Soli…in compagnia!

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di Alessandra Hropich

“Ci sono persone che hanno un compagno, ma che si sentono talmente sole e vuote che è come se non lo avessero. Altre, invece, pur di non aspettare, decidono di camminare accanto alla persona sbagliata e, nel loro egoismo, non permettono a quella persona di allontanarsi, anche se sanno che non la rendono felice.

Ci sono persone che portano avanti matrimoni o fidanzamenti ormai distrutti, perché credono che stare da soli sia difficile ed inaccettabile. Ci sono persone che decidono di occupare il secondo posto cercando di arrivare al primo, ma quel viaggio è difficile, scomodo e ci riempie di dolore e di abbandono.
Eppure, ci sono altre persone che sono da sole e vivono e brillano e si lasciano travolgere dalla vita nel migliore dei modi. Persone che non si spengono, anzi, al contrario, che ogni giorno si accendono di più. Persone che imparano a godersi la solitudine perché le aiuta ad avvicinarsi a se stesse, a crescere e a diventare più forti dentro.
Queste persone sono quelle che un giorno, senza sapere esattamente quando né perché, troveranno al loro fianco una persona che le ama con amore vero e, allora, si innamoreranno nel modo più bello…”
— Madre Teresa di Calcutta

Qualche esperienza positiva e non, vorrei qui accennarla. Certo è che, nel recente periodo del lookdown, si sono ritrovate coppie insieme a casa, a lavorare e comunque a vivere più a lungo sotto lo stesso tetto. Mai come in quel periodo ho conosciuto mariti e mogli che sono andate nel panico. Chi litigava di più del solito, chi si rifugiava nel  cibo, chi si è inventato impegni nuovi tipo conferenze video, call, webinar ecc, tutto per evitarsi con il partner.

Non potrei qui raccontare di tutti ma accenno solo a tre casi di amici che rappresentano comunque i comportamenti anche di altri. Un mio vecchio amico commercialista ( quindi parlo di un sedentario per eccellenza) già in crisi coniugale da tempo, non aveva accolto la possibilità di lavorare da casa con gioia, conoscendolo poi di persona e vedendolo invecchiato ed ingrassato, compresi che, la sua vita, era fatta solo di consuetudine senza vero entusiasmo e il colpevole non era il lookdown, nel suo caso.

Un secondo amico medico, invece, approfittò della sua permanenza a casa per riprendere a dipingere quadri, sua passione di sempre ed ogni giorno sembrava essere più entusiasta delle nuove opere da lui realizzate ma non aveva crisi coniugali precedenti.

Infine, un dirigente di un Comune il cui modo di essere somigliava più alla monotonia di vita del commercialista, viveva più o meno la sua stessa noia coniugale anche se il dirigente aveva una figlia, a differenza dell’ altro, senza figli. Inquieti entrambi, desiderosi di vantarsi di prestazioni immaginarie con
l’ amica/che di loro gradimento.

Dunque, tre amici social presi tra i tanti ma solo il medico è rimasto e diventato poi amico nella vita reale, gli altri due, che pur mi fecero talvolta sorridere con le loro esternazioni bestiali ( di cui parlerò in un mio prossimo libro) si sono dileguati e il motivo è solo da ricercarsi nella loro volontà di riempire il loro vuoto servendosi della scrittrice e di qualsiasi altra amica social.
Ed ovviamente scrivere scemenze a me, non solo per i due annoiati, rappresentava un modo di evadere dal grigiore della loro vita in quanto persone profondamente sole, pur vivendo sotto lo stesso tetto con il loro coniuge, una situazione comune a molti che poi si riversano nel mondo virtuale, alla ricerca di un qualsiasi briciolo di emozione.

A chi sostiene che il lookdown abbia creato crisi e malesseri coniugali e familiari, rispondo che il malessere esisteva per molti già da prima della pandemia, ritrovarsi poi maggiormente insieme, porta solo a sopportarsi più a lungo e ad avere tra i piedi persone che non riempiono di certo di gioia, il vuoto poi si cerca di colmarlo non con uno specialista che potrebbe chiarire molti lati oscuri no ma con i social e lì, nella chat della persona che più ci ispira, si gettano tutti i propri isterismi, i desideri, i sogni, le farneticazioni alla ricerca di qualche straccio di emozione, come fece il commercialista, il dirigente e tanti altri.

Concludo a tal proposito con un pensiero non mio:
“L’ animo umano talvolta si rivela un luogo di tenebre e irrisolti che celiamo a noi stessi dietro una maschera di integrità!”

 

Scrittrice e Pubblicista. Esperta di tematiche sociali, Relatore, Opinionista. Mi occupo di Comunicazione aziendale, Istituzionale e politica. All' Avvocatura ho preferito la Comunicazione perché adoro raccontare la realtà, fatti rigorosamente veri.