Usa, Donald Trump in stato di accusa. Cosa accadrà dopo l’impeachment

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di Alessandro D’Orazio

Donald Trump è ufficialmente il terzo presidente americano a finire in stato d’accusa (“impeachment”) dopo Andrew Johnson nel 1868 e Bill Clinton nel 1998 (Nixon si dimise prima del voto). I due articoli di impeachment – approvati il primo con 230 voti favorevoli e 197 contrari, il secondo con 229 voti a favore e 198 contrari – riguardano le accuse di abuso di potere (per aver pressato il leader ucraino Volodimir Zelenskij affinché aprisse un’inchiesta su Joe Biden, in cambio di 391 milioni di dollari in aiuti militari già varati) e di ostruzione al Congresso (in occasione di tale circostanza il Presidente Trump avrebbe intralciato l’inchiesta).

La parola passa ora al Senato, allorquando a gennaio inizierà un processo durante il quale verrà deciso se condannare e rimuovere Trump. Se meno dei due terzi dei senatori voteranno per ritenerlo colpevole, il presidente americano resterà in carica. Al contrario, se il 67 per cento lo condannerà, Trump verrà rimosso e il suo incarico verrà assunto dal vice presidente. Approvando l’impeachment contro Trump, la Camera dei Rappresentanti Usa “ha fatto il suo dovere costituzionale.

Sfortunatamente sembra sempre più evidente che il Senato repubblicano non lo farà. Questa questione non sarà risolta fino al prossimo novembre dal popolo americano”, ha dichiarato il candidato alla presidenza con i democratici Michael Bloomberg. Secondo l’ex sindaco di New York, infatti, la messa in stato di accusa di Trump si concluderà con l’assoluzione da parte del Senato controllato dal Grand Old Party.”Questo è un assalto all’America e un assalto al partito repubblicano”, è stata dall’altro versante la replica di Trump, sia via Twitter sia durante il comizio in Michigan tenuto proprio in concomitanza con il voto alla Camera. “Hanno provato a sottopormi all’impeachment dal primo giorno”, ha insistito il tycoon 73enne che punta al secondo mandato.

Si tratterebbe di “atroci bugie della sinistra radicale, dei democratici nullafacenti”. A dare manforte al presidente americano ha provveduto poi il suo omologo russo Vladimir Putin, secondo il quale: “l’impeachment di Trump si basa su accuse inventate ed è difficile che il Senato voti contro un rappresentante del proprio partito, per motivi assolutamente inventati”, ha detto durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno.In conclusione, tutto sembrerebbe presagire una assoluzione dalle accuse mosse che si concretizzerà con la seduta del prossimo gennaio. Nel frattempo però il presidente Trump dovrà fare i conti con le tante critiche rivolte dall’opposizione, oltre che guardarsi bene dai vari franchi tiratori repubblicani che lo vorrebbero dimissionario.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.