviluppare esoscheletri e protesi di braccia e gambe in grado di agevolare lo stato di salute di decine di migliaia di persone. E che la tecnologia possa servire a questo scopo se lo augurano tutti.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.