di Raffaele Carotenuto
Un libro che parte da un’analisi approfondita dell’argomento trattato già vale il suo prezzo, se poi oltre alla denuncia assurge anche all’essere ideatore e portatore di una proposta allora diventa completo, e va oltre anche ai contenuti stessi. Questo è il lavoro editoriale di Carmine Zambrotta, dal titolo: “Napoli Periferia – Viaggio al termine della città” (2025), edito da Iuppiter, pagg. 144, euro 15,00.
L’autore decolla puntando in alto, mettendo subito in relazione il dualismo centro e periferie; semantica, scelte urbanistiche. Caratterizza i “non luoghi” urbani, scende nel merito delle scelte politiche ritenute sbagliate e incalza sul terreno della partecipazione diretta dei cittadini, sulla difesa dei beni pubblici e sul recupero degli indici dei servizi pubblici, quali: infrastrutture, verde, centralità territoriali.
Non omette, inoltre, l’analisi delle esperienze periferiche in Europa, analizzando questi territori nelle loro marginalità fisiche e socio-economiche, di povertà, esasperazione e paura.
Ritornando nella sua città, Napoli, l’autore inizia col denunciare l’illusione del riscatto sociale, ovvero del non ritorno di fatti concreti di risanamento ed innovazione, quindi del fallimento di chi ha promesso e non mantenuto, di chi non ha saputo rispondere ai bisogni crescenti dei luoghi decentrati. Continua poi con l’excursus sul campo, tra vite distrutte (periferia), vite parallele (centro/periferia), camorra (onnipresente). Un mix esplosivo che sembrerebbe definitivamente rinunciare al senso civico, alle buone prassi amministrative, a civili e democratici rapporti di comunità tra i cittadini e i luoghi.
E ancora con un focus particolare sul quartiere di Scampia, forse tra le più emblematiche periferie napoletane. Un pezzo di città dove mancano le funzioni essenziali, poco collegata, poco illuminata, il cui colpo di grazia è stato dato con la costruzione di quei 7 mega mostri d’acciaio chiamati “Vele”. Più che residenze pubbliche realtà da associare a un vero e proprio ghetto. Questo dimostrerebbe il contrasto/distanza tra chi le ha progettate e ideate e chi le dovesse abitare, ovvero il vuoto tra il disegno urbano e le contraddizioni reali che esse esprimono.
Ma si può uscire da questo “ventre molle” delle periferie? Secondo l’autore, si.
Toccante il racconto del ruolo dell’ex Presidente della Repubblica – Francesco Cossiga – che, attraverso la sua visita a Scampia, seppe dare una significativa visibilità per il superamento di una parte del degrado strutturale di quel territorio (1991). Così come la visita di Papa Giovanni Paolo II seppe rappresentare un appuntamento dal valore internazionale che fece accendere i fari su quella “periferia maledetta”.
Carmine Zambrotta dopo aver “girato” e “raccontato” le periferie nelle loro diversificate, distinte e distanti peculiarità fisiche e umane, termina con la scelta coraggiosa di un quadro di proposte. La prefazione al libro è di Don Aniello Manganiello, parroco di Scampia da sempre vicino alla comunità locale.
Il religioso così riassume la vicenda:” Scampia è il quartiere più verde di Napoli, ma la mancanza di cura ne fanno uno spettacolo deprimente. Conserva l’ordine e l’ordine ti Custodirà”, ti conserverà, ti umanizzerà.”.
Un grido e monito dettato e volto a chi ci è nato e ne abita il vivere.
Andare oltre la speranza e imparare a crederci.