Andrea Camilleri: Riccardino, l’ultimo Montalbano

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di Maria Rusolo

“Un autentico cretino, difficile a trovarsi in questi tempi in cui i cretini si camuffano da intelligenti.”

Chi non conosce Camilleri, chi non si è affezionato al suo doppio Montalbano, chi non si è fermato un attimo solo a sentire le sue parole in qualche intervista in silenzio, chi non è riuscito in qualche modo indipendentemente dalla sua provenienza a comprendere le sfumature di quella lingua inventata che sapeva di mare, di sole, di dolore e di speranza.

Camilleri è ancora vicino a noi con le sue trame intricate ed umane, calate profondamente nei tempi, e che lo hanno reso per questo l’esponente più in vista di una letteratura popolare che studieremo per lungo tempo e di cui scopriremo sfumature celate e la profonda capacità di leggere gli eventi presenti e futuri. C’ è un equilibrio perfetto nella sua opera, tra ambiente e personaggi, che non hanno mai nulla di caricaturale, ma sono umani nell’accezione più alta del termine anche quando sbagliano, uccidono e vanno contro la morale e le leggi.

L’autore come si fa chiamare, nell’ultima sua opera postuma Riccardino, dal Commissario Montalbano è uno che non si prende troppo sul serio, che scrive con grande senso di responsabilità e che non tralascia mai la critica spietata sui tempi che vive e viviamo. Il suo occhio sul mondo è lucido e preciso, così tanto preciso che i suoi sono racconti di cronaca nei quali c’è sempre un viaggio interiore da percorrere. Le indagini sono un viaggio fatto di incontri, di cadute e di scossoni vissuti attraverso lo stato d’animo del suo protagonista, attraverso i suoi bisogni umani, attraverso la casualità così tanto presente in molti autori Siciliani a cui lo stesso si ispira e cita continuamente. Camilleri è un uomo colto, e la sua una cultura non ” accademica” ma popolare, come dovrebbe essere d’altra parte, una cultura che arriva a tutti con semplicità e che spinge ad acquisire una coscienza comune, una coscienza collettiva.

In questo ultimo Racconto, in questa ultima intricata indagine, quasi senza finale, scritto molti anni prima della sua scomparsa, sceglie cosa deve accadere del suo doppio. Ha sempre scritto e detto che Montalbano sarebbe scomparso con lui e così è stato, scompare nel senso letterale del termine, piano piano, man mano le parole scivolano sulle pagine, così come è entrato nelle nostre vite; scompare con la sua Marinella, con le sue nuotate, con il suo corpo bagnato dal mare che lo avvolge e placa, con il suo cibo, consolazione e pace, con il suo modo di entrare in Commissariato e di riflettere sugli scogli sulla natura umana, e su come le cose che ci appaiano in un modo, in realtà al loro interno nascondono altri e più intricati significati. Riccardino è un meta romanzo, come direbbero quelli più bravi di me, in esso finalmente Montalbano e l’Autore si confrontano a muso duro, apertamente, si parlano, si scrivono, l’uno con il coraggio di non cedere il posto all’altro, l’uno che stanco vorrebbe chiudere l’indagine seguendo le proprie larghe intuizioni e l’altro che ha fretta di chiudere. Un gioco delle parti per dirla alla Pirandello, nel quale nessuno è pupo e nessuno è puparo, ma le vite si intrecciano e l’uno prova a sfuggire all’altro.

Una rincorsa verso l’epilogo per l’autore, ed una verso il viaggio per il Commissario. Se raccontassi come si sviluppa questa ultima indagine toglierei al lettore il gusto di soffermarsi sulle parole e sugli eventi, ma posso dire con assoluta certezza che non mi sarei aspettata finale diverso, da chi ha reso il giallo nel nostro Paese un genere degno di rispetto, perché non ha mai scimmiottato altri, da cui pure ha tratto spunti ( Maigret, Poirot, Sherlock Holmes), ma ha costruito quel principio di parità tra lettore e scrittore che tanto piaceva a Sciascia : ” Il giallo è la forma più onesta di letteratura perché lettore e scrittore sono su di un piano di assoluta parità, al lettore si richiede un esercizio pari a quello di chi ha scritto la storia”. Il libro si apre con una telefonata alle cinque di mattina, dopo una notte insonne del Commissario, un semplice errore di numero che apre la strada a ben altri scenari. E tutto si chiuderà con un’altra telefonata, ma questo al lettore il compito di scoprirlo. Una appassionata di gialli come me non toglierebbe mai il gusto di un finale a sorpresa. Buon viaggio Montalbano mi mancherai, mi mancherà il tuo amore per la solitudine e per le sigarette, mi mancherà il tuo modo passionale ma anche indolente di amare, la tua straordinaria rettitudine e lucidità e la sete di vita, e di cose, mi mancherà l’odore del mare di notte, e la malinconia al cospetto del covo di vipere, il tuo modo di reagire agli abusi ed il tuo legame alla terra ed alle cose concrete, il tuo essere stabile e reattivo. E’ ora che tu vada a fare una nuotata nel tuo mare per trovare il bandolo della matassa.

“La vera differenza tra un uomo e un altro uomo risiede nelle loro teste, nei loro pensieri, e non nelle insegne, nelle bandiere, nelle divise, nelle rotelle di panno”

Maria Rusolo

Nasco in un piccolo paese della provincia di Avellino, con il sogno di girare il mondo e di fare la giornalista, sullo stile della Fallaci. Completamente immersa, sin dalla più tenera età nei libri e nella musica, ma mai musona o distante dagli altri. Sempre con una battaglia da combattere, sempre con l’insolenza nella risposta verso gli adulti o verso chi in qualche modo pensasse che le regole non potessero essere afferrate tra le dita e cambiate. Ho sempre avuto la Provincia nel cuore, ma l’ho sempre vissuta come un limite, una sorta di casa delle bambole troppo stretta, per chi non voleva conformarsi a quello che gli altri avevano già deciso io fossi o facessi. Decido di frequentare Giurisprudenza, con il sogno della Magistratura, invaghita del mito di Mani Pulite, ma la nostra terra è troppo complicata, per non imparare presto ad essere flessibile anche con i sogni e le speranze, per cui divento avvocato con una specializzazione in diritto del lavoro prima e diritto di famiglia poi, ma anomala anche nella professione e mal amalgamata alla casta degli avvocati della mia città. La politica e la cultura , i cuori pulsanti della mia esistenza, perché in un mondo che gira al contrario non posso rinunciare a dire la mia e a piantare semi di bellezza. Scrivo per diletto e per bisogno, con la speranza che prima o poi quei semi possano diventare alberi.