I diritti della gente in discussione…

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“La nostra classe politica, che in tempi lontani annoverava ottimi parlatori e oratori, tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso ponendosi a un livello meno elevato. È la tentazione, strisciante, del populismo. Naturalmente questo implica il degrado anche delle argomentazioni, perché, ai livelli alti, il linguaggio è molto più ricco e duttile.“

Si discute da mesi ormai su come combattere gli aspetti peggiori del Populismo, e tutti sembrano avere una risposta più o meno risolutiva, ma la verità dura e cruda è che la cura proposta è essa stessa intrisa del peggiore populismo. E’ diventato tutta una amalgama informe, la politica dei politicanti, non c’è una voce che si sollevi sulla banalità di quanto viene proposto ai cittadini ed agli elettori.

Tutto si perde in chi la spara più grossa sui social, o chi ha più followers, in chi riesce a mantenere alta l’attenzione attraverso le condivisioni ed i like, in chi riesce a diffondere le proprie boutade facendole passare per idee rivoluzionarie ed ottenendo così una forma di consenso immediato.

Questo è l’aspetto peggiore, il consenso per il consenso, un affermazione effimera, che dura pochi istanti, sino alla nuova invenzione, e che non trasferisce una idea, una proposta, un concetto di cultura che possa radicarsi nell’ animo e gettare le basi di una moderna società civile. Perché vedete il problema è meno effimero di come appaia . Questo tipo di atteggiamento è stato usato, seppure con strumenti diversi in quasi tutte le dittature, basti leggere il Mussolini di Scurati, per averne cognizione, o studiare, questa la parolina magica, la politica di Peròn ed il Peronismo.

Non si tratta assolutamente di elucubrazioni della solita radical chic di provincia, ma la valutazione di chi con attenzione vive la società e la comunità che la circonda ed è assolutamente preoccupata da quello che accade, nella indifferenza generale. Noi diventiamo strumenti, non siamo più artefici del nostro destino, ma carne da consumare per sorreggere l’idea del potere che qualcuno ha costruito. Il popolo inteso come massa informe è da sempre il mezzo di cui si avvalgono destra e sinistra, mentre ad un tavolo di qualche palazzo si dividono il bottino, e non è la logica del meno peggio che ci salverà, al contrario è la consapevolezza che quanto accade oggi si tinge di un colore diverso, ma ha lo stesso sapore insipido del pane raffermo e nero distribuito durante la guerra ai poveri reduci e mutilati nelle strade.

Qui sono in discussione i diritti, ma nessuno ha voglia di parlarne e di approfondire, perché qualunque forza politica si avventurasse in un simile cammino perderebbe consenso immediato, sarebbe giudicata come disfattista ed arginata. Viviamo come una nave preda dei venti e della burrasca a cui manca una guida capace di condurci sani e salvi in porto, al riparo ed al sicuro. E’ faticoso uscire da questo impasse anche per le forze progressiste, che negli anni si sono allontanate dalla base, ed hanno imposto una classe dirigente inguardabile ed assetata. E preda dei bassi istinti piuttosto che aprire una strada diversa continuano alimentando lo stesso identico percorso. Non c’è che sperare che la gente sia capace e più forte di chi voglia rappresentarli.

” una croce su una scheda elettorale non fermerà la violenza della storia”

Maria Rusolo

Nasco in un piccolo paese della provincia di Avellino, con il sogno di girare il mondo e di fare la giornalista, sullo stile della Fallaci. Completamente immersa, sin dalla più tenera età nei libri e nella musica, ma mai musona o distante dagli altri. Sempre con una battaglia da combattere, sempre con l’insolenza nella risposta verso gli adulti o verso chi in qualche modo pensasse che le regole non potessero essere afferrate tra le dita e cambiate. Ho sempre avuto la Provincia nel cuore, ma l’ho sempre vissuta come un limite, una sorta di casa delle bambole troppo stretta, per chi non voleva conformarsi a quello che gli altri avevano già deciso io fossi o facessi. Decido di frequentare Giurisprudenza, con il sogno della Magistratura, invaghita del mito di Mani Pulite, ma la nostra terra è troppo complicata, per non imparare presto ad essere flessibile anche con i sogni e le speranze, per cui divento avvocato con una specializzazione in diritto del lavoro prima e diritto di famiglia poi, ma anomala anche nella professione e mal amalgamata alla casta degli avvocati della mia città. La politica e la cultura , i cuori pulsanti della mia esistenza, perché in un mondo che gira al contrario non posso rinunciare a dire la mia e a piantare semi di bellezza. Scrivo per diletto e per bisogno, con la speranza che prima o poi quei semi possano diventare alberi.