Uscire dall’Euro?

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L’ otto Novembre cade il primo anniversario della scomparsa di Luciano Gallino: sociologo-economista dell’università di Torino e strenuo oppositore della politica di austerità. Ha scritto vari testi di sociologia applicata al mondo del lavoro e, negli ultimi anni si è dedicato esclusivamente a spiegare la crisi economica in tutti i suoi aspetti: le cause, gli effetti e le conseguenze negative delle politiche sbagliate che ne sono scaturite, producendo un sempre maggiore divario tra benestanti e i meno abbiente. Dai suoi scritti, ne scaturisce la visione di un intellettuale che si scaglia, senza esclusione di colpi, contro le banche che hanno causato la crisi e contro l’euro e l’Europa che ne hanno fatto da supporto, con la relativa corresponsabilità.

©AlessandroParis/Lapresse Trento 01-06-2008 economia Festival dell'economia Nella foto: Luciano Gallino
©AlessandroParis/Lapresse
Nella foto: Luciano Gallino

Da qualche anno circola, in certi ambienti di opposizione politica europea, la volontà di battersi per una modifica del valore dell’Euro, coniato fin dall’inizio su quello del Marco tedesco, con relativo deprezzamento della vecchia lira. Il Gallino quindi propone l’uscita dall’Euro ma non dalla Comunità europea, lentamente e senza traumi, ma come?Nell’ultimo testo “Come uscire dall’euro”, pubblicato qualche mese dopo la sua scomparsa, il Gallino dà una soluzione per il nostro paese, proponendo l’uscita dall’euro ma non dall’Unione Europea. Ma vediamo in sintesi cosa propone. Lui parte dal concetto di sovranità di cui già nel Cinquecento Jean Bodin ne specificava l’autodeterminazione di un popolo nelle varie scelte di governo: dalla libertà di legiferare alle politiche economiche e non solo.  Con l’adesione all’Euro abbiamo rinunciato alla sovranità  di legiferare in modo tangibile su l’economia del Paese.  Tale cessione di autonomia è stata di fatto possibile solo dopo la modifica dell’art. 81 della Costituzione inserendo l’obbligo di pareggio del bilancio dello Stato su una semplice richiesta del Presidente dalla Commissione  europea. Con ciò si tronca di colpo la possibilità, per lo stato italiano e per tutti gli stati della comunità europea, di perseguire  qualsiasi politica economica autonoma. “Non si era mai visto, nella storia degli stati moderni una simile cessione di sovranità, se non in caso di occupazione militare” scrive il Gallino. Con ciò si è annullato il potere alla Banca d’Italia (che non è più banca di diritto pubblico) di creare denaro, delegandolo questo compito alla Banca Centrale Europea che poi, li presta alle banche private le quali, a loro volta li girano ai governi con i relativi interessi che gravano, in ultimo, sui cittadini. Questa interferenza e controllo della spesa pubblica, significa limitare le scelte di una nazione con conseguenze negative sulle pensioni, sanità, scuola, università, beni culturali ecc. Si ha come risultato le varie riforme di austerità con i suoi effetti negativi nel mondo del lavoro, della scuola, nell’assistenza, nella sanità ecc. Nel mondo del lavoro ha prodotto oltre al precariato quasi perenne, anche il libero licenziamento senza giustificato motivo, con l’annullamento o quasi dei sindacati. La Commissione europea ha richiesto di indirizzare la programmazione scolastica, non verso la formazione del cittadino, ma verso l’obiettivo della “crescita economica, competitiva e di mobilità”, insito nel concetto del “liberismo economico globalizzato”. Alcuni dati: il passaggio dalla lira all’euro, è costato solo inizialmente 1.800 miliardi di interessi sul debito prodotto. Solo nel 2015 gli interessi pagati alle banche private sono stati di 2200 miliardi di Euro, per assestarsi tra i 90 e 95 mila Euro annui. Certo la situazione italiana non è quella spagnola o portoghese, ma è stato calcolato che per colmare totalmente gli interessi ci vorranno non meno di venti anni. Purtroppo il debito negli ultimi anni non diminuisce ma aumenta. Quindi si prospetta un  futuro economico disastroso.

Sembra una proposta irrealizzabile, ma non lo è, e spiega come sia possibile. Infatti, col trattato di Lisbona, in vigore al 1° Dicembre 2009, viene modificato l’Art. 50, del trattato dell’Unione Europea, il dà la possibilità di  “recedere” dall’Euro con delle clausole specifiche. Su questo articolo si basa la BreXit Inglese. Infatti il primo comma di detto articolo recita: “Ogni stato membro può decidere, in modo conforme alle proprie norme costituzionali di recedere dall’unione”. A tale enunciazione seguono una serie di clausole e condizioni che precludono la definizione di strumenti tecnici e giuridici che chiariscano la loro applicazione mediante la realizzazione di strutture logistiche non esistenti. Insomma l’uscita è complessa ma realizzabile. Ciò implicherebbe la ridenominazione dell’euro in una nuova moneta nazionale con conseguente ridefinizione del debito pubblico. Sicuramente ne conseguirebbe una certa svalutazione che potrebbe, però, essere limitata dalla immediata adesione a un meccanismo di controllo dei cambi. Ci sarebbero problemi tecnico-legislativi e logistici per la mancanza di direttive concrete di realizzazione dell’uscita dall’Euro, tanto che sono previsto non meno di tre anni  per la definitiva uscita dell’Inghilterra dall’Europa, nonostante non abbia mai aderito alla moneta unica europea. Insomma, uscire si può, ma non si sa come.

Tommaso Arcella