“Tra i pali della vita” è il titolo di un libro autobiografico scritto da Giuseppe Cantalamessa con Maria Antonietta Mormile

di Alfredo Carosella

“Tra i pali della vita” è il titolo di un libro autobiografico scritto da Giuseppe Cantalamessa con Maria Antonietta Mormile, appena pubblicato da Infuga Edizioni e presentato in anteprima al Campania Libri Festival, al Palazzo Reale di Napoli, con una grandissima partecipazione di pubblico.

Si tratta di un libro che merita particolare attenzione perché parla della forza dell’amore – come ha sottolineato l’ottima relatrice, la giornalista Angela Senatore – ma anche perché il ricavato delle vendite sarà devoluto alla Fondazione Santobono Pausillipon che sostiene l’omonima Azienda Ospedaliera Pediatrica di Rilievo Nazionale.

Sono tanti i valori, troppo spesso trascurati e mortificati, dei quali parla questa storia: amore, speranza, solidarietà; capacità di reagire e ricominciare, di essere grati alla vita nonostante tutto, di non sprecare il proprio tempo.

I motivi per i quali “Tra i pali della vita” è un libro che dovrebbero leggere tutti li ho scritti nella prefazione stilata con mia moglie Candida, cugina dell’autore:

“Non è tanto ciò che ti accade, ma come reagisci a quello che accade, quello che conta.”

Il principio del filoso greco Epitteto evidenzia che ciò che ci definisce non è quello che succede nelle nostre vite ma il modo in cui ci poniamo rispetto agli eventi.

Questa massima sintetizza egregiamente il contenuto di “Tra i pali della vita”, racchiudendo, in poche righe, l’essenza della storia narrata e descrivendo ciò che l’autore stesso è diventato.

Giuseppe Cantalamessa racconta di come, colpito da sclerosi multipla, si sia ritrovato all’improvviso paralizzato dalla vita in giù e di come abbia trovato la forza di reagire costruendo una vita piena di un senso nuovo.

“Tra i pali della vita” è un libro che dovrebbero leggere tutti.

Il primo motivo è semplice: quanti di noi si sono trovati davanti a un evento più o meno improvviso che ci ha fatto deviare – e a volte deragliare – dal percorso che stavamo seguendo? Una malattia, certo, ma anche la perdita di un lavoro, di una persona amata; un divorzio, un fallimento, la perdita di una casa costruita con i sacrifici di una vita. Come si reagisce di fronte a un qualcosa che non ci aspettavamo, che ci travolge e ci cambia l’esistenza in modo irreversibile? Dove si trova la forza di ricominciare, di sperare in un futuro migliore, di amare la vita nonostante tutto?

Abbiamo tanti esempi di persone famose che hanno saputo farlo: il primo nome che ci viene in mente è senza dubbio quello di Alex Zanardi, indimenticabile pilota di Formula 1, con 15 Gran Premi vinti, che perse entrambe le gambe in un incidente del campionato Cart e si reinventò come campione di paraciclismo (e tanto altro) con quattro medaglie d’oro paralimpiche e svariate vittorie ai mondiali su strada. Come non pensare a Bebe Vio, colpita a 11 anni da meningite fulminante e poi diventata campionessa paralimpica mondiale e europea nel fioretto individuale; o a Stephen Hawking, colpito dalla SLA a soli 21 anni e poi diventato uno dei fisici teorici più importanti della storia. L’elenco sarebbe lunghissimo: Andrea Bocelli, Cristopher Reeve, Frida Kahlo… tutti gli atleti paralimpici. Indubbiamente si potrebbe pensare a questi personaggi come a certi santi irraggiungibili, con una vita totalmente diversa dalle nostre.

Ed eccoci al secondo motivo per il quale “Tra i pali della vita” è un libro per tutti: Giuseppe Cantalamessa è uno di noi; una persona normale, il vicino della porta accanto. Aveva i suoi sogni, le sue aspirazioni, un lavoro, una famiglia… poi è arrivata la malattia e ha cambiato tutto. E lui come ha reagito? All’inizio, come avrebbe fatto ognuno di noi: con sconcerto, paura, preoccupazione, dolore, depressione. Poi, qualcosa è cambiato. Certo, si dirà, ha avuto ed ha la fortuna di essere circondato da tanto amore; di essere stato “allenato” – da portiere di una squadra di calcio – a gestire la pressione, la responsabilità, l’errore, la sconfitta, ma nelle stanze degli ospedali era solo. O forse no…

Ecco il terzo buon motivo per leggere questo libro: dove può trovare la forza una persona sola? Una di quelle che non ha intorno persone amorevoli, operatori sanitari preparati e sensibili, un passato grazie al quale possa dire di avere le spalle forti? Basta ricordare la tragedia di Pietralata avvenuta nell’agosto 2026: un padre e una madre hanno ucciso la figlia disabile e si sono tolti la vita. Il messaggio drammatico che hanno lasciato è “da soli non ce la facciamo”. Qui entra in gioco ognuno di noi, “ognuno in fondo perso dentro i fatti suoi”, come canta Vasco Rossi.

“Nessuno si salva da solo”, lo hanno detto in tanti, da Papa Francesco a Margaret Mazzantini e allora alziamo lo sguardo, smettiamo – almeno ogni tanto – di pensare solo a noi stessi: lì fuori, forse molto vicino, potrebbe esserci qualcuno che non aspetta altro che un nostro gesto di ordinaria umanità.

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