In difesa di un diritto sacrosanto

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Lo Ius soli è uno dei diritti sacrosanti della persona, che il Parlamento italiano farebbe bene a riconoscere in tempi brevi con un nuovo dispositivo di legge.
Infatti, chi nasce e cresce sul suolo di uno Stato non può che essere suo cittadino a tutti gli effetti, a prescindere dalla nazionalità dei propri genitori.
Questo concetto molto semplice, purtroppo, trova molte opposizioni, in particolare in quegli ambienti politici, che sono soliti fare della demagogia e del populismo le loro uniche armi di propaganda.
Ma, è evidente che la legislazione italiana debba, quanto prima, non solo adeguarsi a principi di civiltà, ma soprattutto è giusto che si allinei a quella europea, che fa dell’obbligo di accoglienza uno dei capisaldi sia in termini politici, che morali.
Peraltro, è ovvio che lo Ius soli sia il punto di partenza di un nuovo modo di considerare il fenomeno migratorio nella sua complessità, dal momento che disciplinare il diritto di nascita è la precondizione per creare una società più uguale e giusta.
Gli Stati Uniti d’America hanno costruito le loro fortune su questo diritto, visto che tutti i migranti, che arrivavano in quelle terre, incontravano inizialmente delle difficoltà di integrazione, ma ai loro figli era data poi la possibilità di integrarsi – a pieno – nella locale società, avviandosi da un comune punto di partenza rispetto a chi era già nativo degli States.
È chiaro che, nel nostro caso, essendo il fenomeno migratorio molto più recente, dobbiamo abituarci ad un nuovo modo di essere, ma è altrettanto pleonastico sottolineare che, lontani da una logica dell’accoglienza autentica, sarà molto difficile per gli Italiani, vecchi e nuovi, poter costruire un consesso sociale ordinato e funzionante.
La Chiesa è in prima linea su questi argomenti, ma è ovvio che, anche, il mondo dell’associazionismo laico può e deve far sentire la sua voce autorevole, per superare la condizione di difficoltà, che si è creata nel dibattito parlamentare.
È, inoltre, evidente che il perpetrarsi di una simile situazione di stallo non può che indebolire l’immagine internazionale della nostra classe politica, che rimane ferma a causa dei diktat della Lega o dei Grillini o della Destra ex-berlusconiana ed ex-fascista.
È, allora, giusto che la Sinistra italiana faccia avvertire il peso della sua autorevolezza su di un tema, che può e deve essere caro a chi proviene da una matrice culturale laica, libertaria, progressista e democratica, aiutando a vincere dei pregiudizi, che sono oltremodo sbagliati e desueti.
La civiltà è una conquista lenta e progressiva e l’approvazione dello Ius soli rappresenta la linea di demarcazione fra chi tiene alla crescita del nostro Paese e chi, invece, vuole speculare per fini elettoralistici sulle paure ancestrali degli Italiani.
Chi prevarrà?
I primi o i secondi?
Vincerà l’ansia per un futuro migliore oppure la fobia oscurantista di chi difende, ad oltranza, un’identità, solo, meramente supposta?

Rosario Pesce

Dirigente scolastico, dapprima nella secondaria di primo grado e, successivamente, nella secondaria di II grado. Gli piace scrivere di scuola, servizi, cultura, attualità, politica. I suoi articoli sono stati già pubblicati da riviste specialistiche, cartacee ed on-line, e da testate, quali: Tecnica della scuola, Tuttoscuola, Edscuola, Ftnews, Contattolab.