Coronavirus e povertà, incrementati in varie città italiane, tra le quali Napoli, i servizi mensa per i più bisognosi

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di Alessandro D’Orazio

La fame non fa rumore. La fame la può raccontare solo chi la soffre, ma chi la soffre non ha mai avuto voce. Allora che cos’è la fame? E’ stare in fila accalcati con la speranza di ricevere un pasto caldo o non svegliarsi più come è accaduto a tanti clochard nel corso di questo periodo di pandemia. Spesso non si tiene debitamente conto del dramma sofferto dai cosiddetti “invisibili”: chi vive in strada, ma anche anziani soli, mamme con figli che non hanno più nemmeno lavori saltuari, papà separati. Che fine faranno queste persone se si tornerà nuovamente a chiudere le attività?

Non solo emergenza sanitaria, ma anche sociale dunque. Proprio come durante il primo lockdown si ripropone un po’ dappertutto, con ancora maggiore forza, il grave problema di chi, causa chiusure, ha perso il lavoro ed è in difficili condizioni economiche, tanto da avere difficoltà a fare la spesa. Nel culmine della prima ondata, il governo aveva in parte supplito al problema distribuendo buoni pasto affidati, per la consegna, ai singoli Comuni italiani. Tuttavia sono molte le amministrazioni e le associazioni che già si stanno mettendo al lavoro per ampliare la portata dei servizi mensa in favore dei più bisognosi.

E’ così che sono stati avviati progetti per organizzare i servizi mensa in maniera capillare e senza fare assembramenti. E’ il caso di Genova, ad esempio, dove “i senzatetto sono aumentati notevolmente” ha dichiarato di recente il Sindaco Bucci. Un altro caso è rappresentato dalla mensa del Carmine di Napoli, che si fa in quattro per cucinare e distribuire ogni giorno pasti per ben 500 persone. Ma la lista di piccole e grandi realtà che stanno predisponendo su scala nazionale iniziative di tal genere è lunga.

Resta il fatto che in questo momento, così brutto e difficile per tutti, la considerazione da fare sembra scontata: quali sono le misure previste dal governo per le fasce meno abbienti della popolazione? E soprattutto: tali misure saranno in grado di fronteggiare la nuova ondata pandemica oramai alle porte? Avere anche solo un pasto caldo è fondamentale. Chi ha fame non guarda al metro di distanza. Al metro di distanza dovrebbero provvedere le istituzioni e non le mense che distribuiscono gratuitamente ed in maniera volontaria cibo agli indigenti.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.