Covid19, la Cina sapeva: dubbi su modalità di diffusione e numero di contagi

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di Alessandro D’Orazio 

 Le autorità cinesi avrebbero nascosto volontariamente sia la notizia che il virus si sarebbe diffuso tra gli umani generando una pandemia, sia i veri numeri del contagio e dei decessi una volta scoppiata l’emergenza. È quanto si apprende da due distinte fonti venute alla luce nel corso di questi giorni.

Relativamente al primo punto una incriminante trascrizione di una telefonata del 14 gennaio, ottenuta dalla Associated Press, evidenzierebbe che Ma Xiaowei – vertice della National Healt Commission – avvertì i massimi funzionari che il virus poteva trasmettersi tra gli umani e che si sarebbe profilata una pandemia. Ma nei sei giorni successivi la Cina dichiarò pubblicamente che tutto andava bene, e che non c’erano prove della trasmissione del contagio. Tutto questo precluse così un possibile intervento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale comprese la gravità della situazione solo quando il presidente Xi Jinping (il 20 gennaio) comunicò ufficialmente la notizia.

In merito al secondo aspetto, invece, i veri numeri sulla diffusione dell’epidemia sono stati messi in dubbio dall’intelligence americana. I servizi segreti Usa avrebbero infatti stilato un report dettagliato secondo il quale la Cina avrebbe agito deliberatamente per fornire una edulcorata situazione di contagi e decessi. “I loro numeri sembrano essere un po’ ottimisti, e sono gentile quando lo dico”, aveva commentato il presidente Donald Trump durante uno dei briefing quotidiani sul coronavirus alla Casa Bianca. “La realtà è che avremmo potuto agire meglio se la Cina fosse stata più disponibile”, ha affermato alla Cnn il vicepresidente Usa, Mike Pence.

Comunicazioni cinesi a parte, va detto in realtà che sono molti gli esperti a porsi seri interrogativi sulla gestione della pandemia anche da parte dell’OMS. Secondo alcuni, infatti, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità avrebbe dovuto verificare con più attenzione le notizie fornite dalla Cina, non limitandosi ad elogiare le azioni di contrasto alla diffusione del virus. Il presidente Trump non a caso ha ripetutamente accusato l’OMS di aver commesso gravi errori, ritirando peraltro ben 400 milioni di dollari in finanziamenti annuali all’Organizzazione. Queste considerazioni comunque, tra favorevoli e contrari, non esulano dall’unica circostanza reale: l’immane tragedia che l’umanità intera sta in questo momento affrontando.

 

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.