Scuola: che il lancio di un cestino ci faccia riflettere!

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In questi giorni si è parlato e scritto molto dell’adolescente che a Modena (Istituto Superiore Galilei di Mirandola, Modena) ha scaraventato un cestino dell’immondizia addosso ad una Docente.

Si sono fatte ipotesi e si sono sentenziate strategie, sia da parte di chi siede in cattedra e sia da chi è dall’altra parte dei vissuti di una classe e di una scuola. La Docente colpita dal cestino è stata giudicata da alcuni remissiva e accondiscendente; è stata difesa da taluni Dirigenti per la tenacia dimostrata nel non aver avuto reazioni inconsulte e aver gestito con sangue freddo l’accaduto; è stata anche accusata di essere stata troppo immobile in quel momento e che oltre a denunciare alle autorità competenti quanto subito e a darne un seguito legale e civile, doveva intervenire come “educatore” (Parole pronunciate dalla Ministra Fedeli).  I due minorenni coinvolti nella vicenda sono stati  si denunciati per interruzione di pubblico servizio e violenza a pubblico ufficiale, ed un terzo ragazzo anche di diffamazione per aver messo sul web il video della vicenda, ma chiediamoci il perché è avvenuto tutto ciò e perché questi episodi si ripetono e si susseguono spesso nelle scuole del nostro tempo.

Al di là delle posizioni assunte al riguardo, ben oltre l’opinione pubblica non sempre consapevole delle vicende, occorre interrogarsi sul perché oggi i bambini e gli adolescenti serbino tanta rabbia che sfogano nei momenti più disparati, in maniera estrema. Non si può puntare il dito solo contro le famiglie, né accusare esclusivamente la società e/o la eccessiva connettività a cui sono avvezzi i giovani di oggi.  Né tanto meno si può sperare che la Scuola da sola possa risolvere queste difficoltà; ancor meno credere che il docente da solo in classe possa far fronte a questi scatti di incrollabile rabbia. Questo perché non si tratta solo di maleducazione, non è solo bullismo, c’è molto di più; c’è un grido che non riusciamo a tradurre, ad incanalare, a recuperare. Ci sono ministri e burocrati che pensano a fare chiacchiere ed a chiedere scartoffie ben compilate, invece di  aiutare i bambini ed i giovani. I docenti tante volte, troppe volte fronteggiano quotidianità scolastiche incredibili. Bambini che urlano, che corrono per i corridoi scappando dalle classi, alunni che piangono perché non riescono in nessuna attività, autostima e identità distrutte, adolescenti che minacciano compagni e professori, bulli del banco e nel branco. Chi non vive questi disagi ogni giorno, capisce poco questi problemi. Nel pensiero comune c’è l’idea di alunni seduti ai banchi che ascoltano o meno lezioni varie senza nessuna sorta di difficoltà o problema . Non è così in molte realtà scolastiche: da nord a sud è ormai cosi da alcuni anni. Come se la società si fosse un attimo ripiegata su se stessa e divenuta schiava di sé, imprigionata nel suo stesso progredire. I docenti da soli non possono farcela. I genitori da soli non possono farcela.

Occorre sinergia di intenti, cooperazione tra famiglia e scuola e soprattutto occorre che chi di competenza capisca che di un progetto scolastico e di un investimento europeo, nazionale  o regionale contano le menti umane e non i resoconti cartacei. Educere ed Educare sono i primi impegni che devono assumersi la famiglia, la Scuola e la Società: non imponendo regole, ma facendo capire il valore delle cose nella propria ed altrui vita. Bisogna trarre fuori da ogni alunno i suoi vissuti, portarli alla luce, ascoltarli, comprenderli, supportarli. Comprimere i giovani in un “si fa così” o renderli bravi assertori della tecnologia, non li rende capaci di apprendere e di asserire. Si ha bisogno, inoltre,  di chi ha competenza psicologica o neuropsichiatrica non per medicalizzare la scuola né tanto meno che  si accusi la scuola di medicalizzazione delle difficoltà, ma che si aiutino i docenti a fronteggiare le difficoltà ed i disturbi senza se e senza ma, altrimenti gli innumerevoli  progetti che piovono nelle scuole e dalle scuole saranno solo tempo tolto all’aiuto dei bambini e dei giovani, sarà solo tempo perso.

 

Angela Cascella

Interessata alla Letteratura e con una forte passione per la scrittura, Angela si è laureata dapprima in Lettere Moderne e poi in Giornalismo. Non appena ha iniziato a lavorare, a 21 anni, è stata organizzatrice di eventi; poi ha lavorato nei Beni Culturali presso i maggiori musei campani; da 16 anni è Docente di ruolo. Ha sempre inseguito il suo sogno di scrivere. Si è cimentata in racconti, poesie, scritti diaristici, scritti personali; ha collaborato alla stesura di tesi e testi letterari. Ha pubblicato svariate poesie con la casa editrice Pagine. E’ stata curatrice letteraria di due libri:” lI lato oscuro dell’Amore”(Storie di Stalking) e “Usi e costumi della Costiera Amalfitana” .
Ama il sole ed il mare. Ama il teatro ed il cinema. Ama cantare. Ama viaggiare, anche con la mente. Soprattutto…Ama Amare.