L’emergenza e la pochezza dell’informazione sul Calcio Napoli

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di Massimo Varrone

“Quando di una partita interessano più i commenti dopo il fischio finale che la cronaca della contesa allora vuol dire che siamo al cospetto di un’emergenza” (cit.)

Emergenza sportiva o emergenza dell’informazione? Nel caso in questione, probabilmente le emergenze passano a due.

Si fa ovviamente riferimento al teatrino messo in scena Domenica sera, quando al termine di una partita francamente noiosa il divisivo Gattuso (divisivo al pari dei precedenti 87 allenatori che lo hanno preceduto sulla panchina del nostro amato Napoli) ha avviato una personalissima intifada contro il Presidente e suo datore di lavoro, alimentata dai sassolini fastidiosi che ne impedivano una deambulazione corretta

Da quel momento il copioso esercito di giudici istruttori in servizio attivo permanente davanti alle tastiere ha analizzato la situazione da tutti i punti di vista, assumendo le più diverse posizioni e schierandosi secondo traiettorie geometriche non euclidee.

A parere di chi scrive, anziché vivisezionare l’intemerata lo sfogo del trainer avrebbe potuto dare la stura a una valutazione di respiro solo un minimo meno asfittico, perché il povero conducator calabrese in realtà è semplicemente caduto nella trappola tesa da seguitissimi anchor man al servizio dei giganti della notizia locali, da settimane impegnati in una colossale opera di smantellamento della panchina attraverso un’alternanza di minuziose disamine tattiche senza appello a veri e propri esercizi di body shaming, partendo ovviamente da posizioni personali che difficilmente potrebbero evocare il culto esteta del fisico e della bellezza.

In realtà possiamo dirci fortunati a poter argomentare sull’etica e la misura (intesa come senso dell’opportuno, non come calibro, ca va sans dire) dei nostri eroi, nella misura in cui gli adoni in questione almeno professano un esercizio non del tutto trascurabile della lingua italiana, tal che siano almeno comprensibili i contenuti delle loro filippiche.

Non sempre possiamo pensare di pescare un fil rouge così raro, perle così preziose.

Il sottobosco del giornalismo locale va in fibrillazione davanti alla possibilità di qualche ospitata nei container delle emittenti che promettono (mantengono?) ingaggi talvolta addirittura a tre cifre, e va puntualmente in onda l’opera dei pupi: la penna gloriosa o vanagloriosa che in preda a delirio fonetico e a un tasso alcolico con RT parecchio superiore a 1 riesce, senza mai interrompersi, a contraddirsi prima di spiaggiarsi nell’ovvietà del pensiero dominante; il malacarne direttore sportivo, a testimonianza che in Italia le qualifiche si cristallizzano dopo pochi secondi, talmente storico innamorato della nostra maglia da sciacallare con chirurgica precisione attraverso il ratto di campioncini in erba portati a far fortuna in trasferta; allenatori in cassa integrazione dalla marcia dei colletti bianchi su Torino; ex tifosi imborghesiti (lasciando quindi ampie ombre anche sullo stato della nostra borghesia) in conflitto perenne con la grammatica e con l’autenticità.

E questi sono solo quelli riusciti a emergere da un plumbeo anonimato per il quale possiamo probabilmente dirci fortunati.

Questo palcoscenico surreale, doppiato dai campioni della carta stampata, lottizzati in amici gaudenti e nemici giurati della Presidenza, rappresenta il nostro contraltare allo strapotere mediatico oltre il Garigliano, contrapponiamo con encomiabile sfrontatezza il tinello in mutande al salotto senza giacca, il mistero della pasta e patate ai veri segreti del calciomercato.

Meritiamo tutto questo? Probabilmente si, non siamo in grado di spezzare il circuito di bassa profittabilità con cui molti comprimari mettono il piatto a tavola al costo di un avvelenamento definitivo dei pozzi, siamo inopinatamente affascinati da uno scimmiottare senza qualità che farebbe sorridere se riferito a modelli di comunicazione nordcoreana e che invece fotografa lo stato dell’arte a pochi metri da casa nostra.

L’opacità e la scarsa credibilità del fenomeno mediatico di casa nostra arriva addirittura a giustificare lo snobismo strutturato e la propensione alla lobby esclusiva dei media in cui impera l’inflessione meneghina, ci ostiniamo a sottovalutare il potere del linguaggio fonetico e per immagini nel rappresentare e nel tutelare istanze di parte, ci crogioliamo nel lamentio reiterato e nella contabilità dei soprusi ma se ciò che mettiamo in vetrina e davanti alle telecamere rappresenta, come pure dovrebbe, il meglio di quanto sappiamo schierare, allora valiamo veramente poco.

 

Il "Domenicale News" fondato e diretto da Pasquale D'Anna nel 2011, nasce dall'idea e dai bisogni di un gruppo di persone che attraverso il giornale e l'Associazione culturale Kasauri, editrice dello stesso, concretizzano la voglia e l'aspirazione di un desiderio di informazione libera, indipendente e generalista. Resta immutata la volontà di rivolgerci ad un pubblico che dalle idee è incuriosito perchè "Il Domenicale" è soprattutto frutto di una idea.