Un invito alla partecipazione

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Nei giorni scorsi, il Presidente attuale della Consulta ha auspicato che gli Italiani possano esercitare il loro diritto-dovere al voto nel modo più ampio possibile, visto che, nel corso degli ultimi anni, invece si è registrata una rilevante disaffezione verso le urne.

Non sappiamo se l‘invito sarà accolto, ma certo sarebbe importante se il livello di partecipazione alle elezioni di domenica prossima fosse alto e qualificante, visto che si decidono le sorti del Paese per il prossimo quinquennio.

Peraltro, il livello di partecipazione è un ottimo misuratore dello stato di salute di una democrazia, visto che, quando le istituzioni funzionano, i cittadini sono invogliati a partecipare al gioco democratico e ad esprimere, in forme compiute, il segno più evidente dell’esercizio della volontà popolare.

È ovvio che, domenica prossima, comunque i partecipanti al voto non potranno essere quelli che, per moltissimo tempo, sono stati nel nostro Paese, quando – ai tempi della Prima Repubblica – si recava alle urne circa il 90% degli aventi diritto.

È chiaro che i tempi sono mutati e che, di conseguenza, bisogna accettare le nuove condizioni, per cui la nostra democrazia è sempre più simile a quella anglosassone, nella quale le percentuali dei votanti sono ben al di sotto della nostra tradizione.

È ridondante specificare quanto dannosa sia, per l’Italia, una partecipazione non rilevante, visto che sarebbe, questa, l’espressione di un disagio che, purtroppo, è sempre più ampio e diffuso in molti strati della popolazione, sia adolescenziali che maturi, sia borghesi che sottoproletari.

Peraltro, la legge elettorale neanche aiuta, visto che, come da previsione, si ipotizza che molti di quelli che si recheranno alle urne potranno sbagliare a votare, dato che non è previsto dall’attuale ordinamento il voto disgiunto fra il collegio uninominale e la circoscrizione plurinominale, per cui chi dovesse indicare due voti differenti vedrebbe il proprio voto annullato.

In tal senso, è necessario che gli Italiani vadano a votare e che lo facciano con le sufficienti conoscenze di ordine tecnico, per evitare di vedersi, poi, invalidato il voto.

Forse, anche una diversa legge elettorale potrebbe aiutare la crescita della partecipazione, ma certo è che bisogna ripartire dai luoghi comunitari per insegnare a tutti che il voto è un diritto che non merita di essere vilipeso, visto che, per conseguirlo, sono morti moltissimi Italiani nel corso della Seconda Guerra Mondiale e della successiva Guerra Partigiana ed il sacrificio di quella generazione non merita, affatto, di essere distrutto o annullato dalla pigrizia degli Italiani odierni, nonostante le – pur numerose ed opinabili – ragioni che potrebbero indurre gli scontenti a non recarsi alle urne.

 

Rosario Pesce

Dirigente scolastico, dapprima nella secondaria di primo grado e, successivamente, nella secondaria di II grado. Gli piace scrivere di scuola, servizi, cultura, attualità, politica. I suoi articoli sono stati già pubblicati da riviste specialistiche, cartacee ed on-line, e da testate, quali: Tecnica della scuola, Tuttoscuola, Edscuola, Ftnews, Contattolab.