Cara “(DIS)Onorevole” Beccalossi…

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Cara “(DIS)Onorevole” Beccalossi…

Ho seguito, come mia consuetudine, la puntata di Servizio pubblico di cui Lei è stata ospite e non ho potuto fare a meno di indignarmi di fronte alla numerose sciocchezze riporttre da Lei (e non solo) durante la trasmissione. In molti mi ritengono, per natura, una donna moderata, ma ieri sera al sentirLe pronunciare certe frasi sono davvero saltata dalla sedia. Ogni tanto perdere la moderazione fa bene, ne sono certa. Mi rendo conto che parlare per “sentito dire” e per luoghi comuni è il modo più semplice per affrontare certe situazioni ed uscirne “puliti” (forse) in tv ma, mi perdoni, è questo un linguaggio che non dovrebbe appartenere, per alcun motivo, né a Lei né ai suoi Onorevoli colleghi. Offese gratuite, falsità ed illazioni – più o meno velate-: ecco riassunto, in pochissime parole, il succo del Suo discorso. Passi pure il fatto che nella Sua cara Lombardia si vive meglio, si produce di più e che nessuno dei suoi concittadini penserebbe mai a uscire senza casco. In realtà quest’ultima cosa non l’ho mai fatta neanche io, se proprio vuole saperlo. Anzi, mio padre non mi ha mai permesso di avere un motorino tutto mio. Ma non mi venga, per favore, a parlare di “mentalità” e di modo di ragionare. Questo non lo tollero, non posso sopportarlo.


Ma mi faccia capire (perché, nonostante tutto, il mio spirito moderato fa a pugni con la mia rabbia e vorrebbe sempre concederLe il beneficio del dubbio)…Lei davvero pensa che a Napoli siamo tutti camorristi? Ed è davvero convinta che i napoletani siano contenti di questo stato di cose? No, perché, se è cosi…allora è proprio grave. Le racconto in breve la mia storia: ho 29 anni, una laurea ed un master. Mio padre è un neurochirurgo e mia madre impiegata, mio fratello studia giurisprudenza e il mio fidanzato è biologo (disoccupato!) . A casa Longhi versiamo regolarmente le tasse, facciamo la raccolta differenziata, parcheggiamo sulle strisce e ci fermiamo al semaforo rosso. Se esco in moto indosso il casco, pago l’assicurazione (tra le più care d’Italia) e denuncio tutti i casi di malaffare che vedo intorno a me. Tutti, nessuno escluso, posso assicurarglielo. E le dirò di più. Non sono mica la sola a farlo! Come me, esattamente come me, si comportano Luca, Maria, Francesco, Claudia, Giovanni, e tutti i miei amici. E migliaia di altri napoletani per bene, giovani e meno giovani. 
Eppure…mi sono laureata nel 2010, 4 anni fa, e a parte qualche stage non retribuito (ovviamente) fatico a trovare una occupazione. E sa perché? Perché, mi dicono, sono troppo qualificata e le aziende non hanno bisogno di persone come me. Ma si rende conto? Forse no, anzi, sicuramente no. Per un motivo molto semplice: Lei non ha MAI dovuto “faticare” (nel senso più pratico del termine) per cercare lavoro, per costruirsi un futuro, per avere 10 euro in tasca. IO SI. NOI SI. E alla soglia dei 30 anni, mi creda, è a dir poco umiliante. Ma io, nonostante tutto, resto una inguaribile sognatrice. E sa cosa ho fatto? L’anno scorso mi sono iscritta di nuovo all’università per la seconda laurea. Si, ha capito bene. Ci ho sbattuto e ci sto sbattendo la testa, ma non mi arrendo. E non consento a nessuno di infangare la mia mentalità e quella della mia famiglia. Soprattutto se si tratta di chi la MIA Napoli non la vive, di chi forse a Napoli non c’è mai stato e parla per quelle stupidaggini che sente dire in giro nella sua cara Milano. Non entro nel merito della questione del Rione Traiano, non è di mia competenza e non mi va di “speculare” sulla morte di un ragazzo di 17 anni. Perché Davide aveva 17 anni e la sua colpa è stata quella di nascere e vivere in un quartiere difficile, problematico. A rischio, insomma. Una sorta di “ghetto” come in molti lo hanno definito. Lungi da me difendere a spada tratta la mia città, la malavita, la droga e la camorra ci sono, e mietono più vittime di qualsiasi altro male. Vittime…non solo carnefici. Vittime dell’assenza delle istituzioni, della mancanza di controlli, del menefreghismo dei tanti. Dov’è lo Stato al Rione Traiano o a Scampia? O dove è stato fino ad ora? Me lo sa spiegare, Lei? Le posso fornire io una possibile risposta: lo Stato è venuto per le trattative con la mafia o per accordarsi con i “mariuoli” per scaricare abusivamente la monnezza qui a Napoli. E già, perché poi per lo sversamento dei rifiuti del Nord…Napoli è la meta preferita. Vero Onorevole? Potrei andare avanti con un elenco ancora lungo, ma mi fermo qui. Finirei con il sembrare troppo razzista. Tornando alle Sue parole di ieri, Me lo trovi Lei un lavoro che fa per me, sono disposta a fare i turni, a lavorare 24 ore non stop, nei giorni festivi, sotto la pioggia. Per molto, molto meno di 1200 euro al mese. E posso cominciare anche subito. Pensi…il mondo gira davvero al contrario. Qui mi hanno chiesto dei soldi per assumermi. Mi hanno truffata. E a farlo è stata una azienda del Nord. Pensa ancora che io sia camorrista o connivente? E che la droga si spacci solo a Napoli? E che qui i genitori non siano in grado di trasmettere le regole più basilari di convivenza civile ai figli? Sono amareggiata e disgustata da un lato, ma felice dall’altro perché “grazie” a Lei ho avuto la possibilità di apprezzare ancora di più i tanti, tantissimi cittadini per bene – napoletani e non- e soprattutto ONESTI che, come me, si sono indignati al sentire le Sue parole e mi hanno espresso la loro solidarietà. Ma…fa più rumore una foglia che cade che una foresta che cresce, purtroppo.Non difendo la malavita, anzi, la odio e la ripudio. Così come sono la prima a puntare il dito contro tutti quelli che con la camorra ci vivono. E a detta loro vivono anche bene. Ma tant’è…Io non mi sento come loro, e anzi vedere certe immagini in tv – come quelle di ieri sera- fa più male a me che a Lei. Ma fare di tutta l’erba un fascio, a cosa serve?A niente, se non a gettare fango sulla gente come me. Perché chi sa il fatto suo non si sarà sentito minimamente toccato dai Suoi discorsi e dalle Sue generalizzazioni. Lei ieri sera ha suggerito come “soluzione” quella di portare Napoli a Brescia, per far cambiare le cose. Ma sa cosa Le dico, Onorevole? Rifiutiamo la sua offerta. Lottiamo per cambiare, da qui, lo stato dell’arte, sporcandoci le mani e mettendoci la faccia. Anzi, La invito io a venire a Napoli e a “portare” Brescia qui. Così potrà rifarsi un po’ gli occhi con il nostro sole e il nostro mare. E questo non è un luogo comune.

Gilda Longhi

Classe ’85, una laurea specialistica in Economia e gestione delle imprese nel cassetto e un tesserino da giornalista pubblicista nel portafogli. Permalosa e testarda, non perde occasione per “fare polemica” ed è definita dai suoi amici come una “presenza che si fa sentire, una che pensa una cosa e ne fa cento”. Cattolica, appassionata di musica e libri, adora stare in mezzo alla gente. Si è avvicinata al giornalismo nel 2008 quasi per caso e da allora non lo ha più lasciato: scriverebbe sempre (se solo glielo lasciassero fare!). Ha una insana passione per la politica e per il territorio in cui vive.