Scuola: evviva le vacanze!

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Il termine delle attività didattiche, meglio detto ‘la fine della scuola’, è da sempre oggetto di polemiche e critiche rivolte alla categoria dei Docenti perché  usufruiscono di “tre mesi di ferie”. Le critiche sono sempre state rivolte al fatto che per molti tali ferie sono immeritate oltre ad essere troppo lunghe. Pur avendo diverse volte io stessa sottolineato la non veridicità dei fatti che attribuiscono 90 giorni di ferie ai docenti ( anche perché contrattualmente si parla, nel migliore dei casi, di 32 giorni + 4 giorni dì festività soppresse) l’attenzione, negli ultimi giorni, si sta spostando verso gli alunni. Verrebbe da chiedersi se tale cambiamento di rotta non sia dovuto al fatto che in qualche modo si sta prendendo coscienza che i docenti non poltriscono per 90 giorni, ma che tra una incombenza ed un’altra arrivano a consumare le stesse ferie di un comunissimo dipendente statale o poco più.  È di questi giorni, comunque,  una lettera aperta di una mamma che lamenta il periodo di vacanza troppo lungo che fanno i propri figli, lamentando oltremodo il fatto di non sapere come gestire questo tempo vacanza. Nello specifico viene messo in risalto il fatto che i ragazzi  smettono di andare a scuola a fine maggio. Orbene, lo abbiamo fatto tutti da bambine ed adolescenti di marinare la scuola l’ultima settimana o gli ultimi dieci giorni, provando un piacere senza pari. In ogni caso, se la necessità familiare è un’altra, si può arrivare fino all’ultimo giorno che è quasi sempre intorno al 10 giugno. La signora della ‘lettera pubblica’ suggerisce scuole aperte a giugno e luglio per meglio offrire a questi ragazzi un luogo di scambio e magari un recupero delle discipline non approfonditamente svolte. Rispondiamo alla signora, ma a anche a quanti la pensassero come lei, che diverse scuole hanno aderito a progetti come “scuola viva” e “scuola aperta” e che quello che il Ministro Valeria Fedeli promuove come una novità è in realtà qualcosa di già perseguito da anni. L’andamento di tali iniziative durante l’estate (mentre in attività extracurricolari nella stagione invernale ha ricevuto molti consensi) ha dato risultati pessimi: le scuole sono rimaste semivuote; pochissimi hanno apprezzato il fatto di stare a scuola nei mesi caldi, anche solo a fare attività più leggere. Ne è derivato un onere per lo stato e per la scuola senza pari, perché per tenere aperta una struttura occorre non solo il docente che già percepisce il suo stipendio, ma anche personale addetto alla apertura, personale addetto alle pulizie, personale addetto alla vigilanza ed alla sicurezza. Alcune di queste categorie sono esterne alla scuola, appartengono ad agenzie del territorio o al Comune per cui la loro presenza richiede altri oneri per lo Stato. Senza considerare, poi,che molte delle scuole italiane sono impraticabili: finestre che non si aprono completamente per la sicurezza dei ragazzi, mancanza di frigoriferi per l’acqua o distributori di bibite e/o caffè, vetrate senza tende sulle quali il sole batte per ore (vi posso assicurare che dopo due ore spuntano i germogli!).  Vorrei far capire  a queste mamme che mandare il proprio figlio in un luogo a fare qualsiasi cosa, dove non  passa l’aria, fa un caldo tremendo, dove vi ha passato gli ultimi dieci mesi sgobbando profusamente, pur di non vederli bivaccare e perder tempo a godersi il dolce non far niente, è davvero l’esasperazione di un’epoca che ha perso il senso della genitorialità. Il problema è che i genitori di oggi tendono a trattare i loro figli come disadattati e incapaci, a cui bisogna organizzare il tempo tutto i giorni e sempre.  I ragazzi di oggi sanno come spendere il loro tempo ed anche il tempo speso a non fare nulla è la medicina più salutare che possano respirare. Consentire ai giovani di vivere di pause e vuoti temporali consente loro di rafforzare la gestione di se stessi e del tempo, di  saper riempire il tempo con altre cose, di alimentare il tempo degli affetti e delle condivisioni con amici e famiglia, di aprirsi ad altro e vedere altri luoghi ed altre situazioni, mentre voi genitori li volete vedere chiusi in quattro mura ancora a studiare. Un tempo la scuola iniziava ad ottobre e dunque i mesi di ferie divenivano anche quattro, ma nessuna mamma di quel tempo ha mai pensato di vessare la scuola ed i docenti di ‘fancazzismo’ e di reclamare assistenza.  È vero,  i tempi sono cambiati, le famiglie sono diverse, i giovani sono diversi, ma la necessità di godere del mare, del riposo, degli amici (oggi anche della Play Station) sono necessità ineludibili che aiutano ad ossigenare se stessi e la propria mente. E’ il periodo in cui i giovani sperimentano amori, amicizie, situazioni che in nessun luogo e in nessuna scuola aperta possono  vivere: l’amore per se stessi e per la vita. Ah! Se avete dubbi, chiedetelo ai vostri figli.

 

Angela Cascella

Interessata alla Letteratura e con una forte passione per la scrittura, Angela si è laureata dapprima in Lettere Moderne e poi in Giornalismo. Non appena ha iniziato a lavorare, a 21 anni, è stata organizzatrice di eventi; poi ha lavorato nei Beni Culturali presso i maggiori musei campani; da 16 anni è Docente di ruolo. Ha sempre inseguito il suo sogno di scrivere. Si è cimentata in racconti, poesie, scritti diaristici, scritti personali; ha collaborato alla stesura di tesi e testi letterari. Ha pubblicato svariate poesie con la casa editrice Pagine. E' stata curatrice letteraria di due libri:” lI lato oscuro dell’Amore”(Storie di Stalking) e “Usi e costumi della Costiera Amalfitana” . Ama il sole ed il mare. Ama il teatro ed il cinema. Ama cantare. Ama viaggiare, anche con la mente. Soprattutto...Ama Amare.