Una realtà possibile

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di Maria Rusolo

 Il mondo è cambiato. Dobbiamo capirlo.
– Calma. Devo ancora finire di capire quello vecchio.”

Beh come dare torto alla penna di Altan, le epoche per poter essere comprese fino in fondo richiedono tempi lunghi, riflessioni, patemi d’animo, scatole nere che si aprono. Discutiamo ancora su cosa sia stato il ventennio Fascista, su cosa abbia condotto a quel delirio di massa, su cosa abbia spinto gli individui alla delazione, ad abbandonare altri esseri umani che come unica colpa avevano quella della nascita, e forse ci interrogheremo per lungo tempo su cosa sia stato questo 2020.

Forse io mi interrogherei su cosa dell’ultimo decennio abbia generato questo anno oscuro e silenzioso, su quali condizioni abbiano permesso che accadesse quello che ancora nelle battute finali di questo lunghissimo tempo ci coinvolge e ci sconvolge, su quello che abbiamo commesso ed omesso per condurci in uno stato di così profonda frustrazione e di astenia.

Non mi riferisco solo alla pandemia che ci ha posto dinanzi alle nostre fragilità umane, alla paura più atavica della morte e del contagio, ma a tutto quello che il virus ha portato in superficie. Siamo davvero consapevoli di quello che è accaduto e sta accadendo, siamo coscienti che il timore della signora in nero non ci abbia reso degli esseri umani migliori, portatori sani di comprensione e di accoglienza, e sappiamo solo ragionare nella logica di ciò che ci ha tolto in relazione alle nostre, a volte banali e scontate abitudini.

Il mondo sotto i nostri piedi era già cambiato, là dove c’era un campo verde ora ci sono casermoni di cemento armato anche piuttosto fatiscenti, parafrasando una canzone del molleggiato, le certezze di crescita sociale ed economica sono svanite nell’arco di pochi anni, ed il futuro che sognavamo per i nostri figli fatto di fiori nei cannoni e di aria pulita e di assenza di frontiere si allontana sempre di più. Siamo chiusi in gabbie, spaventati da quello che c’è fuori, pronti a barattare ogni diritto per pane e spritz, ed un po’ di apparente benessere, questo è lo stato dell’arte. Una enorme salita quotidiana al cospetto della quale ci giriamo dall’altra parte in attesa che dal Cielo giungano le risposte.

Lo so, lo so, sono la solita cinica pessimista, ed il mio umore peggiora a Natale, in realtà io vorrei sfatare anche questo mito che aleggia sulla mia testa, sin dalla più tenera età, io credo nella capacità dell’uomo di guidare i processi, di capire e di migliorarsi ogni giorno, di costruire Piramidi ed opere eterne, di gettare il cuore oltre l’ostacolo, di scalciare le nuvole nere all’orizzonte e di decidere il proprio destino. Credo che ai diritti corrispondano doveri, umani, sociali e civili, credo che possiamo tentare di essere comunità e di non affidarci ad un Capo che decida per noi.

Io Credo fortissimamente Credo. Credo nella speranza, nei sogni, nel profumo della bellezza, credo nella musica che avvolge le strade e non mi serve il Natale per essere più buona, per tendere la mano al mio vicino; credo che nelle battaglie e nelle rivoluzioni ci sia sempre qualcosa di poetico. E partendo da questo assunto invito tutti a riflettere, a sperimentare una realtà possibile, a vivere l’impossibile e le paure come risorse per una nuova avventura, solo così potremo davvero scrivere pagine degne di questo nome nel libro della nostra vita. Io, voi, noi, tutti insieme.

Buon Natale amici miei!

“Apriremo il libro. Le sue pagine saranno vuote. Ci inseriremo delle parole noi stessi. Il libro si chiama Opportunità e il suo primo capitolo è il Primo dell’Anno.”

Maria Rusolo

Nasco in un piccolo paese della provincia di Avellino, con il sogno di girare il mondo e di fare la giornalista, sullo stile della Fallaci. Completamente immersa, sin dalla più tenera età nei libri e nella musica, ma mai musona o distante dagli altri. Sempre con una battaglia da combattere, sempre con l’insolenza nella risposta verso gli adulti o verso chi in qualche modo pensasse che le regole non potessero essere afferrate tra le dita e cambiate. Ho sempre avuto la Provincia nel cuore, ma l’ho sempre vissuta come un limite, una sorta di casa delle bambole troppo stretta, per chi non voleva conformarsi a quello che gli altri avevano già deciso io fossi o facessi. Decido di frequentare Giurisprudenza, con il sogno della Magistratura, invaghita del mito di Mani Pulite, ma la nostra terra è troppo complicata, per non imparare presto ad essere flessibile anche con i sogni e le speranze, per cui divento avvocato con una specializzazione in diritto del lavoro prima e diritto di famiglia poi, ma anomala anche nella professione e mal amalgamata alla casta degli avvocati della mia città. La politica e la cultura , i cuori pulsanti della mia esistenza, perché in un mondo che gira al contrario non posso rinunciare a dire la mia e a piantare semi di bellezza. Scrivo per diletto e per bisogno, con la speranza che prima o poi quei semi possano diventare alberi.