OMOGENITORIALITÀ: parliamone

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di Giosuè Di Palo

Durante il confronto ospitato da Il Corriere Della Sera, i leader di PD e Fratelli D’Italia sono stati i protagonisti di un faccia a faccia, in vista delle prossime elezioni.
Il tema che di più ha acceso il dibattito è l’ormai tanto chiacchierata “omogenitorialità” e cioè la possibilità per coppi e omosessuali di adottare.
La Meloni ha espresso la sua sostenendo che “ Ho vissuto una situazione familiare che mi fa vedere questa cosa anch e dal punto di vista umano. Avere un padre, una madre. Stabilità nella coppia. Quello che prevede la nostra legge,  ovvero cercare di offrire il massimo”.
Enrico Letta, dal canto suo, riprende la parola sostenendo “Ai bambini bisogna dare amore. Questa è la cosa principale”

Voglio cogliere questo assist perfetto per chiarire un paio di punti, a me ed alla mia generazione ormai quasi scontati , per far capire come funzionano le cose attualmente in Italia.
Attualmente, l’adozione di configli da parte di coppie omosessuali non è riconosciuta a livello legislativo. Emblematiche sono le sentenze n.32 e n.33 della Corte Costituzionale che non solo riconoscono il vuoto normativo sul tema, ma invitano il Legislatore a normare l’omogenitorialità ritenendo doveroso il suo intervento per garantire strumenti di tutela adeguati allo status dei nati. In particolare la sentenza n.32 dice che “non sarebbe più tollerabile il protrarsi dell’inerzia legislativa, tanto è grave il vuoto di tutela del preminente interesse del minore“. Prendiamo dunque come modello l’istituto dell’adozione tradizionale, quella aperta a coppie eterosessuali.
Anzitutto l’iter per adottare è un processo lunghissimo, che potrebbe anche starci, visto e considerato che si parla di adottare un bambino, non di andare a comprare il pane la mattina.
Anzitutto ci sono i – requisiti di coppia: possono presentare domanda di adozione le coppie sposate da almeno 3 anni o che possano dimostrare, se sposati da meno tempo, di aver convissuto per almeno 3 anni.
⁃ L’idoneità: per poter adottare un bambino i coniugi devono essere ritenuti idonei ad educare e mantenere il bambino.
⁃ La domanda di adozione
⁃ accertamento della capacità di coppia: un processo lunghissimo che vede protagonisti i servizi sociali del comune
di residenza della coppia attraverso cui si indagano motivazioni e livello di stabilità della coppia
⁃ Affidamento pre adottivo
⁃ Finalmente, la dichiarazione di adozione
Insomma, un iter burocratico e psicologico tortuoso, che in Italia dura anni, e che consente dunque di poter adottare un bambino solo a coppie che dimostrano di poter garantire protezione, sicurezza (anche e soprattutto economica) e amore al bambino.
Per questi punti punti appena citati e, soprattutto, per il fatto che i bambini non nascono con preconcetti e stili di vita da dover seguire, mi chiedo come sia possibile tollerare in un dibattito argomenti quali “le famiglie arcobaleno non garantirebbero lo stesso affetto di quelle eterosessuali”, “un bambino ha bisogno di un padre e di una madre”.
Come può un bambino sentire la mancanza di qualcosa che non ha mai avuto? Come può un bambino ritenere prioritario la scelta di una famiglia eterosessuale rispetto ad una omosessuale, o mon
ogenitoriale, rispetto alla condizione in cui vive negli istituti.
Come può un bambino non vivere serenamente in un ambiente che ha superato tutti i punti sopra menzionati di affidabilità della coppia?
Semplice, non può.
E ancor più semplice è il concetto che se un bambino, in futuro, magari in classe, potrà ricevere commenti sgradevoli sulla sua famiglia non sarà mai colpa dello Stato che avrà permesso le adozioni, ma delle “famiglie della Mulino Bianco” ancora ancorate a concetti deboli, superati e retrogradi, incapaci di guardare avanti e di relazionarsi al mondo esterno, che è altro da loro.

La mia maestra alle Elementari diceva sempre la solita frase che a ogni ragazzo, un po’ svogliato e con la testa già proiettata al dopo, si dice: “suo figlio è intelligente, ma non si applica”. Ne ho fatto uno stile di vita. Studente di giurisprudenza presso la Federico II e di recitazione cinematografica in CinemaFiction. Appassionato di scrittura e di cinema. Scrivo opinioni, non richieste, su tutto ciò che a mio avviso merita di essere raccontato e discusso. Perché nella vita ho imparato che è sempre meglio avere un opinione che subire passivamente il corso delle cose.