Niccolò Ciatti, a due anni di distanza il processo ai tre ceceni coinvolti nel pestaggio del giovane

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di Alessandro D’Orazio

Niccolò Ciatti aveva 22 anni quando il 12 agosto del 2017 fu ucciso a calci e pugni nella discoteca “St. Trop’s” di Lloret de Mar, in Costa Brava (Spagna). A pestarlo fino alla morte tre ceceni di 20, 24 e 26 anni che mercoledì 17 luglio, a quasi due anni di distanza, saranno in tribunale per rispondere alle accuse mosse dai giudici italiani. In primis, infatti, la pubblica accusa aveva disposto che solo il ceceno Rassoul Bissultanov sarebbe stato imputato della morte di Ciatti.

La decisione è stata tuttavia impugnata dal legale della famiglia Ciatti riuscendo ad ottenere il dietro front. Anche gli altri due ceceni, Khabibul Kabatov e Movsar Magomedov, quindi, saranno coinvolti nel procedimento. L’accusa possibile è quella di omicidio volontario in concorso. Il ragazzo, che abitava a Scandicci – in provincia di Firenze – era occupato presso il principale mercato del capoluogo toscano (quello di San Lorenzo), dove gestiva un banco di frutta.

Come si ricorderà, l’omicidio di Niccolò venne ripreso persino dalle telecamere di sicurezza del locale in cui il giovane stava trascorrendo la serata. In particolare, le immagini che mostrano l’aggressione da parte dei tre ceceni, tutti residenti in Francia, fecero il giro del mondo, suscitando grande indignazione non solo in Italia, ma anche in altre nazioni. A partire da quel giorno a Firenze iniziò la campagna di solidarietà “Giustizia per Niccolò Ciatti”, la quale non si è mai fermata e a distanza di due anni ancora produce vasta eco mediatica.

“Giustizia per Niccolò”, è quanto scritto dal papà Luigi su Facebook. “Non sarà facile ma per Niccolò ce la faremo. Questo glielo dobbiamo”, si legge in un altro post. E ancora: “Eri in vacanza tranquillo con i tuoi amici, sono tornati in sei, siamo venuti noi a prenderti Niccolò ma da quel sonno non siamo riusciti a svegliarti più……”, rende noto il genitore affranto che vorrebbe “tornare indietro” per non lasciar andar via suo figlio.

Dopo l’accaduto, venne svelato che i tre aggressori avevano alle spalle un passato militare, oltre ad essere pratici di discipline marziali. Quella notte i facinorosi iniziarono ad aggredire senza motivo alcuni degli amici di Niccolò per poi proseguire, all’esterno del locale (alle 3 di notte), il pestaggio del 22enne italiano che cadde in ginocchio e fu finito con un terribile calcio alla testa. Il momento della giustizia è però finalmente giunto e la memoria di Niccolò potrà trovare la definitiva quiete.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.