Vattene, tu che puoi.

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di Andrea Carpentieri

Vattene, tu che puoi, vattene da questo calcio, accetta le offerte che arriveranno.
Renditi conto di ciò che a Udine, mentre noi piangevamo, capì quella merda che hai portato in cielo: qui non si può vincere, qui si vince solo se a qualcuno va bene; qui si vince solo se hai il più grande di ogni tempo, altrimenti tutto è inutile.
È inutile forgiare un gruppo meraviglioso, è inutile riempire gli occhi di tutta Italia e d’Europa di una bellezza abbagliante: è inutile perché, quando l’avversario starà avvertendo i tuoi colpi ai fianchi e starà per andare giù, arriverà un ladro al Var e dirà che «no, Bernardeschi con la mano non l’ha presa», o arriverà un ladro in campo a dire che «no, Pjanic fa lo stesso fallo di Baselli, ma è juventino, quindi niente giallo».
Vattene perché tu meriti altro, meriti di più, meriti di potertela giocare ad armi pari con tutti, in una nazione – basta una qualunque, eh – in cui esista una cultura sportiva vera, in cui non esistano amici da 7-0, in cui il regolamento non sia piegato, dal medesimo arbitro, nella stessa situazione, agli interessi di chi comanda.
Vattene, Comandante, tanto resterai qua per sempre.
Resteranno negli occhi e nei cuori il pressing asfissiante, i goal meravigliosi segnati entrando in porta col pallone, la difesa alta, ma alta con i piedi sulla linea del centrocampo, i sincronismi perfetti, il sorriso sui volti dei ragazzi, la gioia negli occhi loro e nei nostri, le invenzioni geniali, il lavoro maniacale, la tuta, le parolacce, il dito medio a difesa della tua gente oltraggiata da quei maledetti senza cuore, senza colore, senza identità, senza terra.
Resteranno negli occhi e nei cuori le difese squarciate, gli avversari impotenti, la Juventus massacrata a domicilio, le sovrapposizioni di Ghoulam, le chiusure di Albiol e KK, i tagli di Callejon, la regia di Jorginho, la genialità di Dries, il talento cristallino di Insigne, il cuore napoletano di Marek…
Ieri sera quella merdata di Orsato ci ha tolto un sogno, e lo ha fatto perché il primo anno di Var DOVEVA finire così: però questi tre anni di magia, eh, no, quelli no, non c’è arbitro infame che possa portarceli via, ed anzi continueranno a sognarli di notte, nei loro peggiori incubi, popolati da una banda di scugnizzi meravigliosi che hanno provato a riscrivere la storia, senza immaginare che avrebbero forse dovuto prima capovolgere la geografia. 

Grazie di tutto, Comandante, a te e agli azzurri.

Non incazzarti, stasera, non incazzarti con nessuno, anche se ci sono stati errori: conserva il tuo sorriso pulito e vero, vattene altrove e, giocando ad armi pari, fai il culo a tutti.

 

Il Domenicale News

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