Crans Montana, il problema non è il singolo errore, ma una lunga catena di omissioni

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di Giosuè Di Palo

Sono giorni che seguo con apprensione il susseguirsi di notizie riguardanti la strage che c’è stata a Crans Montana, in Svizzera.

Giorni in cui continuo a domandarmi il perché, analizzando assieme a mio padre -ingegnere- tutte le cause possibili, le mancanze, le imperizie.

Niente riesce però a calmarmi. Mi sento impotente. E sento, ancor di più, che sarebbe potuto capitare anche a me.

Ed è questo il punto. Sarebbe potuto capitare a chiunque.

In questi giorni continuo a leggere messaggi e sproloqui sulle presunte responsabilità dei genitori o -peggio ancora- delle vittime stesse.

Come se impedire a dei ragazzini di quattordici, quindici o sedici anni di vivere, uscire, fare esperienze sia la chiave di volta per evitare le stragi.

Ma allora dovremo evitare proprio di uscire di casa secondo questo ragionamento.

Camminando per strada rischiamo continuamente di essere investiti, derubati, che un cornicione si stacchi dal palazzo e ci cada in testa, o un vaso, o magari che un fulmine ci colpisca proprio mentre stiamo per aprire l’ombrello.

Eppure, in mezzo a tanto fatalismo, una verità su tante, troppe serate a cui anch’io ho avuto modo di partecipare c’è.

Esistono, e sono purtroppo famosi, locali in cui la vendita di biglietti superiori alla capienza massima é fatto notorio.

In cui il sovraffollamento fa da padrone e -soprattutto in serate “evento” come quelle di Capodanno, Halloween o Pasqua- si é ammassati, spesso al limite dell’asfissia, in locali decisamente troppo piccoli.

Ed il punto é proprio questo. Nel caso di specie dal 2020 non sono mai stati fatti controlli relativi alla discoteca.

Discoteca, fra l’altro, che era stata autorizzata come Bar.

Il problema allora non è il singolo errore, ma una catena di omissioni: chi autorizza, chi controlla, chi chiude un occhio, chi sa e tace.

Esiste una differenza fondamentale tra il rischio che accompagna il vivere quotidiano e quello che viene deliberatamente creato per aumentare un profitto.

Viviamo purtroppo in un mondo che cerca di massimizzare il guadagno a discapito di salute e sicurezza. Tanto, finché non si vive qualche tragedia sulla propria pelle va tutto bene? No?

La mia maestra alle Elementari diceva sempre la solita frase che a ogni ragazzo, un po’ svogliato e con la testa già proiettata al dopo, si dice: “suo figlio è intelligente, ma non si applica”. Ne ho fatto uno stile di vita. Studente di giurisprudenza presso la Federico II e di recitazione cinematografica in CinemaFiction. Appassionato di scrittura e di cinema. Scrivo opinioni, non richieste, su tutto ciò che a mio avviso merita di essere raccontato e discusso. Perché nella vita ho imparato che è sempre meglio avere un opinione che subire passivamente il corso delle cose.