Appello ai liberi e forti

Condividi su
Share

di Maria Rusolo
A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini supremi della patria, senza pregiuidizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e di libertà. […] A tutti gli uomini moralmente liberi e socialmente evoluti, a quanti nell’amore della Patria sanno congiungere il giusto senso dei diritti e degli interessi nazionali con un sano internazionalismo, a quanti apprezzano e rispettano le virtù morali del nostro popolo”
Quello che ci aspettavamo è arrivato nel peggiore dei modi possibili, senza riflessione, senza la benché minima attenzione agli italiani, ai problemi delle classi socialmente e culturalmente più deboli; come i Barbari che arrivavano in un territorio ed al dispetto di tutto e tutti e distruggono senza una logica specifica, con il solo intento di creare terrore ed affermare con la forza il nuovo potere, si è consumato lo strappo del governo giallo-verde. In questo ultimo anno abbiamo assistito ad una gestione pubblica vissuta come accaparramento dei posti e delle collocazioni, senza un minimo di aria per poter respirare, anzi, con il chiaro intento di ridurre l’aria vitale agli individui in modo da ridurli una condizione di sudditanza eliminando ogni valore al senso di “cittadinanza”.
La logica della comunicazione era chiara sin dal primo momento, rendere pubbliche, amplificandole, le paure e le speranze, utilizzando slogan e parole chiavi, ripetute costantemente al solo scopo di creare masse indifferenziate, annientando ogni capacità critica. Ma questo è solo il punto di arrivo di una politica che ha destabilizzato negli ultimi trent’anni ogni centro di potere istituzionale, alimentando la logica dei nani e delle ballerine, e la cantilena che il potere è marcio. La verità è che sono gli uomini a gestire, sono gli uomini ad alimentare le proprie posizioni, per cui dinanzi ad una situazione così drammatica, che vede salire lo spread a 240 in una sola notte, occorre correre immediatamente ai ripari, assumendosi pienamente le proprie responsabilità, ma offrendo alle persone, agli elettori, ai cittadini di quello che era e potrà essere un Paese bello e forte, la piena coscienza che non ci si può presentare ad una battaglia per la libertà con le stesse logiche usate negli ultimi anni.
Occorre presentarsi con il capo cosparso di cenere, ed avendo in mano solo parole di verità, perché è innegabile, che tutto quello che accade è il risultato di anni di non attenzione ai bisogni delle generazioni più preparate di sempre. Non si è prestata la giusta attenzione ai territori ed alle logiche della economia sociale, se non in un’ottica di clientela e di consenso. E’ arrivato il momento di aprire le braccia e chiedere scusa per poter fare uno scatto in avanti, altrimenti si corre il rischio di rimanere intrappolati in un pantano da cui non si uscirà per il momento, soprattutto se la destra guadagna consensi tali da guidare il Paese, senza la palla al piede dei Cinque Stelle.
E’ necessario superare le proprie differenze, proporre un progetto ampio, inclusivo, riformista, che abbia come obiettivo la crescita culturale, umana ed economica di una comunità, e l’ordine delle parole non è un caso. Nulla può essere lasciato all’improvvisazione, perché un errore costerebbe caro a tutti noi. Un milione e mezzo di giovani che vanno via, Pil in calo, contratti di lavoro a tempo indeterminato in calo, riduzione delle detrazioni, aumento della pressione fiscale, aumento dell’iva dietro l’angolo, e potrei aggiungere ancora ed ancora decine e decine di elementi che ci pongono all’ultimo posto nella scala Europea della crescita e del benessere. Bisogna pesare ogni parola, perché ci sono milioni di giovani che si sentono offesi dalle raccomandazioni e dalla impossibilità di scegliere perché non protetti. Occorre imparare dagli errori del passato, farne tesoro e lottare per parlare un linguaggio chiaro e serio, restituendo la dignità agli ultimi.
“I popoli sotto dittatura anelano alla libertà; se manca tale anelito, cessa il senso della personalità, il desiderio del progresso, il valore dell’iniziativa. I popoli che tendono a progredire, si affermano nella libertà e per la libertà.“
Maria Rusolo

Nasco in un piccolo paese della provincia di Avellino, con il sogno di girare il mondo e di fare la giornalista, sullo stile della Fallaci. Completamente immersa, sin dalla più tenera età nei libri e nella musica, ma mai musona o distante dagli altri. Sempre con una battaglia da combattere, sempre con l’insolenza nella risposta verso gli adulti o verso chi in qualche modo pensasse che le regole non potessero essere afferrate tra le dita e cambiate. Ho sempre avuto la Provincia nel cuore, ma l’ho sempre vissuta come un limite, una sorta di casa delle bambole troppo stretta, per chi non voleva conformarsi a quello che gli altri avevano già deciso io fossi o facessi. Decido di frequentare Giurisprudenza, con il sogno della Magistratura, invaghita del mito di Mani Pulite, ma la nostra terra è troppo complicata, per non imparare presto ad essere flessibile anche con i sogni e le speranze, per cui divento avvocato con una specializzazione in diritto del lavoro prima e diritto di famiglia poi, ma anomala anche nella professione e mal amalgamata alla casta degli avvocati della mia città. La politica e la cultura , i cuori pulsanti della mia esistenza, perché in un mondo che gira al contrario non posso rinunciare a dire la mia e a piantare semi di bellezza. Scrivo per diletto e per bisogno, con la speranza che prima o poi quei semi possano diventare alberi.