E dacci oggi il nostro bravo comunicatore…

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di Maria Rusolo

“I grandi spiriti hanno sempre trovato la violenta opposizione dei mediocri, i quali non sanno capire l’uomo che non accetta i pregiudizi ereditati, ma con onestà e coraggio usa la propria intelligenza

Questa mia riflessione potrebbe intitolarsi “l’affaire Casalino”. Sono giorni che si da spazio al Sig. Casalino su tutte le emittenti televisive, dall’immagine della sua commozione al cospetto dello show, modello telenovela, di Conte che esce di scena, cercando la mano della sua splendida fidanzata, e saluta tutti come il più grande statista che il nostro Paese abbia mai avuto, alle interviste in vari talk serali con giornalisti che curiosi chiedono della sua vita privata e professionale, domandano compiaciuti consigli di comunicazione istituzionale per il povero e sprovvisto Draghi.

C’è davvero da mettersi le mani nei capelli, almeno per chi li ha ancora, siamo in un universo parallelo, nel quale si concede spazio alla mediocrità più assoluta e si costruiscono le condizioni per generare simpatia e commozione collettiva. Qualche tempo fa ho scritto che ci si dovrebbe interrogare su quanto la stampa abbia influito sulla diffusione di questo modello culturale, su quanto abbia inciso e reso capillare il populismo, su quanto abbia indotto la politica a vestire i panni della soap opera moderna in stile Beautiful.

Non è difficile trovare la risposta basta guardare la Gruber, Travaglio o Scanzi, quest’ultimo che sottolinea il numero di like e di condivisione dei post di Conte. Insomma sembrano chiaramente voler dire ai ragazzi, ai ricercatori, a chi si smazza sui libri all’università per non perdere una borsa di studio, che basta azzeccare le mosse giuste, stare nel posto giusto al momento giusto ed il gioco è fatto. Nessuno mette in discussione le doti del buon Rocco, Dio ce ne scampi e liberi, rischierei il linciaggio prima del secondo caffè del mattino, ma tutto questo è evidentemente un po’ troppo anche per noi Italiani. Nessun pregiudizio per aver partecipato al Grande Fratello, la smetta di vestire i panni della vittima, non ci crede nessuno e non fa neanche ridere. In Parlamento è arrivato in questi anni di tutto e di più, e non mi pare ci sia indignati più di tanto. Attrici, comici, starlette di vario genere e storia, abbiamo avuto addirittura Moana Pozzi ed Ilona Staller e certamente di Luxuria non abbiamo giudicato la storia, ma quello che sul campo è riuscita a fare negli anni del proprio mandato.

Non possiamo reggere però alla autobiografia ad orologio con la copertina in cui lui si presenta come un novello Frank Underwood di House of Cards, e ci racconta dei dolori del suo passato e della volontà assoluta di superare le difficoltà dell’ambiente di provenienza. Insomma si mostra come l’emblema del riscatto, di quello che ce l’ha fatta, di chi da figlio del proletariato è arrivato a sedersi con i Capi di Stato, ma suona tutto stonato, un po’ troppo sopra le righe. Nel leggere della sua storia passa un messaggio terribile, io vinco e voglio vincere a qualsiasi costo, non per elevare me stesso e per costruire qualcosa di sano e giusto, ma per mostrare a chi mi prendeva in giro che sono un Vincente, che sono uno con gli attributi, che ho il potere.

Il buon Casalino ha capito i tempi, e non dovrebbe rinnegare il proprio passato nel Reality più famoso d’Italia, anzi al contrario dovrebbe dire che è lì che lo ha colpito la scintilla, è proprio lì che ha capito come funziona la macchina, come si cattura l’attenzione dello spettatore. Ebbene sì, amici miei, noi non siamo cittadini, non siamo individui per il buon Rocco, noi siamo spettatori a cui si propinano degli spot per l’acquisto di un auto nuova, di una aspirapolvere bella e maneggevole, ed è così che ha vissuto la politica ed il palazzo in questi anni. Bisogna comunicare tutto, organizzare la conferenza stampa, in ritardo per creare il pathos in chi attende davanti al televisore, bisogna scegliere le parole giuste, mostrarsi umano, compassionevole, mentre si dice che in fondo l’Italia è in Guerra, non abbiamo mezzi e strumenti e quindi bisogna chiudersi ed attendere che vengano tempi migliori, toccarsi i capelli per mostrarsi stanchi e sopraffatti e lasciare che tutto scorra.

Lui sempre lì in bella vista, l’unico ad essere ripreso sempre, lui che non può fare neanche qualche giorno di ferie senza che accada l’irreparabile, lui un passo di lato, ma che attento muove i fili. Ecco amici, questo è il modello che ci passano per ottimo, il cinismo in giacca e cravatta e dall’eloquio facile, mentre intorno il mondo crolla. Vorrei ricordare che tutti i regimi hanno sempre avuto Comunicatori di primo piano, i balconi ne sono un esempio che difficilmente riusciremo mai a dimenticare.

“Per tutte le nostre presunzioni sull’essere al centro dell’universo, noi viviamo in un comune pianeta di una monotona stella ficcata in un oscuro angolo… in una galassia ordinaria che è una di circa 100 miliardi di galassie… Questo è il fatto fondamentale dell’universo che abitiamo. Ed è un bene per noi arrivare a capirlo”

Maria Rusolo

Nasco in un piccolo paese della provincia di Avellino, con il sogno di girare il mondo e di fare la giornalista, sullo stile della Fallaci. Completamente immersa, sin dalla più tenera età nei libri e nella musica, ma mai musona o distante dagli altri. Sempre con una battaglia da combattere, sempre con l’insolenza nella risposta verso gli adulti o verso chi in qualche modo pensasse che le regole non potessero essere afferrate tra le dita e cambiate. Ho sempre avuto la Provincia nel cuore, ma l’ho sempre vissuta come un limite, una sorta di casa delle bambole troppo stretta, per chi non voleva conformarsi a quello che gli altri avevano già deciso io fossi o facessi. Decido di frequentare Giurisprudenza, con il sogno della Magistratura, invaghita del mito di Mani Pulite, ma la nostra terra è troppo complicata, per non imparare presto ad essere flessibile anche con i sogni e le speranze, per cui divento avvocato con una specializzazione in diritto del lavoro prima e diritto di famiglia poi, ma anomala anche nella professione e mal amalgamata alla casta degli avvocati della mia città. La politica e la cultura , i cuori pulsanti della mia esistenza, perché in un mondo che gira al contrario non posso rinunciare a dire la mia e a piantare semi di bellezza. Scrivo per diletto e per bisogno, con la speranza che prima o poi quei semi possano diventare alberi.