«La pandemia, in un modo o nell’altro, passerà. Ma la vera “malanotte” di Napoli è quella della politica».

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In questi giorni incerti, in cui non è facile commentare quello che accade, mi è tornato in mente un romanzo di qualche anno fa, “La malanotte” di Giuseppe Pesce, in cui compare una Napoli in balìa di una storia che si ripete e di meccanismi sociali e politici quasi senza tempo.

Nelle vicende che stanno piovendo addosso ai due principali esponenti campani, il governatore Vincenzo De Luca e il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, sembra infatti di rivedere proprio la parabola di uno dei personaggi tratteggiati nel libro, ovvero del giudice Ernesto Solitario.

«Il candidato sindaco della legalità, l’uomo delle battaglie contro gli sprechi e gli imbrogli, contro la politica corrotta del malaffare, il paladino che avrebbe cacciato i mercanti dal Tempio: la gente si innamorava di simili individui, che parlavano folli e invasati alle loro più oscure frustrazioni, offrendo il petto ai colpi di oscuri nemici che eternamente tramano nell’ombra, senza temere i rovesci della fortuna e pronti ad affrontare impavidi il loro destino; e all’inizio sì, tutti li amavano, li andavano a sentire per applaudirli, li portavano, li difendevano, li salivano in cielo: ma la festa poi non durava mai a lungo, e gli riservavano infine il trattamento di un qualsiasi povero Masaniello da affossare, che era stato solo un mezzo scemo, un pazzo, drogato dai suoi stessi sospetti, avvelenato dai tradimenti dei suoi primi amici e consiliori».

“La malanotte” ebbe una buona accoglienza, belle recensioni, ma è stato inghiottito dal maremagnum di romanzi su Napoli. Giuseppe Pesce scrive raramente, persino sui social. Ormai lavora nel mondo editoriale, ma viene pur sempre dalla cronaca e dalle pagine di giornale. E per questo, mi è venuta la curiosità di chiedergli che ne pensa di quello che sta accadendo a Napoli, dopo la “malanotte” di sabato scorso.

«Sono scene avvilenti, che sono state già ampiamente commentate. Ma a parte quella esplosa per le strade, c’è  una violenza ormai imperante anche sui social network. I bersagli preferiti sono ovviamente i politici, innanzitutto De Luca e De Magistris, ma basta scorrere i commenti ai vari post per rendersi conto del livello di esasperazione e di intolleranza che c’è in giro, del clima di “tutti contro tutti”».

Molti attaccano De Luca e se la prendono anche con chi lo ha votato: poco più di un mese fa è stato riconfermato presidente con un vero plebiscito.

«Sì, e la cosa impressionante è che in poco più di un mese sembra essere precipitato nell’impopolarità. Sbaglia totalmente la comunicazione: ha assunto toni da telepredicatore, sembra Howard Beale, il protagonista di “Quinto potere”  di Sidney Lumet».

Non sarai mica un negazionista Covid?

«Non scherziamo: nel 2009 ho avuto l’H1N1 con tutta la mia famiglia, un calvario di mesi tra casa e ospedale con la polmonite interstiziale. Il Covid è un incubo dal quale dobbiamo uscire. Sono preoccupato, come tutti, per l’economia; anche per me, il lavoro quest’anno è andato una schifezza. Ma tengo di più alla salute e seguo indicazioni mediche e precauzioni varie. La pandemia, in un modo o nell’altro, passerà. Ma la vera “malanotte” di Napoli è quella della politica».

Quindi De Luca sbaglia solo la comunicazione?

«No, non è solo questo. De Luca è un’anomalia. È innanzitutto ingombrante: prende tutta la scena, governando la Campania con una “giunta fantasma” di assessori-ectoplasmi. Anche se, legittimamente,  difende qualche risultato del suo primo mandato, la sua vision è datata e provinciale, politicamente è un personaggio che non supera il Garigliano, la conferma della marginalità a cui Napoli e la Campania sono relegate. E poi c’è lo sfacciato familismo: un figlio ex-assessore a Salerno, l’altro deputato… insomma, dai».

Ma è stato rieletto quasi con il 70% delle preferenze.

«È stato rieletto sull’onda emotiva della pandemia, colmando un vuoto con i suoi modi da sceriffo. Ma anche perché intorno c’era il deserto, non c’erano altre candidature adeguate, credibili, che potessero veramente competere contro la sua. Ed è quello che bisogna evitare alle prossime elezioni amministrative di Napoli».

De Magistris finora è stato l’unico a lanciare la sua candidata.

Giuseppe Pesce

«De Magistris fa il sindaco da dieci anni e le condizioni della città ce le abbiamo tutti davanti agli occhi. Può lanciare candidature e andare in televisione a raccontare quello che vuole, ma i napoletani (anche quelli che lo hanno inizialmente sostenuto con entusiasmo) si rendono ormai conto della sua conclamata inadeguatezza, e penso vorranno voltare pagina. Il vero problema è costruire un’alternativa politica adeguata e credibile; quella che è mancata, appunto, alle regionali con De Luca».

Anche De Luca vorrà dire la sua sul sindaco di Napoli.

«De Luca ha certamente un candidato in tasca (e non è nemmeno difficile indovinarne il nome), ma bisogna vedere come e quando lo userà. In questo momento di impopolarità che sta attraversando, rischia infatti di bruciarlo; e non ha nemmeno la forza per poterlo portare sul tavolo romano del PD. Dove potrebbe peraltro usarlo solo come bluff, per accettare qualche altra candidatura, in cambio ovviamente di una contropartita».

A Roma pensano a Napoli?

«Dovrebbero pensarci, altrimenti finiremo alla deriva. Nel PD dovrebbero pensarci Enzo Amendola e Gaetano Manfredi, per esempio; magari insieme a un attento comunicatore come Francesco Nicodemo. Ma dovrebbero pensarci anche Vincenzo Spadafora e Roberto Fico; e lo stesso Luigi di Maio che va fiero del piccolo laboratorio politico della sua Pomigliano, che non riscatta i grandi errori strategici finora fatti dai CinqueStelle in Campania, soprattutto a Napoli e provincia, dovuti allo scollamento con le realtà territoriali. Insomma, i rappresentanti di Napoli nelle forze di governo dovrebbero pensarci e cercare di proporre, per tempo, un’alternativa credibile, sia come progetto che come candidatura».

Ma questa non è una visione troppo sbilanciata, “dall’alto in basso”? Le proposte, il progetto, non dovrebbero partire dai territori?

«Lo so è paradossale. Ma dove si dovrebbero formare sul territorio le decisioni, le proposte, il progetto? Dove sono gli spazi di confronto? Dove sono i luoghi di dibattito? Dove sono le sezioni di partito? Dove sono le associazioni? Dove sono i sindacati? E soprattutto: se pure ci sono, che credibilità hanno ormai? Vogliamo tornare a fare le “primarie-farsa” che poi finiscono a colpi di denunce? Abbiamo già dimenticato lo scandalo delle liste a sostegno della candidata sindaco del PD, per non arrivare nemmeno al ballottaggio? Per intuire quali arcaici meccanismi governino ancora il voto PD in Campania basta guardare l’anomala affermazione di Mario Casillo, con le sue 42mila preferenze alle regionali… Insomma, complessivamente il quadro col quale devono rapportarsi, sia gli elettori che i referenti nazionali, è a tratti sconfortante».

Ma c’è ancora il dibattito sui giornali, le iniziative come “Casa Corriere” e quelle di Repubblica, la “Ri-Costituente per Napoli”…

«Tutto questo va benissimo, ma come si traduce in un progetto politico? Napoli ha una “borghesia” (diciamo così per comodità) fortemente auto-referenziale, che sbandiera eccellenze – che pure ci sono – ma non riconosce i propri errori e fallimenti, rasentando talvolta una “falsa coscienza”, una narrazione che non corrisponde all’evidenza della realtà. Come si può pretendere di dettare linee, di riprogettare, di cambiare una realtà che a volte nemmeno si conosce bene? E poi c’è il problema del Napoli-centrismo: nessuno – neanche i media – hanno un’adeguata cognizione della dimensione metropolitana di Napoli, del fatto che non stiamo parlando del “paese del sole”, ma di  un’area metropolitana di 3 milioni di abitanti, dei quali meno di un milione vivono in città, e altrettanti in una “cintura” di Comuni praticamente saldati senza soluzione di continuità alle periferie».

Non hai proprio nominato Bassolino: è molto attivo sui social e si propone chiaramente per tornare in campo…  

«Bassolino potrebbe essere un ottimo capogruppo, o addirittura Presidente del Consiglio Comunale. Sono ruoli sottovalutati, tutt’altro che secondari, per la tenuta di una maggioranza e la riuscita di un’esperienza amministrativa. Come candidato sindaco, ho paura che accenda ancora passioni contrastanti nei napoletani. Ma di sicuro sui social è più simpatico sia di De Luca che di De Magistris».

Pasquale D'Anna

Nasce nella terra di San Ludovico, divide il suo tempo tra l' Ateneo Federiciano e il Domenicale. Laurea in Scienze dell'Amministrazione e dell'Organizzazione alla Federico II. Da ragazzo voleva fare il critico cinematografico ma ha rinunciato perchè " il cinema è una cosa troppo seria per confonderla con i giornali". Ha diverse passioni, tra queste: parlare con la figlia Ludovica e "passare più tempo possibile davanti al mare" . Specchio d'acqua di riferimento: il porto di Palinuro. E' ardente ammiratore di Paolo Sorrentino, Joe Barbieri e Paolo Conte...Odia le persone che lo toccano quando parlano e non smetterebbe mai di parlare del Napoli. Il suo attuale "pensatore" di riferimento è Rino Gattuso.