LA LEGALITÀ PER UNA RIVOLUZIONE CULTURALE

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Università e Scuola si uniscono nel proposito di educare i giovani ad una legalità possibile, puntando sulla diffusione di una cultura che sia in grado di raccontarla e di fornire occasioni di condivisione. A tale presupposto si ispira la manifestazione “La legalità. Per una rivoluzione culturale”, promossa dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università Federico II di Napoli e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, con il patrocinio del Master in “Drammaturgia e Cinematografia. Critica, scritture per la scena e storia”, di Libera Campania e dell’Associazione degli Italianisti-Sezione Didattica. L’appuntamento è per lunedì 13 aprile, alle ore 10.15, presso l’Aula Magna del Centro Congressi della Federico II (via  Partenope, 36).

Dopo i saluti di Gaetano Manfredi, Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, di Arturo de Vivo, Prorettore dell’Ateneo Federiciano, di Edoardo Massimilla, Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici e di Nino Daniele, Assessore alla Cultura del Comune di Napoli, la prima parte della giornata verrà introdotta dal magistrato Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, che da sempre rivendica la propria scelta di parlare di legalità nei convegni e nelle scuole. Questo perché «oltre alla prevenzione e alla repressione – spiega Cantone – per liberarsi dalla corruzione è indispensabile una presa di coscienza della pericolosità del male, del danno che crea a tutti i cittadini, una vera rivoluzione culturale. Non possiamo sempre dare la colpa agli altri, tocca a noi assumere la responsabilità della sfida, anche se si dovesse chiudere con un insuccesso. E se anche dovessimo affrontare un fallimento, bisognerà avere l’onestà di riconoscerlo. Il tempo degli alibi e delle scuse è finito da un pezzo».

Proseguiranno gli interventi di Don Tonino Palmese, referente di Libera Campania, dello scrittore Maurizio de Giovanni, e di Pasquale Sabbatino, coordinatore del Master di II livello in Drammaturgia e Cinematografia. «Abbiamo bisogno – sottolinea Don Tonino Palmese – di punti in comune per condividere la costruzione di una società che determini pace e dignità. Dopo l’appello di papa Francesco a Napoli di considerare la “puzza” della corruzione come un cancro che distrugge l’intera società, è importante che se ne parli in un luogo di studio e di ricerca come l’università. Diventa pertanto un’opportunità non solo per gli studenti, ma per l’intera società al fine di ritrovare i valori determinanti per sviluppare la cultura della legalità. Punto di partenza e allo stesso tempo di arrivo sarà recuperare l’impegno di tutti per il bene comune».

Per arrivare a tanto sarà fondamentale una rivoluzione culturale, ma tanto più lo sarà una cultura rivoluzionaria: un appello al passato per una più adeguata lettura del futuro, attraverso una contemporaneità da cambiare nella sostanza e non solo nella forma. A sostenerlo è Maurizio de Giovanni, per il quale «più che un  mero sistema di regole che la collettività si dà per gestire la vita in comune, la legalità – specifica lo scrittore – può essere un vero e proprio lievito per la formazione di un’identità civile. Siamo infatti drammaticamente spaccati, un enorme arcipelago di isole che cercano di allargare il proprio spazio a danno delle altre, cercando di costruire piccoli, miopi sistemi di alleanze solo con chi è più prossimo ferma restando l’estraneità di tutti gli altri. La cultura è il passaggio fondamentale, il territorio necessariamente comune che può far nascere la consapevolezza della condivisione e sviluppare nelle nuove generazioni una coscienza di popolo e l’orgoglio della conservazione della bellezza».

Cultura e rivoluzione si propongono, dunque, come un binomio perfetto per prendere coscienza della funzione civile della legalità. «La rivoluzione culturale necessaria per uno stato di legalità – afferma Pasquale Sabbatinoè soprattutto una rivoluzione quotidiana, di ciascun uomo e della comunità. Alla maniera di Italo Calvino, ripreso da Roberto Saviano in Gomorra, di fronte all’inferno della corruzione e delle mafie, l’inferno dei viventi che è qui sulla terra e tutti i giorni, si legge nelle Città invisibili, due sono i modi di porsi. Il primo e più facile consiste nell’“accettare l’inferno e diventarne parte al punto di non vederlo più”.  Il secondo e più rischioso, invece, consiste nel “cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, in modo da farlo durare, e dargli spazio”. L’Università e la Scuola hanno la responsabilità di insegnare il modo più rischioso, l’unico che ci faccia sentire uomini degni di respirare».

Nel pomeriggio spunti di riflessione sulle prospettive positive legate al futuro di Napoli da parte degli studenti del Liceo Scientifico “Giuseppe Mazzini”, del Liceo classico “Jacopo Sannazaro”, del Liceo classico “Flacco” e della Scuola media “Viale delle Acacie”,  insieme ai corsisti del Master in Drammaturgia e Cinematografia. In tale prospettiva si inserisce anche il sito della “Biblioteca digitale sulla camorra e cultura della Legalità”, un progetto della Federico II che si si propone di realizzare la biblioteca digitale di testi e studi che esplorano e raccontano la legalità, vera protagonista della manifestazione.

La seconda parte della manifestazione sarà dedicata alla commedia eduardiana “Il Sindaco del rione Sanità”, che verrà presentata da Nicola De Blasi, docente di Storia della Lingua all’Ateneo federiciano, per poi essere interpretata da Maria Basile Scarpetta, Roberto Capassoe Antonio Bonanno. Per concludere l’esibizione del Coro Giovanile del Teatro San Carlo, diretto da Carlo Morelli.

Per consentire la visione ad una più ampia platea, grazie alla collaborazione con il Centro di Ateneo per i Servizi Informativi, l’evento sarà trasmesso in diretta streaming all’indirizzo www.dol.unina.it. Successivamente sarà fruibile on line sulla stessa piattaforma.

 

 

Mariateresa Belardo

Al Domenicale con entusiasmo da più di un anno, dopo il banco di prova con Paralleloquarantuno. Giornalista per passione, scrive di tutto quello che la entusiasma, predilegendo i temi dell’ambiente e della cultura. Classe ’71,buddista, due figli, nel tempo libero cucina e gioca a burraco. Se dovesse descriversi con una sola parola, sceglierebbe “entusiasmo”, anche se si definisce un’anima in pena. Scrivere le è indispensabile: si firma #lapennallarrabbiata, e questo è il suo modo per denunciare ingiustizie e dare voce ai sentimenti che vive, come tutto quello che la riguarda, con un coinvolgimento totale.