di Maria Benedetta Di Donato
Fiori, bigliettini, inviti a cena e il coraggio di dire “mi piaci”: gesti che sembrano arrivare da un’altra epoca. E se, prima o poi, tornassero di moda i bravi ragazzi?
C’è stato un tempo in cui, per far sapere a una ragazza che ti piaceva, non serviva mettere una storia su Instagram alle 23.47 con una canzone dal significato criptico e aspettare che lei la visualizzasse, servivano dei fiori, un bigliettino e, soprattutto, un certo coraggio, quello di esporsi rischiando anche un no, dicendo più o meno esplicitamente: mi piaci, vorrei conoscerti, ti va di uscire con me?
Lo so, sembra preistoria, roba da pellicola romantica, da jukebox, da 7Up e da canzone suonata con la chitarra davanti a un falò sulla spiaggia, ma quanto bello era? A distanza di anni, momenti come questi li ricordo ancora con un senso di dolce malinconia e tenerezza insieme, e ne custodisco anche dei “reperti”.
Eppure, nonostante la vita sia veloce come la fibra e cambi alla velocità della luce, qualche dinosauro sentimentale ancora sopravvive, ogni tanto capita ancora che un ragazzo mandi dei fiori a una ragazza e accompagni il mazzo con un bigliettino, niente strategie militari, niente tattiche da manuale del rimorchio, niente “visualizzato alle 18:03 e rispondo domani alle 11:27 per non sembrare interessato”, semplicemente: mi piaci.
Non necessariamente parlo dei ragazzi perfetti, per carità, non cerchiamo il principe azzurro con il cavallo bianco parcheggiato in doppia fila, quello lasciamolo a Biancaneve, chiuso in un libro illustrato sulla mensola della libreria e tiriamolo fuori solo alla lettura della favola della buonanotte per piccolini che tra poco, per addormentarsi, guarderanno Temptation Island.
Parlo dei ragazzi che salutano, che ascoltano, che fanno una telefonata invece di limitarsi a mettere un like, di quelli che non considerano un sentimento una debolezza e un’attenzione una forma di disperazione, quelli che, se gli piaci, te lo fanno capire e non hanno bisogno di ignorarti per sembrare interessanti.
Perché pare che oggi funzioni tutto al contrario, il ragazzo gentile rischia di sembrare “troppo preso”, quello che risponde subito sembra disperato, quello che fa un complimento è sospetto, quello che cerca di corteggiare forse è addirittura fuori moda.
Va molto meglio il misterioso, il fantomatico malessere con il ciuffo scolpito come in una statua del Canova, il sopracciglio strategicamente rasato, l’aria da uomo vissuto a diciassette anni e quell’atteggiamento a metà tra il duro di periferia e quello che deve ancora decidere se fare il criminale o l’influencer, quello che ti cerca quando gli pare, che sparisce, che ti lascia con il messaggio letto e la dignità in modalità aereo, che ti ghosta e magari, incredibilmente, piace pure.
Forse non è nemmeno colpa dei ragazzi, abbiamo costruito un piccolo mondo sentimentale nel quale sembra che l’indifferenza sia diventata seduzione e l’attenzione una colpa, ci si scambia l’Instagram invece di uno sguardo, si rimorchia invece di corteggiare, si collezionano contatti invece di conoscersi, si mettono cuori alle fotografie e poi ci si dimentica di avere un cuore vero da usare.
E così mi chiedo, il baciamano tornerà mai di moda? Cedere il posto, aprire lo sportello della macchina, mandare un fiore senza che ci sia dietro un anniversario, una sponsorizzazione o un algoritmo, dedicare una canzone con la chitarra, stonando inevitabilmente almeno due accordi, invitare qualcuno a cena guardandolo negli occhi, senza prima controllare se ha messo il like alla tua ultima storia?
Forse no, forse certe cose sono davvero finite insieme ai jukebox, alla 7Up o ai Bon Bon Malizia, o forse no, perché i cicli, anche nella moda, prima o poi tornano, sono tornati i jeans a vita bassa, a zampa, le sneakers che sembrano uscite dagli anni Novanta, le fotografie sgranate e perfino i vinili, magari un giorno qualcuno riscoprirà anche il romanticismo.
Magari il gesto più trasgressivo del futuro sarà proprio essere gentili, e scopriremo che il ragazzo che risponde, che mantiene la parola, che porta dei fiori, che sa ascoltare e che non considera la sensibilità una cosa da nascondere non è affatto “meno uomo”, è semplicemente un uomo che non ha bisogno di fare il duro per sentirsi tale.
Per questo, da madre di un maschio, mi piacerebbe crescere un figlio che impari ad amare e rispettare una donna da uomo, senza confondere la virilità con la prepotenza, il distacco con il fascino e la conquista con il possesso, e da madre di una femmina, mi auguro che mia figlia impari a riconoscere il valore di chi la tratta bene, ma soprattutto che impari che non è necessario ferire qualcuno solo perché non lo si ama, perché si può dire no, si può non ricambiare o si può cambiare idea, senza umiliare, ghostare o giocare a chi soffre di più.
In fondo non abbiamo bisogno di tornare indietro, ma solo di ricordarci che essere gentili non è mai stato fuori moda, forse il vero gesto controcorrente, oggi, non è fare il duro.
Temo che, se continuiamo così, tra qualche anno uno che apre la portiera della macchina verrà considerato un caso di studio antropologico, e uno che risponde subito a un messaggio, direttamente un miracolo.
E allora sì, continuo a chiedermelo: torneranno di moda i bravi ragazzi?
Io spero di sì, non perché debbano tornare gli uomini di una volta, ma perché sarebbe bello che tornassero di moda le persone che hanno il coraggio di essere gentili, anche quando non conviene, anche quando non fa guadagnare follower, semplicemente perché essere gentili, in fondo, non è mai stato fuori moda.