Il ‘Sindaco’ di De Filippo in scena a Casoria

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“Il teatro è quella magia che ti toglie un po’ di sereno e ti regala un brandello di anima”. Con questo motto, da cinque anni, l’Associazione Teatrale “Le Voci di Dentro” porta avanti la sua mission per avvicinare il pubblico al teatro, disimpegnandosi fra cabaret e classici del passato. Orchestrata da Rosario Sannino, la compagnia sarà di scena al Teatro Ateneo di Casoria dal 10 al 12 e dal 17 al 19 aprile (feriali ore 21,00; festivi ore 18,30) con “Il Sindaco del Rione Sanità”, commedia scritta da Eduardo De Filippo nel 1960. Come affermato dallo stesso De Filippo, il personaggio principale, don Antonio Barracano, s’ispira a una figura della vita reale, un certo Campoluongo – un classico capoquartiere di un tempo – che, a suo modo, manteneva l’ordine e dispensava consigli sulle varie ‘vertenze’ che animavano il quartiere Sanità nel secondo dopoguerra. Una figura ambigua, allo stesso tempo un capocamorra e un idealista, una specie di Robin Hood degli ignoranti, un personaggio che ha una stupefacente abilità di mescolare il male e il bene.

Personaggi del genere oggi non esistono più. La degenerazione è dilagata anche tra le maglie degli ambienti criminali e la Camorra – se era possibile – è diventata ancora più efferata e spietata, con una miriade di ‘cani sciolti’ che esercitano il loro potere in barba a qualsiasi codice d’onore e di rispetto. Nonostante ciò, Sannino ha scelto di rispolverare questa commedia, che a un primo impatto potrebbe risultare superata nei temi e nei personaggi ma che se analizzata con attenzione riserverà molte soprese, tra cui appunto quella di aver, nonostante tutto, ancora a che fare con la società di oggi. «Durante l’allestimento di questo testo – afferma il regista ed attore – mi sono chiesto più volte come sarebbe cambiata la trama dei personaggi se Eduardo avesse scritto la commedia ai giorni nostri, dove la generazione è all’apice. Ebbene, non sarebbe cambiato nulla».

Per approfondire ulteriormente questo aspetto, abbiamo rivolto a Rosario Sannino alcune domande, in compagnia anche di Antonio Buonomo – noto cantautore e attore – che interpreta il personaggio di don Antonio Barracano.

locandina

Rosario, nella brochure introduttiva affermi che se De Filippo avesse scritto questa commedia ai nostri giorni non sarebbe cambiato nulla. Ci puoi spiegare meglio?

Esasperando ancora di più il concetto si potrebbe accostare De Filippo addirittura all’Isis; sia chiaro non Antonio Barracano, non il personaggio che oggi non esiste più, ma il concetto. In fondo anche gli ‘amici’ dell’Isis hanno le loro giuste motivazioni, combattendo contro una legge che secondo loro è sbagliata e cercando di cambiare facendo la guerra. Ovviamente non è questo il modo di cambiare una legge. Le leggi, anche quelle più obsolete e sbagliate andrebbero combattute in modo legale, con serietà e serenità. L’idea di De Filippo è questa: alla fine il suo Antonio Barracano muore con la stessa regola con la quale lui ha combattuto le irregolarità. Lui uccide Gioacchino perché la “legge era sbagliata”, Santaniello uccide lui per lo stesso motivo. Antonio Barracano da giustiziere diventa giustiziato.

Ciò che particolarmente colpisce nel vostro riadattamento è questa scenografia composta da una sorta di tenda di catene dietro la quale stazionano, girati di spalle, i personaggi fuori scena. Ce la puoi descrivere un po’? 

L’idea era quella di trasmettere un messaggio, di lanciare un monito, e cioè che una volta entrati a far parte del ‘sistema’ si rimane intrappolati da delle metaforiche catene da cui è quasi impossibile liberarsi. Solo il personaggio del giovane Santaniello riesce a farlo, liberandosi da quella prigione e riuscendo ad agire per conto proprio.

E i pannelli introduttivi che raffigurano personaggi come Falcone, Borsellino, Enzo Tortora e altri?

Quelli sono serviti per cercare di rapportare alcuni personaggi di quest’opera degli anni Sessanta ad altri più recenti e per rimarcare le troppe volte in cui la giustizia ha miseramente perso.

Per concludere, ci puoi parlare un po’ della vostra Associazione Teatrale e dei vostri progetti?

(Rosario Sannino) L’associazione “Le Voci Di Dentro” va avanti da cinque anni. Il nostro obiettivo è essenzialmente quello di avvicinare i giovani al teatro e lo snellimento del testo è dovuto proprio a questo (la regia di Sannino prevede un riadattamento da tre a due atti, n.d.r). Cooperiamo con associazioni come “Angeli in prosa” o “Compagnia degli Attori”, che operano in questo territorio avvalendosi della collaborazione di ragazzi molto spesso non ancora maggiorenni.

(Antonio Buonomo) Io nel frattempo ho messo su uno spettacolo che si intitola “Viviani e non solo”- composto da poesie e canzoni di Viviani, appunto, ma anche di Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Libero Bovio, Ernesto Tagliaferri, Roberto Murolo, ecc. Assieme alla mia compagna Patrizia Masiello, l’ho già testato in un piccolo teatro di piazza Carlo III e a breve ho in mente di portarlo anche qui all’Ateneo di Casoria.

Pietro Simonetti

Nato a Napoli nell’agosto dell’Ottantatré, cresciuto attorno al rione San Paolo di Casoria a pane, pallone e musica rock. Dopo la maturità scientifica conseguita col minimo dei voti cambia decisamente rotta laureandosi in Storia con centodieci. Oltre al Napoli, ama tutto ciò che riguarda libri e dischi. Da sette anni padrone di un meticcio di nome Polly che lo ha avvicinato tantissimo al mondo dei cani e degli animali in genere. Vive sognando, in particolare girare il mondo in camper con la sua Anna, e parlare, un giorno, di fuorigioco e tattica con suo figlio allo stadio, oltre, ovviamente, a crescere sempre di più nel campo del giornalismo…ma non solo.