50 sfumature di tonaca: parla l’autore del dossier che sta facendo tremare la Chiesa Cattolica

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Lui è “Il numero UNO”, l’escort di lusso più famoso del momento. Quando rilascia un’intervista, le sue dichiarazioni fanno tremare tanti alti papaveri, e fanno scalpore quasi come successe per le “Olgettine”.

Dopo lo scandalo di “Don Euro” (don Luca Morini, ndr), di cui a suo tempo noi de Il Domenicale news vi raccontammo, Francesco Mangiacapra, il giovane avvocato napoletano che – ad un certo punto della sua vita, e dopo le tante “inculature” lavorative che vedeva riservare ai suoi colleghi – ha deciso di vendere il suo corpo, ma non di svendere la sua testa, è stato protagonista anche nella vicenda che ha visto coinvolto il parroco di Succivo, don Crescenzo Abbate.

Il ruolo di Francesco è stato, come sempre, di denuncia: già due anni fa aveva messo al corrente, con una telefonata, il vescovo della Diocesi di Aversa, delle attività “ricreative” del prelato succivese. Telefonata a suo tempo ignorata, e diffusa sui social quando poi lo scandalo, come un bubbone di pus, è scoppiato a causa di un “presunto” video hard oggetto di un ricatto. Subito dopo, Francesco porta a termine la sua “mission”, consegnando alla Curia di Napoli un dossier contenente materiale esplosivo che vede coinvolti CINQUANTA fra preti, frati e seminaristi di tutta Italia. Conversazioni, vizi dettagliatamente descritti e circostanziati, screenshots di chat e foto che farebbero arrossire anche il puttaniere più navigato.

Francesco, spogliato (in senso metaforico) delle sue vesti da seduttore, è un ragazzo simpatico e alla mano (solo per le amiche giornaliste, sappiatelo. Per tutti gli altri è Over the top), ed ha accettato di rispondere a qualche domanda.

Sei l’uomo del momento. Fanpage fa tremare gli alti papaveri della politica, tu quelli della Chiesa. Le rivelazioni sono finite, dopo la consegna del dossier, o ci sono altre puntate?

“Le rivelazioni sull’ipocrisia del clero finiranno quando finiranno i preti ipocriti da segnalare! Nel mio dossier ho dimostrato che esiste una lobby di preti gay che si aiutano e si sostengono mutualmente: quello che questi preti non sanno è che esiste anche una LOBBY DI ESCORT GAY, pronta a riconoscere, segnalare e – all’occorrenza – raccogliere prove sulla condotta di quei preti che, puntando il dito contro i fautori di quelle libertà sessuali, condannano pubblicamente ciò che segretamente perseguono.
Così come esiste una LOBBY DI EX PRETI ED EX SEMINARISTI GAY che, riconciliatisi con la propria identità, vogliono contribuire a separare le mele marce da quelle integre.
Aiutare a fare luce in se stessi e a comprendere che la libertà sessuale degli individui è alla base di tutti i diritti e di tutte le libertà: tendere una mano, questa è la mission, non certo ricattare o vendicarsi su qualcuno.
E quando un prete in conflitto con se stesso comporrà il numero di un anonimo gigolò, tenga sempre a mente che la sua privacy è un diritto secondario e trascurabile di fronte al rispetto e alla promozione della libertà sessuale e della dignità tanto vituperate da parte di quel clero affetto da una doppia morale schizofrenica”.

Nel tuo libro “Il Numero Uno. Confessioni di un marchettaro”, edito da Iacobelli riveli tutti i tuoi segreti di escort ma anche i segreti della tua clientela, soprattutto la clientela ecclesiastica. Che effetto hanno avuto sulla tua “professione” ? avrai perso una buona fetta di clientela…

“Pensa che la prima persona che si è complimentata con me, quando il libro è uscito, è stato proprio un prete. Un prete gay, ma puro e onesto. Uno in pace con se stesso. Uno di quei preti a cui l’amoralità dei suoi colleghi fa solo grandi danni, ledendone la credibilità di guida spirituale.

La scelta di svelare tutti i miei segreti professionali è stata ponderata ma non facile, perché sapevo che con la pubblicazione del libro avrei perso una grossa fetta di clienti; sicuramente è stata una scelta coraggiosa e in linea con le denunce sociali che intendevo fare: ho venduto il corpo, mai la dignità. Nel caso di questi preti avrei avuto tutto da guadagnare, economicamente intendo: pagano bene e non avrebbero certo avuto problemi a pagare per mantenere il segreto sulle loro abitudini. Ma mai  mi è passato per la testa di ricattare nessuno. Ciò che mi ha sempre mosso è stata una sorta di ribellione di fondo, non moralistica ma profondamente umana, all’impunità e alla falsità di questi personaggi capaci di scendere ai livelli più bassi della perversione pur mantenendo sempre  una facciata pulita e onorata con cui permettersi di giudicare pesantemente gli altri”.

Nessuno dei preti che hai indicato nel dossier ti ha contattato? raccontaci…

“Oltre cinquanta i preti di cui ho svelato le identità nel mio dossier indirizzato alla curia, e di questi soltanto due a oggi hanno ammesso le proprie responsabilità: tutti gli altri negano e si chiudono in quel silenzio che – tutto sommato – è la migliore predica che io abbia mai sentito da un prete.
Ti racconto un aneddoto succulento, e ancora inedito. Ho intenzione di raccontarne tanti altri nel mio prossimo libro… c’è ancora, fra i miei attuali clienti, uno dei cinquanta i cui vizi ho raccontato dettagliatamente nel dossier. Lui è convinto che io non sappia che è un prete (cosa che mi fa un po’ incazzare, sai? Presuppone il fatto che mi sottovaluti, e come sai, la cosa non mi piace molto), e ha avuto la faccia tosta (ndr. Francesco non ha detto proprio tosta, ma è decisamente contrario all’uso del turpiloquio, almeno quando si scrive!) di venirsene con una copia del mio libro per farselo autografare, e chiedendomi – sornione – se potessi mai immaginare che tipo di lavoro svolge… Poveraccio, mi fa una grande pena. Quando saprà che anche il suo nome è nel dossier, con tanto di prove fotografiche, perderò un altro cliente… ma tant’è.

Morto un prete, me ne faccio un altro”.

Mariateresa Belardo

Al Domenicale con entusiasmo da più di un anno, dopo il banco di prova con Paralleloquarantuno. Giornalista per passione, scrive di tutto quello che la entusiasma, predilegendo i temi dell’ambiente e della cultura. Classe ’71,buddista, due figli, nel tempo libero cucina e gioca a burraco. Se dovesse descriversi con una sola parola, sceglierebbe “entusiasmo”, anche se si definisce un’anima in pena. Scrivere le è indispensabile: si firma #lapennallarrabbiata, e questo è il suo modo per denunciare ingiustizie e dare voce ai sentimenti che vive, come tutto quello che la riguarda, con un coinvolgimento totale.