Questione di centimetri

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Mi dispiace deludervi, ma, al contrario di quanto il titolo faccia supporre, l’articolo non parla di sesso.
Parla di unità di misura, di senso della misura.
La grandezza di un televisore si misura in pollici.
La quantità di bombardamenti mediatici e di falsità che ne derivano, è incommensurabile.
Domenica il Napoli ha vinto a Bergamo.
In una settimana in cui tutti pensavano ci sarebbe stato il sorpasso della Juve, impegnata in casa contro il Genoa.
Invece anche questa volta l’appuntamento con una storia trita e ritrita è rinviato.
Non si aspetta altro, ai piani alti.
Però in realtà questo attacco al potere da parte di Sarri e Compagni, fa comodo a tutti.
Finché hanno speranza di vederlo dissolversi.
E Bergamo era il momento giusto.
Gasperini che imbriglia Sarri, come sempre.
Eppure il campo recita sei punti su sei per la squadra azzurra in questo campionato.
Le solite paure partenopee.
Eppure si è vista una squadra di combattenti, con poco spettacolo ma tanta voglia di lottare.
Di crederci.
Di sabotare e sovvertire.
E quando arrivano momenti così, è facile appigliarsi ai centimetri.
Quelli della punta del piede di Mertens, che secondo studi della Nasa non sarebbe in fuorigioco.
O forse sì.
Nemmeno lì sono riusciti a risolverla.
Però i non colorati lo sanno con certezza che è fuorigioco.
Quei due centimetri sono così evidenti.
Perché sono in più.
Quelli in meno sul gol annullato ad Hamsik non li passiamo in televisione.
Non si sappia che lì le cose non hanno funzionato.
Non si sottolinei che probabilmente sarebbe finita 0-1 comunque.
Già, ma le dinamiche della partita sarebbero potute cambiare senza il gol convalidato a Mertens.
Quanto avete ragione.
E pensate quanto sarebbe cambiata la storia del calcio se avessero dato il gol a Muntari con la palla entrata “delle dimensioni tipo Rocco Siffredi” direbbe Elio.
O se non avessero dato un rigore per un fallo avvenuto ben distante dall’area in una finale di Champions macchiata di sangue.
Sovvertire la storia porta con sé nemici.
E la verità è quest’attacco al potere vi sta scombinando tutte le carte in tavola.
E non sapete come uscirne.

Morirete pazzi.

Danilo Cappella

Sono un ingegnere aerospaziale di 28 anni, appassionato di lettura, viaggi e malato del Napoli e di Napoli. La passione per la scrittura e per i viaggi mi ha permesso di aprire la mente, di non avere pregiudizi, di considerare la vita in maniera non convenzionale, e di immaginarla come un immenso viaggio tra le culture di ogni parte del mondo.