Solidarietà a Gino Sorbillo

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di Enrico Ariemma

Questo è un uomo operoso e dignitoso con vetrata devastata da una bomba, e questa è la diavola con funghi di Sorbillo, prova lampante dell’esistenza di dio, dice il poeta, eppure nient’altro che una pizza, acqua farina lievito pummarola e un segreto impenetrabile che resiste alle imitazioni.

La pizza di Gino Sorbillo Artista Pizza Napoletana, oltre ad attingere le vette del sublime in senso kantiano, è divenuta nel tempo, perché importa questo, icona trendy, calamita turistica, il luogo della pizza gourmet e della pizza sospesa: uno dei simboli dei Tribunali, di fronte al Diaz, dove ha studiato Pino Daniele e dove il culto e la memoria di Pino Daniele sono ancora così vivi e vitali, a uno sputo da San Lorenzo San Gaetano San Gregorio Armeno, da Napoli Sotterranea, icone della riqualificazione tentata di un luogo di bellezza abbacinante, le spie di un tentato nuovo radicamento pulito su un territorio meraviglioso e martoriato, apertissimo ai turisti.

Poi però se vuoi fare l’imprenditore serio, lungimirante, che pianifica, che crea aperture, che esporta se stesso e la propria cultura, e, ovviamente, fa i soldi, allora ti vengono a bussare alla porta, e la bomba, come cinque anni fa l’incendio, foss’anche per le solite questioni di racket non è semplice esibizione di paranzeria, ma si carica di un valore simbolico debordante, implica un “qui lo stato siamo noi”, “qui non si libbbera il resto di niente”.

Gino Sorbillo

No, non ho la soluzione, ma non riesco a stare zitto, ad esempio sulle videocamere promesse e mai realizzate, sulle istituzioni locali da passerella e su quelle nazionali latitanti, e pure sulla montagna di merda autorigenerante che qui nessuno riesce, e altrove nessuno ha interesse, a sciacquonare nelle fogne.

Attendo il Godot che curi il cancro che continua a dilaniare Napoli, a mezzogiorno come alle cinque della sera, Napoli e i suoi poveri meravigliosi maledetti quartieri e rioni in balia dell’anarchia criminale che bussa stanotte a Sorbillo, ieri a Poppella alle sette del mattino alle 7 e mezzo del mattino quando la luce rischiara gli zaini dei ragazzi già in strada, l’altro ieri alla salumeria di Ciro Scarciello, e domani chissà, lo attendo anche combattendo stotytellings fasulli e in malafede così come omertà preconcette di chi nulla vuol sapere, per paura o negazionismo, certo “ma guarda intorno a te che doni ti hanno fatto ti hanno inventato il mare, ti sembra niente il sole”, non siamo a Pordenone, ma non so gli altri, io mi sono rotto degli e allora il PD, e dunque ci sarà difetto di prevenzione e scarsezza di repressione, però questi non sono piccoli episodici problemi ma un virus endemico e strutturalmente attivo e persistente, su cui non puoi limitarti a tenere il carro per la scesa mettendolo sotto il tappeto o derubricandolo a colpo di coda di un mostro ormai sconfitto.

Solidarietà a Gino Sorbillo, e che sia attiva, fatta di presenza, di aggregazioni spontanee dal basso e di provvedimenti feroci dall’alto, non facciamoci scippare pure la migliore delle nostre pizze, santi Numi.

Forza Napoli sempre. La città.

Enrico Ariemma

Enrico Ariemma Docente di Lingua e Letteratura latina presso l’Università di Salerno. Uomo di inverni miti e di estati di passione, malato di Napoli e di filologia, in quale ordine non saprebbe dire. Chirurgo di testi per vocazione antica e per impegno accademico, prova con francescana ostinazione a educare alla Bellezza, dinanzi ai cui inattesi impercettibili cristalli si stupisce e si commuove. Per questo detesta con pervicace ostinazione il brutto, il crasso, il banale, il volgare. Stanziale da quarant’anni al San Paolo, legge, scrive, insegna, cavalca una moto, inforca gli sci, va per mare, vagabonda per mostre, viaggia per le leghe del pensiero e per le strade del mondo. Ama.