In un’epoca “stupefacente” spuntano i sober party: le feste alla ricerca del dialogo perduto

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di Alessandro D’Orazio

Sembrerebbe essere una nuova moda che si sta diffondendo tra le giovani generazioni o più semplicemente la volontà di riscoprire il profondo significato del dialogo; si tratta dei “sober party”, i party sobri in grado di coinvolgere anche i più diffidenti. Feste cioè, dove il tema principale è quello del divertimento senza però alcun ricorso all’alcool nè ad alcun tipo di sostanza stupefacente. 

 

L’origine del fenomeno è da ricondursi in Svezia, e più precisamente alla sua capitale Stoccolma. Il Paese scandinavo con enormi problemi di alcolismo tra le giovani generazioni sta cercando in questo modo di ricorrere ai ripari dopo aver scoperto che, secondo uno studio portato avanti dall’Assembly of European Regions, i costi sociali (malattie e disagi psicologici dovuti all’alcool) sono pari a ben 17 miliardi di euro.

 

Questo uno dei motivi per cui stanno spopolando i party “per astemi”, oltre al fatto che sempre più diffusa è oramai la consapevolezza, da parte dei giovani d’oggi, che bere non è obbligatorio per provare divertimento.

 

Nel frattempo il fenomeno è arrivato a diffondersi anche in altre grandi capitali europee, tra cui la city londinese. E a benedire l’iniziativa è stato persino un articolo del Telegraph, in cui venivano descritti i migliori dieci cocktail non alcolici da poter preparare. Articolo diventato immediatamente virale nel Regno Unito.

A corroborare questa moda è stata poi la diffusione di una nuova tecnica per fare cocktail analcolici con lo stesso gusto di quelli alcolici; vale a dire, facendo evaporare l’alcool presente all’interno dei vari Mojito, Manhattan, Long Island, ecc. 

 

Nel nostro Paese, uno dei sober party più belli si è svolto a Rovigo, con un coinvolgimento di oltre 400 partecipanti. Queste feste stanno per questo richiamando sempre più giovani in cerca di divertimento, consapevoli al tempo stesso che per gioire non è necessario bere a tutti i costi. In un’epoca dove le sostanze stupefacenti o psicotrope la fanno da padrone, contrapporre esempi come i sober party non potrà far altro che aiutare i ragazzi di oggi a riscoprire l’autentica essenza della conversazione, dello scambio sereno di opinioni, favorendo la convivialità ed esaltando le doti comunicative di ognuno.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.