E’ stato determinante?

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Lo immagino raccattare palle vaganti nella spazzatura e tramutarle in gol col tocco del Mida, come contro l’Arsenal, come contro il Bilbao. Lo guardo attaccare un gocciolone insignificante con l’aria dello squalo bianco che ha sentito il sangue, come pochi giorni fa, contro il Monaco. Lo sogno materializzarsi come un fantasma che vengono fuori da un posto qualunque, secondo il precetto dell’immenso Peregrino Fernandez di Osvaldo Soriano.

“Un vero argentino non gioca a Torino”, e invece a Torino ci è andato, e dopo un anno il lutto non riesce ad essere elaborato. A tratti, solo a tratti, pure io ci sguazzo dentro, in questi liquami nocivi di odio, in questa fogna graveolente di livore, in questa sentina putrescente di rosico. Intendiamoci, il distacco tecnico è per me e in me compiuto, e non lo rivorrei mai, non soltanto per il suo lerciume rancido di falsità che ha vomitato sui miei colori e che ha lordato il mio malfidato amore per lui.

Non lo rivorrei perché attraverso le Forche caudine dell’inserimento di Milik e del suo infortunio, attraverso il Cammino di Santiago della faticosa costruzione di un nove prima falso e poi verissimo, della liberazione di Insigne, della consacrazione di Hamsik, del graduale inserimento di giovani fortissimi, impudenti e spregiudicati, mi è dato contemplare il miracolo di una squadra infinitamente più bella, corposa, autocosciente, completa rispetto a un anno fa, forse meno “forte” proprio per, dell’eroe culturale che ribattezzai Prometeo, ma tanto più produttrice di cristalli di iperuranica perfezion; una squadra che da sei mesi e da ventidue partite ha gli stessi punti della Juve, anzi uno in più, e pazienza per le le topiche difensive che meritano discorso a parte estraneo alla ratio di queste osservazioni.

Già, perché si era partiti da Higuain e i tifosi del Napoli. Quelli che, in un delirio prosciuttista, con una insipienza negazionista, dentro una realtà parallela e fictionale, si danno di gomito rassicurandosi: “ma poi non è che sia determinante”.

L’interpretazione del calcio moderno, per buona ventura, vive di un rapporto moderno, più stretto e fecondo, valorizzando, come base ermeneutica, le risultanze numeriche nel micro e nel macrocontesto. La radiografia della prestazione dei singoli e del team, l’analisi dei key passes, la visione dei pannelli statici e dinamici, offrono l’occasione di un approccio più fecondo e funzionale, l’opportunità di valersi di strumenti a partire dai quali, e non senza i quali, provare, semplicemente, a “capire”. Vai a dimostrare che non servono a nulla.

Ma nemmeno è il caso di utilizzarli, per dimostrare quanto, purtroppo, Higuain continui ad essere determinante. Eppure, siccome, come usa dire, “‘o pallone è ‘nu fatto che s’ha da capì buono”, pochi numeri elementari potranno bastare.

24 gol in campionato, 30 in totale, 30 come i loro anni; esattamente come Mertens, peraltro, che in campionato ha un rapporto gol-minutaggio migliore (un incredibile 95,8 contro 112,3), solo parzialmente neutralizzato dal monte-reti complessivo del Napoli.

Ma è di Higuain, e non di Mertens, che qui si parla, e la ratio di questo intervento non prevede alcun giudizio comparato tra i due.

È determinante Higuain, o hanno ragione coloro che invocano la sindrome dell’ “uno dei tanti”, in quella all Star che è la Juve?

Questa tabella prende in esame solo alcuni dei gol di Higuain quest’anno, e vorrebbe determinare l’apporto concreto fornito da inguaia in termini di mero movimento di classifica

TABELLA A
Juve-Fiorentina 2-1: 2 punti netti
Juve-Napoli 2-1: 2 punti netti
Toro-Juve 1-3: 3 punti netti (la pareggia e la ribalta in finale di partita)
Juve-Roma 1-0: 2 punti netti
Juve-Torino 1-1: 1punto netto

Fanno 10 punti INDISCUTIBILI, mi pare.

Poi una serie di circostanze in cui potrebbe e potrebbe non essere determinante vista la caratura dell’avversario: siamo nell’ambito del “beh, se non segnava lui segnava qualcun altro”, e tuttavia abusando dei “se” si va nella nota, malaugurata e deprecata sindrome del flipper. Punti, per capirci, che ha dato alla Juve ma che non mi paiono del tutto ascrivibili al terminale offensivo; partite che forse anche senza di lui la Juve avrebbe vinto facilmente  (però intanto i gol ci sono).

Vediamole:

TABELLA B
Juve-Sassuolo 3-1: due gol nei primi 10’.
Empoli-Juve 0-3: due gol in 3 minuti sullo 0-1
Juve-Bologna 3-0: primo e ultimo gol
Sassuolo-Juve 0-2: sblocca lo 0-0
Cagliari-Juve 0-2: due gol
Juve chievo 2-0: due gol
Pescara-Juve 0-2: due gol

È determinante o uno dei tanti, Higuain?

Determinante come Buffon, come Bonucci, questo è ovvio; ma chi pensa che a Torino sia stato uno dei tanti manca degli strumenti basici per guardare calcio con cognizione di causa. Stradeterminante un anno fa, in una squadra dal gioco già pieno e maturo e votata, sebbene non apparisse, alla valorizzazione della sua facies di terminale seminfallibile; Determinante quest’anno, quando in una squadra che segna assai meno e che non gioca per lui arriva a 24 reti regalando un range di punti che va da 10 (certi) a 24 (a seconda di come si valuti la tabella

Insomma: odiamolo, sputiamogli addosso quando sciolto nell’acido e agonizzante ci chiederà aiuto, però dimostriamo di saper trattare una materia semplice come il pallone, che i numeri rendono semplicemente perlucida e cristallina come le fonti del Clitumno.

Enrico Ariemma

Enrico Ariemma Docente di Lingua e Letteratura latina presso l’Università di Salerno. Uomo di inverni miti e di estati di passione, malato di Napoli e di filologia, in quale ordine non saprebbe dire. Chirurgo di testi per vocazione antica e per impegno accademico, prova con francescana ostinazione a educare alla Bellezza, dinanzi ai cui inattesi impercettibili cristalli si stupisce e si commuove. Per questo detesta con pervicace ostinazione il brutto, il crasso, il banale, il volgare. Stanziale da quarant’anni al San Paolo, legge, scrive, insegna, cavalca una moto, inforca gli sci, va per mare, vagabonda per mostre, viaggia per le leghe del pensiero e per le strade del mondo. Ama.