Garanzie statali per il prestito Fiat: scoppiano le polemiche da vari versanti

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di Alessandro D’Orazio

Il Decreto Liquidità continua a far discutere e stavolta proprio perché un maxi-prestito verrebbe erogato, grazie alla garanzia dello Stato italiano. Parliamo di Fiat Chrysler Automobiles (FCA), che ha fatto richiesta a Intesa Sanpaolo di 6,3 miliardi di euro, con quest’ultima a sua volta ad avere richiesto sull’80% dell’erogazione la garanzia di SACE, la controllata di Cassa depositi e prestiti che assicura le società italiane.

Il finanziamento servirebbe alla casa automobilistica italo-americana per salvaguardare le attività nel nostro Paese, dove il gruppo impiega direttamente 55.000 dipendenti in 16 stabilimenti e 26 poli di ricerca e sviluppo. Considerando l’indotto, composto da 5.500 imprese fornitrici, si aggiungono altri 200.000 posti di lavoro, così come 120.000 arrivano dalla rete di rivenditori e assistenza ai clienti.

In definitiva, FCA pesa attualmente per il 40% del fatturato italiano derivante dalla componentistica automotive. Eppure, trasversale nel mondo politico si è levata la richiesta al colosso di rimpatriare la sede fiscale, spostata anni fa nel Regno Unito, nonché quella legale, che si trova in Olanda, quest’ultimo un paese con cui abbiamo in corso una querelle politica rilevante sugli aiuti per affrontare l’emergenza Coronavirus.

Dall’ex ministro della Giustizia del PD, Andrea Orlando, all’ex ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, per non parlare di esponenti della sinistra più radicale come Nicola Fratoianni e dello stesso Movimento 5 Stelle, tutti chiedono che FCA o rinunci al prestito garantito dallo stato o alla sua posizione fiscale all’estero. La situazione è molto delicata.

Il decreto prevede che gli imprenditori possano richiedere fino al 25% del loro fatturato come prestito alle banche, garantito dallo Stato, un modo per indennizzarli indirettamente delle conseguenze legate al “lockdown” imposto dal 9 marzo a tutto il territorio nazionale e che, tra le altre cose, ha quasi azzerato il numero di auto vendute in Italia. Sarebbe corretto aiutare con soldi o garanzie pubblici imprese che nemmeno pagano le tasse nel Paese che viene in loro soccorso? Si rimandano ai lettori le opportune considerazioni del caso.

Alessandro D'Orazio

Classe 1992. Una laurea in Giurisprudenza ed una in Operatore giuridico d’impresa. Nel mezzo l’azione: paracadutista, sommozzatore e pilota d’aerei. Classicista convinto, quanto Cattolico. Appassionato di viaggi, lettura e scrittura. Un’esistenza volta alla costante ricerca delle tre idee che reggono il mondo: il Bene, la Giustizia e la Bellezza. Senza mai perdere di vista la base di ogni cosa: l’Umanità. Se fosse nato sostantivo, sarebbe stato il greco aretè e cioè, la disposizione d’animo di una persona nell’assolvere bene il proprio compito. La frase che lo descrive: “Darsi una forma, creare in se stessi un ordine e una dirittura”. Il tutto allietato da un bel dipinto di Giovanni da Fiesole.