Patriottismi di facciata

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“Abbiamo bisogno di una legge europea, di una Corte di Cassazione Europea, di un sistema monetario unico, di pesi e di misure uguali, abbiamo bisogno delle stesse leggi per tutta Europa. Avrei voluto fare di tutti i popoli europei un unico popolo… Ecco l’unica soluzione!”

Così parlava Napoleone Bonaparte. Le discussioni di questi giorni sono lo specchio tangibile di un dato storico noi non ci siamo mai sentiti parte di un mondo unico e senza confini, non ci siamo mai sentiti parte di un mondo storicamente caratterizzato da collegamenti umani, fisici, e di intenti.

In realtà noi in fondo non ci sentiamo mai del tutto neanche Italiani, siamo sempre parte di una fazione, di un gruppo ridotto etnicamente e geograficamente definito, pronti a contrapporci all’altro, considerandolo un nemico, più che una risorsa con cui condividere percorsi ed al quale aggrapparci per costruire pace e stabilità. E diventa una gara a chi la spara più grossa a chi sguazza nel populismo più bieco per aggiungere potere a potere e conquistare consenso.

Ed ecco allora che il nemico diventa il Nord economicamente forte che mostra le sue fragilità e conta i suoi morti, ed ecco che il nemico diventa l’Europa che non sostiene e non aiuta gli stati membri nel momento del bisogno. Strano che queste discussioni siano cosi ” social” diffuse solo nel nostro Paese. Se fossero aperti il bar o i cantieri ci si intratterrebbe per ore a parlare di eurobond e dei fratelli Tedeschi che in Europa hanno solo vantaggi e nessun onere. Beh io vado contro corrente per me il problema non è la Troppa Europa, ma la poca Europa, per me il problema risiede nel fatto che ci relazioniamo al sistema Europeo senza conoscerne la storia, il funzionamento e le istituzioni, senza capire che più forte è, più ampio è il campo d’azione, maggiori sono i valori e le leggi condivise e migliore sarà l’approccio alla vita, ai servizi ed alla qualità delle nostre esistenze.

E dirlo non significa non essere legato alla propria patria, perchè in tutta onestà ne ho piene le tasche di questo patriottismo di facciata, che ogni giorno si perde tra le fila della corruzione, della concussione e della evasione, che si perde in un sistema fatto di raccomandazioni e segnalazioni e che spinge i propri figli ad esprimere la propria qualità, capacità, merito e bellezza proprio altrove in Europa. Quando lasciamo scappare le nostre intelligenze, quando non esaltiamo le nostre bellezze, quando penalizziamo il merito, e ci affidiamo a sistemi malavitosi non scorgo barricate, non ascolto nessuno dire che altrove, in quella Europa che consideriamo matrigna questo non accade, allora non ci rendiamo conto che non amiamo il nostro Paese e che se ci guardano dall’alto in basso, forse e dico forse è proprio perché non affrontiamo i nostri problemi e non scegliamo una classe dirigente degna di questo nome?

Si badi bene, io li vedo precisi e netti i limiti di questa Europa che nata con le migliori intenzioni ha garantito anche pace, crescita e sviluppo, li vedo netti all’orizzonte, negli stati che la compongono e che continuano a pensare che arare il proprio orto sia più importante di averne uno comune. Li vedo nella mancata accettazione di una politica sanitaria con standard unici, li vedo nella assenza di una politica ambientale segmentata, li vedo in un assenza di un modello di mobilità unico e di welfare che sia sostegno per tutti i cittadini di questo spazio, indipendentemente dalla regione di nascita. Li vedo e mi spaventano, ma non penso che sia colpa degli altri, ma nostra che ancora non abbiamo saputo cogliere la sfida che ci è stata posta dinanzi e che questa pandemia ha fatto emergere in tutta la sua violenza.

Alla paura non si risponde con l’isolamento, ma con la condivisione, con la ricerca di risposte serie e non urlate, con un piano che guardi all’avvenire e non solo al contingente, ed al presente, perché non preoccuparci del domani ci ha trovati nudi e senza capacità di reagire. Il re è nudo amici miei ma convinto di essere vestito d’oro ed orpelli, a noi il compito di guardare oltre il nostro naso e gridare la verità anche quando è impopolare. Una finestra chiusa e salda non ha mai lasciato uscire nulla, ma non ha mai consentito che entrasse aria e sole e musica e rumori.

Se non c’è una Europa quando il mondo trema per le guerre, quando mai ce ne sarà una?

Maria Rusolo

Nasco in un piccolo paese della provincia di Avellino, con il sogno di girare il mondo e di fare la giornalista, sullo stile della Fallaci. Completamente immersa, sin dalla più tenera età nei libri e nella musica, ma mai musona o distante dagli altri. Sempre con una battaglia da combattere, sempre con l’insolenza nella risposta verso gli adulti o verso chi in qualche modo pensasse che le regole non potessero essere afferrate tra le dita e cambiate. Ho sempre avuto la Provincia nel cuore, ma l’ho sempre vissuta come un limite, una sorta di casa delle bambole troppo stretta, per chi non voleva conformarsi a quello che gli altri avevano già deciso io fossi o facessi. Decido di frequentare Giurisprudenza, con il sogno della Magistratura, invaghita del mito di Mani Pulite, ma la nostra terra è troppo complicata, per non imparare presto ad essere flessibile anche con i sogni e le speranze, per cui divento avvocato con una specializzazione in diritto del lavoro prima e diritto di famiglia poi, ma anomala anche nella professione e mal amalgamata alla casta degli avvocati della mia città. La politica e la cultura , i cuori pulsanti della mia esistenza, perché in un mondo che gira al contrario non posso rinunciare a dire la mia e a piantare semi di bellezza. Scrivo per diletto e per bisogno, con la speranza che prima o poi quei semi possano diventare alberi.