Accoglienza ai migranti: cresce in Italia il fenomeno di chi è disposto ad aiutare il prossimo

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di Alessandro D’Orazio

 

In un Paese come l’Italia, dove le politiche contro l’immigrazione clandestina hanno ormai raggiunto picchi elevati, si è recentemente registrato un aumento del numero di cittadini disposti invece ad accogliere persone di differente etnia. Sono infatti centinaia le famiglie italiane che da diversi mesi si prendono cura di rifugiati e richiedenti asilo provenienti da varie parti del globo. La loro può sicuramente rappresentare una modesta testimonianza all’interno di una società sempre più ostile ai grandi flussi migratori che stanno da tempo interessando la maggior parte degli Stati occidentali.

Come evidenziato da una inchiesta condotta dal quotidiano Repubblica, nell’Italia dei porti chiusi cresce il numero di chi apre la propria casa. Ammonterebbero a seicento, infatti, le famiglie che negli ultimi sei mesi hanno dato disponibilità ad ospitare un profugo attraverso l’utilizzo della piattaforma “Refugees Welcome”.  Il tutto sarebbe giustificato, secondo chi accoglie, da un rifiuto di fondo nell’accettare scelte politiche non condivisibili, ma anche per semplice spirito di solidarietà umana. 

Le regioni che hanno accolto di più sono ad oggi il Lazio e la Lombardia, mentre la città più ospitale è Roma. Le famiglie “accoglienti” sono principalmente coppie con figli (30% delle convivenze), seguite da persone singole (28% dei casi), da coppie senza figli (23%) e da coppie con figli adulti fuori casa (11%). 

I seicento ospiti accolti tramite “Refugees Welcome” rappresentano tuttavia una fetta assai irrisoria rispetto alla totalità del problema. La questione di fondo è chiaramente ben differente: le politiche populiste tanto osteggiate dalla gran parte dell’opinione pubblica, sembrano in realtà fare presa su una notevole fascia della popolazione; quella stessa gente comune che a buon diritto nutre seri dubbi e giustificate perplessità sul funzionamento di una macchina dell’accoglienza non sempre impeccabile ed alla quale l’unione dei popoli europei non ha probabilmente sempre fornito il dovuto sostegno.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.