Corte dei Conti, risultati insoddisfacenti per Reddito di cittadinanza e Quota 100

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di Alessandro D’Orazio

Il Reddito di cittadinanza e Quota 100 sarebbero fino ad oggi delle misure fallimentari, almeno stando ai dati comunicati dalla Corte dei Conti, che ha presentato la relazione sul rendiconto generale dello stato 2019. Solo il 2% dei beneficiari del Reddito di cittadinanza è riuscito poi ad ottenere un lavoro attraverso i centri per l’impiego. Un flop analogo anche per Quota 100: i risultati sono stati al di sotto degli obiettivi prefissati, rende noto il Procuratore generale Fausta Di Grazia.

In merito alla misura voluta dai grillini, la Dott.ssa Di Grazia evidenzia che “risultano essere state accolte circa 1 milione di domande, a fronte di quasi 2,4 milioni di richieste, delle quali soltanto il 2% ha poi dato luogo ad un rapporto di lavoro tramite i Centri per l’impiego”.

A conti fatti sarebbero per questo poco più di ventimila i posti di lavoro trovati dai navigator a fronte di uno strumento “costato” 3,8 miliardi di euro. Dati che si discostano però da quelli già pubblicati qualche mese fa da Anpal che parlavano di 39.760 beneficiari del reddito di cittadinanza che avrebbero ottenuto un contratto di lavoro a fronte del milione di italiani che vedono ogni mese accreditato sulla propria Rdc card un emolumento medio di 531 euro.

Discorso simile per Quota 100, la misura con cui si può andare in pensione con un’età minima di 62 anni e un’anzianità contributiva non inferiore a 38 anni. Di Grazia sottolinea che “i risultati sono stati al di sotto degli obiettivi illustrati nella Relazione tecnica che accompagnava il provvedimento, avente anche finalità di ricambio generazionale della forza lavoro”. Il Procuratore generale spiega che alla data del 31 dicembre 2019 sono state approvate 155.897 richieste di collocamento in quiescenza, pari a circa il 69% delle domande presentate. In particolare, Di Grazia precisa che “delle istanze accolte circa il 49% riguarda soggetti con oltre 41 anni di contribuzione, a fronte di un’anzianità lavorativa media di 40 anni”.

In conclusione va evidenziato che talune forme di assistenzialismo se da una parte garantiscono standard di vita dignitosi, dall’altra rappresentano un rischio per lo sviluppo produttivo del Paese; oltre ovviamente a consegnare alla politica uno strumento di notevole controllo delle strutture sociali dello Stato. La soluzione? Il mantenimento di un costante equilibrio che non faccia mai oscillare troppo la bilancia nè dal lato dell’aiutino facile nè da quello del deleterio individualismo.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.