Lavoro nero e caporalato: dramma estivo e non solo. Una analisi del fenomeno alla luce degli interventi normativi operati dal legislatore.

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di Alessandro D’Orazio

Ogniqualvolta si avvicina la stagione estiva, aumentano in Italia i casi di sfruttamento lavorativo in ambito agricolo. In particolare una delle piaghe più diffuse nel nostro Paese riguarda il cosiddetto fenomeno del “caporalato” connesso, secondo stime sindacali, alla speculazione prestazionale di circa 400mila lavoratori ogni anno, sia italiani che stranieri, soprattutto nell’area centro-meridionale del Paese. Generalmente i settori agricoli più colpiti sono quelli relativi alle colture del pomodoro e dei prodotti della viticoltura.

Da quasi un anno e mezzo è però entrata in vigore una nuova normativa (la Legge 29 ottobre 2016, n. 199) volta a contrastare il fenomeno criminale del caporalato e ad introdurre nuove forme di supporto per i lavoratori stagionali in agricoltura.

Tra le misure più significative del provvedimento sono considerati indici di sfruttamento, sia la reiterata corresponsione di stipendi più bassi rispetto a quelli previsti dai contratti nazionali, sia la violazione delle leggi sull’orario di lavoro e sul riposo dei lavoratori.

Va precisato, inoltre, che chiunque si macchi del reato di caporalato viene sanzionato con pene che vanno dalla reclusione da uno a sei anni e la multa da 500 a 1.000 Euro, per ogni lavoratore reclutato. In aggiunta, se i fatti sono commessi con violenza o minaccia la pena sale fino a 8 anni di carcere e la multa fino a 2.000 Euro, mentre sono previste attenuanti per chi collabora concretamente con le autorità per evitare che le attività delittuose siano portate a conseguenze ulteriori o per assicurare le prove dei reati o l’individuazione degli altri responsabili.

Il provvedimento prevede poi l’assegnazione al Fondo Anti-tratta dei proventi delle confische ordinate a seguito di sentenza di condanna o di patteggiamento per il delitto di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, estendendo le finalità del Fondo anche alle vittime del delitto di caporalato: le due situazioni sono ritenute simili e spesso le stesse persone sfruttate nei lavori agricoli sono reclutate usando mezzi illeciti quali la tratta di esseri umani. L’ultima parte della legge introduce infine misure di sostegno e di tutela come il potenziamento della Rete del lavoro agricolo di qualità, che dovrebbe raccogliere e certificare tutte le aziende virtuose.

In ottemperanza a quanto previsto dalla normativa descritta, è auspicabile pertanto che venga definitivamente posto un freno allo sfruttamento lavorativo di persone troppo spesso umiliate da individui senza scrupoli, disposti a tutto pur di aumentare i propri profitti.

Pasquale D'Anna

Nasce nella terra di San Ludovico, divide il suo tempo tra l' Ateneo Federiciano e il Domenicale. Laurea in Scienze dell'Amministrazione e dell'Organizzazione alla Federico II. Da ragazzo voleva fare il critico cinematografico ma ha rinunciato perchè " il cinema è una cosa troppo seria per confonderla con i giornali". Ha diverse passioni, tra queste: parlare con la figlia Ludovica e "passare più tempo possibile davanti al mare" . Specchio d'acqua di riferimento: il porto di Palinuro. E' ardente ammiratore di Paolo Sorrentino, Joe Barbieri e Paolo Conte...Odia le persone che lo toccano quando parlano e non smetterebbe mai di leggere il Commissario Ricciardi. Il suo attuale "pensatore" di riferimento è Marek Hamsik.