Il potere giudiziario lontano dalla gente comune

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di Maria Rusolo
“Se talvolta inclinassi la bilancia della  giustizia, fa’ che ciò avvenga non sotto il  peso dei doni, ma per un impulso di misericordia.”

 Quanto accade in questi giorni, in queste ore, nell’ampio ed immenso mare della Giustizia Italiana, pone all’attenzione della opinione pubblica ciò che in qualche modo era da sempre nascosto, o poco visibile, ma quotidiano affanno e dolore per gli operatori del diritto.

Tutti coloro che in questi anni sono entrati in qualche modo in contatto con un’aula di giustizia, ne hanno percepito il meccanismo farraginoso, le carenze strutturali ed umane, la difficoltà di essere ascoltati e capiti, sia fossero nella veste di parte lesa, o di imputati. Nonostante il nostro sia il Paese del diritto, delle garanzie, di doppi gradi di giudizio, quando non ci si affida o non ci si fida di un sistema, vuol dire che da qualche parte quella struttura ha dei punti di criticità che non sono stati affrontati nel modo giusto e risolto.

In realtà il problema Giustizia esiste dalla notte dei tempi, ma mai nessuno lo ha voluto affrontare con un occhio attento al corretto funzionamento della macchina, finalizzato alla tutela degli individui e dei loro diritti. Anzi le varie riforme e riformine hanno avuto il demerito di rendere sempre più lontano il potere giudiziario dalla gente che andava tutelata e protetta. Nel nostro Paese non si sono realizzati quei principi costituzionali che in materia di esercizio del Potere giudiziario avrebbero dovuto tutelare i più deboli, anche quando sono quei condannati che hanno commesso reati.

Si diffusa la tendenza a non avere filtri, a sentirsi onnipotenti, a gestire in molti casi le vicende come cosa propria, e non come affare di stato e di una comunità. Il giustizialismo ha preso il posto di una giustizia equa, di una giustizia che tenesse conto delle vicende umane, e che si assumesse a pieno titolo la responsabilità del proprio operato. Tutto diventa di dominio pubblico, i magistrati spesso oggi divengono dei giustizieri, convinti che a tutti i costi debbano estirpare il cancro della corruzione altrui.

Ma come accaduto con i partiti, il virus li ha infettati al punto da creare correnti e correntine, finalizzate alla conservazione ed alla gestione dello ius vitae ac necis sui cittadini, con l’unica differenza che il politico che sbaglia, viene sbattuto in prima pagina come un mostro, e costretto a fronteggiare la furia della piazza. Ai magistrati che sbagliano non accade, il sistema di autogoverno che doveva servire a garantirne l’indipendenza è diventato uno strumento di protezione assoluto.

Si moltiplicano gli errori, le negligenze, le imprudenza, ma tutto rimane identico. Lo diceva Falcone con chiarezza, e Borsellino non fu da meno, dopo la barbara uccisione dell’amico fidato. Ora è esplosa con evidenza una Questione Legale, che solo in seconda battuta è morale e che riguarda tutti noi, e dinanzi alla quale bisogna chiedere chiarezza immediata perchè uno Stato senza una giustizia giusta e uno Stato destinato a perire.

Non c’è tirannia peggiore di quella esercitata all’ombra della legge e sotto il calore della giustizia.” 

Maria Rusolo

Nasco in un piccolo paese della provincia di Avellino, con il sogno di girare il mondo e di fare la giornalista, sullo stile della Fallaci. Completamente immersa, sin dalla più tenera età nei libri e nella musica, ma mai musona o distante dagli altri. Sempre con una battaglia da combattere, sempre con l’insolenza nella risposta verso gli adulti o verso chi in qualche modo pensasse che le regole non potessero essere afferrate tra le dita e cambiate. Ho sempre avuto la Provincia nel cuore, ma l’ho sempre vissuta come un limite, una sorta di casa delle bambole troppo stretta, per chi non voleva conformarsi a quello che gli altri avevano già deciso io fossi o facessi. Decido di frequentare Giurisprudenza, con il sogno della Magistratura, invaghita del mito di Mani Pulite, ma la nostra terra è troppo complicata, per non imparare presto ad essere flessibile anche con i sogni e le speranze, per cui divento avvocato con una specializzazione in diritto del lavoro prima e diritto di famiglia poi, ma anomala anche nella professione e mal amalgamata alla casta degli avvocati della mia città. La politica e la cultura , i cuori pulsanti della mia esistenza, perché in un mondo che gira al contrario non posso rinunciare a dire la mia e a piantare semi di bellezza. Scrivo per diletto e per bisogno, con la speranza che prima o poi quei semi possano diventare alberi.