Caso Minetti, la grazia si può revocare? A quali condizioni è possibile un provvedimento così “eccezionale”

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Il “caso Minetti”– di cui le verifiche sono tuttora in corso ed è ovviamente prematuro trarre conclusioni- rappresenta un unicum senza precedenti e ha sollevato un grande dubbio giuridico: la grazia concessa dal presidente della Repubblica può essere revocata?

Tutto è nato dopo la lettera inviata dal Quirinale al ministero della Giustizia per chiedere di effettuare ulteriori accertamenti sulla situazione di Nicole Minetti, a seguito della grazia concessa di recente dal presidente Sergio Mattarella con cui sono le state cancellate le condanne a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato, relative allo scandalo politico e giudiziario del Rubygate, risalente al 2010-2011. con la grazia ricevuta a febbraio scorso da Sergio Mattarella . La richiesta del Quirinale muove da un’inchiesta giornalistica del quotidiano Il Fatto Quotidiano che mette in dubbio l’effettiva sussistenza delle “motivazioni umanitarie” per cui la grazia è stata richiesta e poi accordata. a come funziona l’istituto della grazia, la relativa istruttoria? Ed è possibile annullarla?

LA GRAZIA, COSA È

È un atto di clemenza individuale con cui il presidente della Repubblica “può concedere la grazia e commutare le pene”, ovvero estingue in tutto o in parte la pena oppure la sostituisce con una meno grave. Il riferimento costituzionale è l’articolo 87 della Costituzione italiana. In Italia l’istituto è regolato — oltre che dalla Costituzione, che attribuisce il potere al presidente della Repubblica — anche dall’articolo 681 del codice di procedura penale che fa passare il procedimento attraverso il ministero della Giustizia. In sostanza, il capo dello Stato non agisce da solo e non ha potere discrezionale assoluto.

IL RUOLO DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Infatti la richiesta di grazia può essere indirizzata sia al ministero di Giustizia sia al presidente della Repubblica. E la fase di raccolta di informazioni, l’avvio dell’istruttoria, parte dal ministero che acquisisce in primis documenti e pareri dal Tribunale di sorveglianza, della Procura generale presso la Corte d’appello, del magistrato di sorveglianza del carcere, se il soggetto è detenuto. Sono acquisite tutte le informazioni utili sul condannato, anche le relazioni familiari.

L’INTERVENTO DEL CAPO DELLO STATO

Il presidente della Repubblica interviene alla fine, quando l’iter dell’istruttoria è stato completato: il ministero della Giustizia formula una proposta di accoglimento o di rigetto e la trasmette così al presidente della Repubblica. Quest’ultimo – sulla base delle informazioni raccolte nell’istruttoria- può accogliere o respingere la proposta: in caso di accoglimento procede a firmare il decreto di grazia.

LA REVOCA, COSA SAREBBE E A QUALI CONDIZIONI

La revoca della grazia è un istituto giuridico eccezionale che comporta l’annullamento del beneficio concesso dal Presidente della Repubblica. In teoria la grazia non è revocabile: annullarla di per sé è qualcosa di anomalo, un’ipotesi rara, e rispetto i precedenti e le interpretazioni, può essere disposta in caso di nuovi reati: la Corte di Cassazione ha confermato infatti che la grazia può essere revocata se il beneficiario commette un nuovo reato, in particolare un reato associativo, entro 5 anni dal beneficio. In dettaglio: “Ai sensi dell’articolo 681 del codice di procedura penale” la grazia “può essere sottoposta a condizioni”. Per esempio, specifica il Quirinale, “generalmente nei decreti di grazia o di commutazione della pena è inserita la condizione – risolutiva – della revoca dell’atto di clemenza in caso di commissione da parte del beneficiario di un delitto non colposo entro 5 anni dal decreto presidenziale (10 anni in caso di grazia riguardante la pena dell’ergastolo)”. Dunque in questo caso la grazia può essere revocata.

Un contro-decreto che porti all’annullamento della grazia è inoltre “tecnicamente possibile” se le condizioni che hanno portato alla concessione, come motivi di salute, dovessero venire meno o rivelarsi infondate. In sostanza, se venisse accertata una frode o una falsità dichiarata nella richiesta iniziale o per grave vizio del procedimento amministrativo. In sintesi: se la grazia sia stata concessa su presupposti erronei e se quindi a quel punto diventa revocabile o modificabile. L’atto di clemenza concesso a Minetti fondato “anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore che necessita di assistenza e cure particolari, presso ospedali altamente specializzati”, potrebbe rientrare in questa ultima interpretazione, qualora dei requisiti non ci fosse riscontro.

Agenzia DIRE – 28/04/2026 – www.dire.it

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