Il “mio” Ricciardi: tributo d’amore a Maurizio de Giovanni

Condividi su

di Mariateresa Belardo

Il “mio” Ricciardi l’ho guardato con il cuore.
Con tutti i pregiudizi possibili, perché noi lettori, noi lettori seriali dico, non ci limitiamo a sfogliare le pagine di un libro.
Noi ci appropriamo delle storie e dei personaggi, immaginandoli ognuno come più ci piace. Diventano nostri e guai a chi ce li tocca.
Come successe per la messa in onda de “I Bastardi di Pizzofalcone”, dobbiamo avere il tempo di metabolizzare quello che abbiamo visto l’altro ieri sera in tv: il “nostro Ricciardi” deve imparare a convivere e a plasmarsi con quello cinematografico.
Io, però, mi sono emozionata per quell’uomo che guarda Enrica dalla finestra.
Prima immaginandolo, mentre – uno ad uno – divoravo i libri di Maurizio de Giovanni e poi guardandolo sullo schermo.
Ho adorato Bambinella e Maione, non mi piace Livia ma non mi piaceva nemmeno prima.
La “mia” Enrica è più carina e poi io tifo per le donne di Napoli.
Ma noi #deGiovanners sappiamo tutta la storia, per cui… che faccio, spoilero?
Grande Maurizio, che hai presentato all’Italia un’altra cartolina di Napoli, dei suoi vicoli, dei mille colori che hai voluto ricordare con la voce della colonna sonora.
Grazie.
Come me, sono sicura, tanti hanno dato una collocazione ai personaggi, conoscendo e riconoscendo luoghi troppi spesso dati per scontati, dove magari passare senza soffermarsi sui dettagli e sui particolari evidenziati nella fiction.
Tanti, da l’altra sera  in poi, attraverseranno strade, porticati e sale immaginandosi i fantasmi di Ricciardi, il loro disperato grido di aiuto.
In fondo, la magia di un libro, la grandezza di una penna, sta proprio in questo: permettere a chi lo legge di vivere un’altra vita, in un’altra dimensione spazio-tempo, desiderando conoscere meglio i luoghi dove le storie, così sapientemente narrate, si svolgono.
Ambasciatore di Napoli e della napoletanità, quella sana, senza stereotipi o luoghi comuni.
Il mio, Maurizio, non è un giudizio critico nè oggettivo: è un tributo d’amore allo scrittore che, da anni, mi regala emozioni.
Ti ho amato dall’incipit del tuo primo libro che ho letto e non mi deludi mai.
Grazie.
Mariateresa Belardo

Al Domenicale con entusiasmo da più di un anno, dopo il banco di prova con Paralleloquarantuno. Giornalista per passione, scrive di tutto quello che la entusiasma, predilegendo i temi dell’ambiente e della cultura. Classe ’71,buddista, due figli, nel tempo libero cucina e gioca a burraco. Se dovesse descriversi con una sola parola, sceglierebbe “entusiasmo”, anche se si definisce un’anima in pena. Scrivere le è indispensabile: si firma #lapennallarrabbiata, e questo è il suo modo per denunciare ingiustizie e dare voce ai sentimenti che vive, come tutto quello che la riguarda, con un coinvolgimento totale.