DA DOMANI AL CINEMA “PEREZ.”

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Grande attesa per l’uscita nelle sale cinematografiche di “Perez.”, il nuovo lavoro cinematografico di Edoardo De Angelis . Il film, presentato fuori concorso al Festival del cinema di Venezia, è stato accolto con un applauso lunghissimo al giovane regista napoletano e all’attore protagonista, Luca Zingaretti che si dice innamorato del suo personaggio perchè “è un uomo che era onesto, ma sta andando alla deriva, non ha più il tempo di pensare, si deve muovere per salvare ciò che ama. Mi piace vederlo come un uomo che non vuol tornare alla vita reale perchè questo significa sottostare a dei compromessi. Così si rimette in gioco, ma abbandona i codici sociali. Mi ha colpito perchè è reale, immagine di questo momento terribile».


Al “San Gennaro day”, presentato in via Duomo a Napoli, il direttore artistico e presentatore della serata, Gianni Simioli, ha voluto premiare Edoardo De Angelis con la statuetta e la t-shirt “Stai sciolto” realizzata per l’occasione da Napoli Ta-ttà, visto che  “Perez”  è ambientato a Napoli, nel centro direzionale, e vanta nel cast numerosi attori partenopei.

Al Domenicale Edoardo ha voluto concedere un’intervista in esclusiva.

C’E’ GRANDE ATTESA PER L’USCITA AL CINEMA DI PEREZ. INTANTO, CI RACCONTI IL TUO FESTIVAL DI VENEZIA?

Ho vissuto il festival con attenzione e interesse. In questo film sono anche produttore, quindi gli elementi soggetti a verifica sono molteplici. Questo primo passo importante è stato applaudito e recensito in maniera lusinghiera. Ora guardiamo avanti.

GRANDE SUCCESSO RAGGIUNTO AD UN’ETA’ (RELATIVAMENTE) PICCOLA. QUINDI NON SI PUO’ CERTO PENSARE CHE TU CONSIDERI VENEZIA UN TRAGUARDO. OBIETTIVI, E UN SOGNO NEL CASSETTO.

Vivo facendo film, spero di riuscirci ancora. Venezia è stata come un bel pasto di alta cucina. Ma lo stomaco che ho nel cervello ha fame tutti i giorni, quindi per ora penso all’uscita di Perez. in sala e al prossimo film.

IL FILM E’ AMBIENTATO A NAPOLI, CHE IN QUESTI GIORNI VIVE L’ENNESIMA PAGINA CRITICA. COM’E’ LA TUA NAPOLI?

Quando il patto sociale si rompe, sprofondiamo in una condizione di guerra di tutti contro tutti, ognuno lotta per difendere se stesso, la propria incolumità. La sensazione di assenza di protezione, di pericolo costante, ci rende più aggressivi e inclini alla violenza. Ribellarsi è importante e vorrei vedere manifestazioni di ribellione analoghe anche quando si verificano morti per mano delle organizzazioni criminali. La divisa è un obiettivo facile, un bersaglio riconoscibile ma il male che coviamo dentro, l’istinto di violenza e di sopraffazione che alberga in tutti noi è sfuggente, eppure, è il nostro peggior nemico.

CI RACCONTI UN ANEDDOTO INEDITO ACCADUTO DURANTE LE RIPRESE?

Durante le riprese mi sono trasferito a vivere al Centro Direzionale. Questo aneddoto te lo racconto per farti capire come il quartiere viene percepito dai napoletani.

Una sera ordino una pizza. Siccome passa troppo tempo e non arriva nessuno, richiamo in pizzeria e mi dicono che il ragazzo è si è già avviato 20 minuti prima. 

Mi ricordo che sul citofono non c’è il mio cognome ma solo il numero dell’interno e capisco che può avere difficoltà a trovarmi ma poi mi tranquillizzo

perché so che ha il mio numero di telefono e mi può chiamare.

Passa ancora qualche minuto e decido di scendere. Trovo il ragazzo davanti al portone, in procinto di andarsene con la mia pizza ormai fredda. Gli chiedo come mai non mi abbia chiamato. Lui mi risponde: “dottò sinceramente io qua mi metto paura, il cellulare non me lo sono proprio portato”. 

Un grandissimo “in bocca al lupo” per l’uscita di “Perez.”, e un arrivederci al prossimo film!

Mariateresa Belardo

Al Domenicale con entusiasmo da più di un anno, dopo il banco di prova con Paralleloquarantuno. Giornalista per passione, scrive di tutto quello che la entusiasma, predilegendo i temi dell’ambiente e della cultura. Classe ’71,buddista, due figli, nel tempo libero cucina e gioca a burraco. Se dovesse descriversi con una sola parola, sceglierebbe “entusiasmo”, anche se si definisce un’anima in pena. Scrivere le è indispensabile: si firma #lapennallarrabbiata, e questo è il suo modo per denunciare ingiustizie e dare voce ai sentimenti che vive, come tutto quello che la riguarda, con un coinvolgimento totale.