Nè vincitori nè vinti. Facciamo vincere la vita: insieme si può.

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Lo abbiamo detto. Lo abbiamo scritto, urlato con i megafoni. Siamo rimasti in silenzio, abbiamo percorso chilometri e chilometri in marcia, sentendoci definire pazzi, visionari, allarmisti.

Quando il sipario sembrava stesse calando, e i riflettori spegnersi sull’emergenza Terra dei fuochi, è arrivato il rapporto dell’Istituto Superiore per la Sanità, che conferma quello che un gruppo di uomini va ripetendo da anni.

Uomini, prima che preti, medici o rappresentati di Stato.

«Vi è piena consapevolezza nella comunità scientifica e nelle istituzioni internazionali (Organizzazione Mondiale della Sanità, OMS; Conferenza dei Ministri dell’Ambiente e della salute dei Paesi membri della regione Europea dell’OMS) sulla maggiore vulnerabilità dei bambini nei confronti dell’esposizione agli agenti inquinanti presenti nelle diverse matrici ambientali»

Ed è l’uomo Sergio Costa, con addosso per missione la divisa da generale del Corpo forestale di Stato, come Comandante per la Campania, che ha risposto a Gianni Simioli, in diretta alla Radiazza.

Vi riportiamo, di seguito, l’intervista rilasciata stamattina:

Da uomo, prima ancora che da rappresentante dello Stato, nel giorno in cui su tutti i giornali si parla della “scoperta dell’America”, la sensazione che ha, essendo fra i primi ad aver denunciato la situazione, è di vittoria o di sconfitta?

L’Istituto Superiore per la Sanità ci ha fornito dei dati, e oggi è il momento di partire con nuova vigoria. Utilizziamo questi strumenti di valutazione nel miglior modo possibile. Da questi dati è evidente che c’è un problema. Non sono un medico, e non saprei neppure da dove iniziare a cercare il nesso di causalità fra l’insorgenza della malattia e l’elemento ambientale. Il mio mestiere è cercare le discariche e i criminali.

Nè vincitori, nè vinti: facciamo vincere la vita, il territorio, le persone. Tutti insieme, senza divisioni, andiamo avanti.

Quante Terre dei fuochi, ancora da scoprire?

Il problema è più grosso di quello che avevamo immaginato, e sappiamo che non è solo campano, ma nazionale. E’ figlio del discorso che abbiamo sempre fatto, quello dei rifiuti gestiti in nero da una piccolissima parte di imprenditoria deviata che, a sfavore di quella sana, si appoggia alla malavita organizzata e li seppellisce o li brucia. In Campania il problema si è evidenziato con maggior risalto, perché abbiamo discariche come la Resit, rifiuti interrati e roghi tossici, tutti insieme. Superiamo le divisioni: io da solo posso fare ben poco. Posso trovare i criminali, ma poi ho bisogno di chi faccia le bonifiche, altrimenti il mio lavoro è pressocchè inutile.

Lei, nel Governatore della Campania, Vincenzo de Luca, che ogni giorno promette la risoluzione di questo dramma, ci crede o no?

Io credo ai fatti. Il Presidente de Luca è una persona serissima. Nel momento in cui dimostra ciò che dice, è una persona che mantiene la parola data. E’ diventato Governatore della Campania da pochi mesi. Sarò felicissimo se, dopo la programmazione, si passerà al momento dei fatti. Sono convinto che un rappresentante del popolo italiano, ai suoi livelli, non possa che parlare e poi dimostrare.

Ci sono altre zone che il Corpo forestale di Stato sta monitorando in Campania?

Innanzitutto precisiamo che con la direttiva interministeriale al 31 dicembre sono stati aggiunti altri due comuni, Ercolano e Calvi Risorta, quindi oggi i comuni della Terra dei fuochi in Campania sono 90. Li stiamo monitorando tecnicamente, e questa fase è quasi terminata. Lo step successivo, quello per il quale attendiamo – appunto – i fatti, saranno le famose bonifiche. Intanto abbiamo avuto la legge n. 68 del 2015, quella sugli ecoreati, che non è una legge eccezionale ma la miglior legge che potessimo avere. Utilizziamola per far pagare a chi ha inquinato, perché è uno strumento che ci consente di farlo.

C’è un ritardo di oltre 30 anni in cui sono stati occultati dossier, e sono morti rappresentanti fedeli di uno Stato invece spesso assente o addirittura colluso. Migliaia di bambini, vittime innocenti. Chi pagherà per tutto questo?

Una vita che si perde non è risarcibile con nulla al mondo. Mai, in assoluto. L’uomo Sergio non può che pensare che nessuna cifra, o punizione, potrà mai ripagare o restituire una vita che se n’è andata, a maggior ragione se si tratta della vita di un bimbo. Se queste vite se ne sono andate, evitiamo che succeda ad altri. Forse l’unico “risarcimento” per un genitore può essere proprio pensare che la sua tragedia non toccherà più nessun altro. Chi ci risarcirà? Da un punto di vista giudiziario, c’è una procedura da seguire e dobbiamo attenerci a quella, con tutti i se e con tutti i ma. Da un punto di vista etico-morale, vorrei non dover contare più nessuna vittima.

 

Mariateresa Belardo

Al Domenicale con entusiasmo da più di un anno, dopo il banco di prova con Paralleloquarantuno. Giornalista per passione, scrive di tutto quello che la entusiasma, predilegendo i temi dell’ambiente e della cultura. Classe ’71,buddista, due figli, nel tempo libero cucina e gioca a burraco. Se dovesse descriversi con una sola parola, sceglierebbe “entusiasmo”, anche se si definisce un’anima in pena. Scrivere le è indispensabile: si firma #lapennallarrabbiata, e questo è il suo modo per denunciare ingiustizie e dare voce ai sentimenti che vive, come tutto quello che la riguarda, con un coinvolgimento totale.