Verremo ancora alle vostre porte, e grideremo ancora più forte

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di Danilo Cappella

Quando arriva il lunedì ed un’altra giornata del campionato di serie A è giunta alla conclusione, o quasi, Sampdoria e Spal ci perdoneranno, le notizie sono sempre le stesse, cambiano soltanto alcuni numeri.
Quelli delle vittorie consecutive della Juve.
Quelli dei tiri in porta di Ronaldo.
Record su record per la squadra bianconera che, sicuramente, continuando di questo passo, riuscirà a piazzare il record più grande.
Quello del numero di persone che è riuscita a far disamorare del pallone.
Un pallone, che, purtroppo non esiste più.
Non è più una questione di corsa, di sudore, di tattica.
Non c’entra più niente tutto questo.
Ora, è solo una questione d’affari.
E di poteri, e di sotterfugi.

Una squadra che è come il bambino proprietario del pallone col quale da piccolo non volevi mai giocare ma ci eri costretto perché era l’unico ad avere i mezzi, che ti minacciava di andar via se non lo facevi giocare, che dettava le regole perché, “o si fa a modo mio, o salgo col pallone”.

Una società che ha in mano un intero sistema, dai giornalisti che passano il tempo a tesserne le lodi, e a denigrare qualunque cosa vada contro tale sistema con l’obiettivo di ribaltarlo; alla classe arbitrale, incapace di essere imparziale, vittima e carnefice allo stesso tempo.
E tutti che fingono di non vedere, di non ricordare quanto già ci ha fatto del male anni fa.
Come se nessuno lo vedesse che la massa muscolare di Bernardeschi, per dirne uno a caso, in un anno e mezzo è aumentata del triplo, diciamo da quando lui e il dottor Agricola si sono incontrati.
Ma tanto, i mass media asserviti a tale potere ne parlano come di un calciatore ormai decisivo e pronto a prendere in mano le redini del calcio italiano.
Mentre Insigne si danna, dall’alto del suo metro e mezzo, per cercare di mettere in mostra tutto il suo talento.

Vale la pena sottolineare che tutto questo discorso va ben oltre i novanti minuti giocati Sabato scorso.
Il Napoli probabilmente la partita l’avrebbe persa comunque, perché ha abbassato troppo il proprio baricentro dopo essere passato in vantaggio, e perché gli episodi non hanno girato benissimo.
Il discorso, purtroppo, è molto più ampio di così.
Perché, se l’avessimo vinta, davvero si può credere che ci sarebbe stato permesso vincere il campionato?

I due telecronisti, Sabato sera, durante la partita, hanno detto che il Napoli non può fare così, non può smettere di crederci, perché anche il Leicester era più scarso di Liverpool, Chelsea e Manchester City quando ha vinto la Premier.
Ma qualcuno crede che in questo momento storico, Premier League e Serie A siano due campionati lontanamente paragonabili?
O qualcuno crede davvero che la Juventus abbia vinto lo scorso campionato sul campo?

Nel paese della Regina, girano forse più soldi che nel campionato italiano, eppure tutto appare pulito, meravigliosamente sportivo.
Questo che vediamo ogni giorno in Italia, è tutto, tranne che sport.

E allora perché continuare a seguirlo?
A caldo, avrei risposto, per nessun motivo.
Spegnete tutto, uscite, non diamogliela vinta ancora una volta.
Ma il sistema tiene in scacco anche a me, anche noi.
Soprattutto noi Napoletani.
Perché siamo quelli che credono nell’imprevedibile.
E l’imprevedibile può cambiare tutto, perché è l’essenza dello sport.
Può sovvertire anche ciò che è perfettamente programmato per non essere distrutto.
Altrimenti non sarebbe imprevedibile.
E quando vedi la maglia della tua squadra in campo, e senti quell’emozione crescere, non puoi fare a meno di crederci ancora.
Lo sai che andrà male, te lo toglieranno ancora da sotto il naso, ne sei certo, non ti va di credere in nulla.
Ma lo fai perché sei Napoletano.
E qui non è una questione d’affari, qui si trascende anche dallo sport.

Si chiama appartenenza, si chiama amore.
E allora continueremo a crederci finché non ci toglierete anche questo diritto.
E sempre qua ci troverete, a subire le vostre angherìe fino al giorno in cui arriverà Baffone.
Perché tanto arriverà, statene certi.
Nell’attesa che ciò accada, in questo piovoso lunedì, vado a vedere quale altro record attribuiranno alla squadra migliore d’Italia.

 

Danilo Cappella

Sono un ingegnere aerospaziale di 28 anni, appassionato di lettura, viaggi e malato del Napoli e di Napoli. La passione per la scrittura e per i viaggi mi ha permesso di aprire la mente, di non avere pregiudizi, di considerare la vita in maniera non convenzionale, e di immaginarla come un immenso viaggio tra le culture di ogni parte del mondo.