di Anna Iaccarino
Spesso la parola “ricominciare” viene associata a un indotto di ripartenza dopo un fallimento, una delusione, una latitanza dentro. Mentre a volte è semplicemente il sano bisogno di affiancare al proprio cammino nuovi inizi o quanto meno di provare a delinearne una proiezione immaginifica.
Un concetto tanto potente quanto rischioso, perché può portare a ritrovarsi su un terreno scivoloso per le eccessive aspettative relegate. Ma che val la pena sfidare perché guarda avanti.
Un’idea del ricominciare, quindi, non come il sorpasso di una sconfitta, il fuggire dal disinganno, allontanarsi da qualcosa o da quel segnale non visibile di “grido” silente che sibila sottovoce, né al contempo come atto di coraggio sublimato, ma come una scommessa con sé stessi per una scelta proattiva di rinnovamento. Come quell’inizio di cambiamento che elevi la prima pietra di ricostruzione di quella vita in cui oggi ci si rivede e si desidera far parte.
Un percorso arduo ed a più tappe di salite e discese che, proprio per questo, necessita della predisposizione di una premessa e di una resilienza che si ritroverà messa a dura prova.
Come fare? Nessuna mappa/guida. Io stessa provo a partire con piccoli step.
L’agire del poi lo disegnerà la vita.
Innanzitutto “ricominciare” significa soprattutto sfiancare l’anima per cucirsi addosso la forza di osare e affrontare il timore del primo passo, spesso incerto se non addirittura al buio.
Sentirsi frastornati per questi passaggi in bilico di snodo, ma non per questo demordere, soprattutto non lasciarli soli. Riuscirne ad essere l’altro/a che non molla e ne interagisce le difficoltà per farne una sorta di messa in campo al contrario: solidarietà a sé stesso.
Non cancellare chi siamo stati ma rivedere le esperienze vissute, le ferite segnanti, come lezioni e non come bocciature senza rimandi. Scegliere la libertà di esplorare nuove direzioni di cammino fatte di passi oltre la meta.
Ripetersi come un mantra: ci sono ogni giorno del domani.
Modellare una prospettiva che trasformi il ricominciare da un’impellenza nella possibilità di un diverso senso da dare alla qualità della vita, focalizzato su un’idea del vivere scevra dalla dipendenza dal passato e forte invece della stretta sintesi di ricchezza maturata, unita a un nuovo divenire del tempo e della propria evoluzione.
Ricominciare spogliati dell’ieri e con lo sguardo in avanscoperta di vita, lasciando gabbie, ma anche orpelli e artifici per rincorrere orizzonti da disegnare. Il tempo di domani come emozione che abbraccia il mutamento. Riporre in un fazzoletto errori e incertezze come cose lontane ma che sono state parte di noi, provando a dar loro una carezza e nuova linfa affinchè l’esperienza vissuta ne possa abitare nuovi nidi da esplorare. Tutto ciò partendo dal nutrimento delle proprie idee, da ritrovate energie, per scuotere sopite coscienze e farne rinati germogli. Una pratica di auto-aiuto capace di vivere il coraggio oltre la parola, determinandone l’autodeterminazione della scelta verso l’ignoto del cambiamento.
E qualunque sarà l’esito, di successo o di ennesimo svuotamento di quel in cui si è creduto, rimarrà comunque addosso lo spirito ribelle di quel brioso libero “inizio” senza recinti.
Il felice esile connubio di ragione e sentimento, tra albe a confronto e giorni da amare.