Violenza sulle donne. Quando i fondi non aiutano a rispondere all’urgenza.

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di Simona Barra

12 milioni di euro per i centri antiviolenza. Questi sono stati nel 2017 i fondi devoluti ai centri antiviolenza.

Mariangela Zanni, consigliera D.i.Re. (Donne in rete contro la violenza) ha fatto un breve calcolo che spiega molto bene la situazione in cui versano molti centri antiviolenza.

Partiamo dall’inizio. Secondo i dati Istat sono 43.467 le donne che in Italia si sono rivolte a delle strutture per chiedere aiuto e supporto nel 2017 e il 67.2 % di queste ha iniziato un percorso di uscita da una vita di soprusi e maltrattamenti

Se dividiamo i 12 milioni di euro per il totale delle donne che hanno cercato aiuto la cifra è irrisoria e non arriviamo nemmeno ad un euro al giorno.

L’indagine è stata possibile a partire dai dati ottenuti dai 281 Centri Antiviolenza distribuiti sul territorio nazionale, in collaborazione con il Dipartimento della Pari Opportunità, il Consiglio Nazionale per le ricerche e le regioni.

La richiesta è elevatissima ma il numero dei Centri è inferiore rispetto all’urgenza. Bisognerebbe aumentarne il numero così come è necessario riconoscere la professionalità degli operatori che vi lavorano soprattutto dal punto di vista della retribuzione.

I tassi di accoglienza più elevati si hanno nelle regioni Emilia Romagna, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Toscana, Umbria (fonte corriere.it)

La legge di Ratifica della Convenzione di Istanbul del 2013 ha come obiettivo quello di avere un Centro Antiviolenza (Cav) ogni diecimila abitanti. Il problema però è che la loro copertura sull’intero territorio è ancora esigua rispetto al reale bisogno dal momento che ci sono ancora molte zone completamente scoperte.

La loro efficienza non è messa in discussione, come scrive l’Istat “Ottima la reperibilità offerta dalle strutture, aperte in media 5,1 giorni a settimana per circa 7 ore al giorno. La quasi totalità ha attivato diverse modalità per esserlo in modo continuativo, dal numero verde alla segreteria telefonica. L’89,7% dei centri assicura ascolto cinque o più giorni a settimana, e solo il 2% non ha adottato soluzioni di continuità h 24, ma comunque aderisce al servizio di chiamate urgenti allo 1522. Molti, inoltre, i servizi offerti in risposta all’esigenza di personalizzazione dei percorsi per superare abusi e sopraffazioni subite”.

 

Simona Barra nasce a San Giorgio a Cremano 22 anni fa. Ha studiato al liceo classico Garibaldi di Napoli e ora frequenta la facoltà di Giurisprudenza presso la Federico II. Appassionata di cinema, musica, libri e sport ha iniziato quest'anno la collaborazione con il Domenicale News.