Il Paese delle emergenze

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Il nostro è un Paese, per davvero, molto strano.

Nel giro di pochissime ore, complici il cambio di stagione e l’arrivo delle piogge, siamo passati dall’emergenza incendi, che è durata almeno due mesi, a quella dei temporali, visto che la pioggia, venuta giù nel corso della scorsa notte e delle prime ore del mattino, ha messo in difficoltà molte regioni italiane.

È evidente che così non può andare affatto.

Se, infatti, la crisi degli incendi era dovuta alla malafede dei piromani ed alla mancanza di un numero sufficiente di mezzi ed uomini, atti a spegnere i roghi accesi, è chiaro che l’emergenza di queste ore è dovuta all’assenza di manutenzione di strade e tombini e ad un degrado urbanistico complessivo, che fa sì che il nostro sistema ricettivo delle acque piovane si dimostra inadeguato, finanche, in presenza di piogge né copiose, né torrenziali, né reiterate.

Cosa fare?

Poco o niente, se non cambieranno le persone ed il modo di fare le cose, nel nostro Paese.

Forse, la sola onestà può essere sufficiente?

O, forse, sono necessarie delle competenze qualificate, che studino il territorio in modo soddisfacente e che trovino le soluzioni, perché qualche centimetro di acqua non divenga sinonimo di danni e distruzioni.

Certo è che il trasferimento progressivo di poteri dalle autorità centrali a quelle locali non ha aiutato, per cui il principio della prossimità dell’Ente al cittadino, sovente, si è trasformato in un flop gigantesco, che ha solo aumentato il numero delle centrali di committenza e, quindi, il debito pubblico.

È ovvio che le cose, finora dette, si ripeteranno la prossima volta, quando si reitererà l’ennesima emergenza, ampiamente prevedibile e risolvibile in anticipo in un Paese civile nel corso del XXI secolo.

Quando usciremo, allora, da una siffatta condizione?

Quando l’estate o l’ingresso dell’autunno non si trasformeranno in tragedie per intere comunità, dapprima devastate dal fuoco e, poi, dall’acqua?

Certo è che le vicende di queste ultime ore hanno in sé qualcosa di tragico e comico, ad un tempo.

Sono tragici i danni arrecati alla natura ed alle comunità; sono comici i tentativi di spiegazione offerti da parte degli organi competenti, che si dimostrano impotenti di fronte ad eventi naturali, che non hanno nulla di straordinario nella loro portata.

Si vede proprio che siamo il Paese del teatro e che, come tali, siamo in grado di vivere tutte le emozioni possibili, che la psiche umana ci può regalare, in un caleidoscopio di sentimenti e reazioni istintive, più o meno appropriate.

 

Rosario Pesce

Dirigente scolastico, dapprima nella secondaria di primo grado e, successivamente, nella secondaria di II grado. Gli piace scrivere di scuola, servizi, cultura, attualità, politica. I suoi articoli sono stati già pubblicati da riviste specialistiche, cartacee ed on-line, e da testate, quali: Tecnica della scuola, Tuttoscuola, Edscuola, Ftnews, Contattolab.