Alessa’, lasciali perdere…

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di Andrea Carpentieri

Sì, ho visto anche io il fallo di mano che al Maradona mandò l’Inter sul dischetto.
Sì, ho visto anche io il tocco di mano che è costato al Napoli un rigore contro il Verona: però prima c’era un fallo notato da tutti i commentatori d’Italia meno che da arbitro e Var, sicché quello per me non è neppure un errore.
Sì, ho visto anche io il fallo che ieri sera ci è costato due punti, ma ce li è costati insieme agli errori di tutta una squadra incapace di segnare due reti ad avversari modesti e ridotti in dieci uomini.
Dunque, li ho visti anche io gli errori clamorosi commessi da Alessandro Buongiorno in questa difficile stagione, come ne ho visti altri di tempo e posizionamento disseminati in varie partite.
Già che ci siamo, ho sentito pure le voci sulle sue frequentazioni femminili, sulle serate che vengono tirate fino a quando diventano notti, voci di cui questa città, se le cose vanno male, non è mai parca.
Però ricordo anche di aver pianto di gioia per il quarto scudetto a maggio scorso, e ricordo che quel pianto e quello scudetto furono in buona parte figli della miglior difesa del campionato: miglior difesa della quale Buongiorno era stato senza dubbio l’elemento più impattante, più aggressivo, più trascinante.
Ricordo bene i discorsi sul miglior centrale italiano, sul grande talento portato a casa, sul muro invalicabile…
Oggi le cose non vanno bene, dirlo e rimarcarlo ci sta. Quello che non ci sta è vomitare veleno e merda su questo ragazzo: perché non sbaglia di proposito, perché un Maradona prevenuto stritolerebbe chiunque ed in questa fase abbiamo bisogno che tutti i superstiti siano lucidi, calmi, sereni. Perché la vita di uno sportivo, anche ai massimi livelli, può conoscere fasi negative come quella che sta attraversando Alessandro Buongiorno, ed è in questi momenti che chi si proclama tifoso, chi dice di amare i colori azzurri, non può e non deve fare altro che sostenere, far sentire a chi è in difficoltà che non è e non sarà mai solo.
Vorrei davvero sapere quanti, fra coloro che stanno attaccando ferocemente il numero 4 del Napoli, sono stati in vita loro campioni d’Italia, quanti sanno cosa si provi a vedere che ciò che fino a ieri ti riusciva oggi non ti riesce, cosa si provi ad andare in gara con la pressione di dover smentire non chi ti critica in modo legittimo, sereno e pacato, ma chi da mesi non fa che dire <<ca nun si’ buono>>.
Alessa’, lasciali perdere: quelli che hanno visto e vinto sempre solo le gare dell’alzata dal divano sono i peggiori, sono i più pronti a metterti alla berlina. Chi ama la maglia, chi ama la squadra, ama anche te, con tutte le minchiate che stai facendo in questa stagione: lavora sodo, stai sereno, perché ne uscirai, ne usciremo. Di slancio, di corsa, al galoppo, sul carro: preparati, come sempre bisognerà stringerci perché “loro” saranno i primi a volerci risalire.

Andrea Carpentieri è dottore di ricerca in filologia classica, ed ha al suo attivo diverse pubblicazioni nell'ambito degli studi di letteratura latina. Ex agonista nel karate, ha avuto la fortuna di vincere trofei e medaglie nazionali ed internazionali nella specialità del kumite (combattimento). Che si tratti di letteratura, lingue vive o morte o arti marziali, ogni giorno prova ad insegnare, cercando però, soprattutto, di continuare ad imparare.